Matteo Messina Denaro. La verità dietro i suoi libri su Hitler e Putin

martedì, 24 Gennaio 2023
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Da quando è stato catturato (o si è fatto catturare) non passa giorno che gli inquirenti non trovino le “cose” di Matteo Messina Denaro.

Delle due l’una, o è “l’effetto-cascata” ossia, preso lui, è crollato tutto il castello fatto di complicità, reti borghesi, amicizie scottanti, medici massoni; oppure, si tratta di notizie prive di senso, enfatizzate solo per recuperare una credibilità che lo Stato ha perso in questi trent’anni di latitanza o addirittura di contiguità, almeno per quanto riguarda alcuni suoi apparati.

Quotidianamente si scoprono covi, ovviamente vuoti, privi di documenti importanti, ma pieni di cianfrusaglie interessanti unicamente per il gossip e per alimentare mediaticamente quel fascino che da sempre sprigiona il male, fin da quando film-cult come Romanzo Criminale o la serie Gomorra, hanno trasformato i delinquenti in eroi.

Si scoprono autovetture, una Giulietta pagata 10mila euro in contanti (il boss avrebbe un patrimonio personale e famigliare che ammonta a circa 4miliardi), biglietti aerei per l’estero (si pensa abbia vissuto qualche anno in Sud America). I voli naturalmente intestati ad Andrea Bonafede, e la macchina alla madre del suo prestanome.

Ma quello che ha più colpito è stato il ritrovamento di libri ritenuti inquietanti. Non una mappa delle istituzioni, una lista della spesa dei politici amici, non conti bancari, ma due biografie: una di Putin e un’altra di Hitler.
Apriti cielo: è subito scattata l’operazione “accostamento ideologico” tra il boss e la destra eversiva; quasi a richiamare antiche alleanze e simpatie politiche che starebbero dietro la rete inconfessabile delle stragi, delle bombe, degli anni di piombo, della strategia della tensione, dei tentativi di golpe. Pagine nere e opache che hanno caratterizzato la storia peggiore della nostra Repubblica.

Un’operazione redditizia pure oggi, in piena guerra scatenata da Putin e col rischio di una regressione “fascista” strombazzata sistematicamente dalla sinistra, quando va al governo il centro-destra o non sa che dire, essendo a corto di idee, programmi alternativi e dirigenti degni di nota.
La verità invece, è assai diversa e apre uno squarcio particolare su aspetti privati di Matteo Messina Denaro, almeno per quanto concerne le velleità intellettuali. Ha sempre sofferto di inferiorità culturale, avendo solo la licenza di terza media.

Nei suoi carteggi passati, infatti, spiccano lettere all’ex sindaco di Castelvetrano Antonino Vaccarino, un uomo fedele a suo padre don Ciccio Messina Denaro, “ricche” di riferimenti a Svetonio, dove si autodefinisce “Malaussène”, il personaggio centrale dei romanzi di Daniel Pennac (appunto, il “Ciclo di Malaussène”), di professione il capro espiatorio, un uomo che finisce sempre per sembrare responsabile di qualche misfatto. E per ironia la sua vocazione lavorativa era proprio accollarsi di colpe non sue.
Tradotto per i contemporanei (qual è il messaggio del boss?): mera autocelebrazione, ulteriore bipolarità (“sindrome Bonafede”), o auto-descrizione vera, consapevolezza di stare dentro un disegno molto più grande di lui?

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