Armi all’Ucraina, cresce in Parlamento il “partito della guerra”

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“Dai dati che ho a disposizione e che Draghi ha a disposizione risulta che sia l’Ucraina, la Russia che la Comunità internazionale, l’Europa e l’Italia in primis, inizino a essere stanchi del conflitto. Le due potenze in conflitto usano toni che si usano in guerra ma penso che nessuno dei due vincerà sul campo, chi lo pensa vive su Marte. La guerra finirà al tavolo dei negoziati, prima si apre più vite e più posti di lavoro si risparmiano: se la guerra va avanti, in Italia ci sarà una strage di posti di lavoro. Mi stupiscono i miei colleghi che parlano tranquillamente di armi come se nulla fosse”. Così parlava Matteo Salvini a maggio 2022 di fronte alla proposta del governo Draghi di inviare armi a Kiev. Ma non era il solo a pensarla così in quella che oggi è la maggioranza che sostiene il governo Meloni.

Nell’ottobre scorso il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi sosteneva che la guerra in Ucraina poteva finire soltanto se “a un certo punto l’Ucraina capisse di non poter più contare sulle armi e sugli aiuti e se, invece, l’Occidente promettesse di fornirle centinaia di miliardi di dollari per la ricostruzione delle sue città devastate dalla guerra. In questo caso Zelensky, forse, potrebbe accettare di sedersi al tavolo per una trattativa”.

Posizioni che sembrano oggi completamente cancellate o sacrificate sull’altare delle logiche di governo. La Camera infatti ha dato il via libera al decreto legge Ucraina, che proroga fino al 31 dicembre 2023 la cessione da parte italiana di materiali militari al governo di Kiev. Hanno detto No soltanto Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi Sinistra e il deputato Paolo Ciani del Partito democratico. Dai partiti della maggioranza nessun distinguo. E’ palese ormai l’esistenza di un vero e proprio “partito della guerra” che accomuna tutto il centrodestra di governo, il Pd e il Terzo Polo, ovvero la stragrande maggioranza del Parlamento italiano.

Tutti allineati e coperti alla linea filo-atlantista della premier Giorgia Meloni, espressa dal capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Affari esteri a Montecitorio: “L’Italia, qualora ci fossero stati incomprensibili dubbi, si conferma un partner serio e affidabile a livello internazionale, sempre dalla parte dell’Alleanza Atlantica e a favore della libertà e della democrazia. Il nostro ruolo a livello geopolitico è chiaro e faremo tutto ciò che è necessario per assicurare una pace giusta all’Ucraina”.

Fedeli alla Nato fino alla fine, nonostante in queste ore nell’Alleanza sia scoppiata l’ennesima grana con la Turchia. Erdogan infatti è tornato ad opporsi all’ingresso della Svezia per le ben note ragioni legate alla protezione offerta ai curdi, e ha preso a pretesto una copia del Corano data alle fiamme da un militante di estrema destra svedese davanti ad un’ambasciata turca, per tornare all’attacco. Al punto che adesso la Finlandia sta valutando di abbandonare la Svezia al proprio destino e proseguire da sola il percorso di adesione alla Nato.

L’Italia sembra voler mostrarsi come l’alleato più affidabile del governo ucraino. E in attesa di vedere il presidente Zelensky materializzarsi a Sanremo, il ministro della Difesa Guido Crosetto annuncia che è pronto il sesto decreto sugli aiuti militari. L’Ucraina – ha assicurato Crosetto – è molto contenta dell’aiuto che il nostro Paese riuscirà a dare, ma i dettagli saranno secretati”.

Ma non è tutto: Crosetto ha anche specificato che “ci aspettiamo nelle prossime settimane un inasprimento della guerra con un aumento esponenziale degli attacchi via terra che andranno ad aggiungersi a quelli missilistici portati dalla Russia. Ecco perché bisogna passare dalle parole ai fatti nel più breve tempo possibile”. E la risposta dell’Italia starebbe nell’iviare uno dei Samp T in forza alla difesa italiana in Slovacchia per sostituire una batteria Patriot americana.

Come riporta il Sole 24Ore “Sviluppato a partire dai primi anni 2000 nell’ambito del programma italo-francese FSAF (Famiglia di Sistemi Superficie Aria), il SAMP/T nasce dall’esigenza di disporre di un sistema missilistico a media portata idoneo a operare in nuovi scenari operativi. L’attuale versione del SAMP/T ha capacità di avanguardia nel contrasto delle minacce aeree e dei missili balistici tattici a corto raggio: intercetta velivoli nel raggio di 100 chilometri e missili balistici tattici a corto raggio (entro 25 chilometri). Le forze armate italiane hanno in dotazione cinque batterie di questi sistemi, che sono già state impiegate sia in attività addestrative che operative, come quando una di queste fu schierata a Roma per sorvegliare i cieli della Capitale in occasione del Giubileo straordinario. Una sola di queste armi, completa degli stessi missili, costerebbe complessivamente circa 750 milioni. L’Italia dovrebbe sostenere circa un terzo della spesa per ogni singolo sistema. Il sistema di difesa è fortemente richiesto da Kiev”.

Ovviamente la parola negoziato è sparita dal lessico militare e ciò lascia supporre che la guerra sia ben lontana dal cessare. 

Ma non è tutto: dopo l’iniziale resistenza sembra che la Germania fornirà gli agognati Leopard 2A6 all’Ucraina, anche perché gli Stati Uniti hanno fatto trapelare di essere pronti a fare altrettanto con i loro Abrams.

Rai News rivela l’esistenza di un video che sta girando sui social ucraini, che mostrerebbe una lunga fila di carri armati Leopard provenienti dalla Germania, caricati su un lungo treno fermo al confine con la Polonia, in territorio polacco: “Questo video sta circolando nei messenger tedeschi, dicono che sia stato girato a 40 km dal confine polacco” riporta sempre Rai News.

“Mentre stanno ancora discutendo – continua il post – i Leopard sono già stati caricati sulle piattaforme: ne abbiamo contati 116, non so se questi carri siano destinati all’Ucraina o destinati ad altri scopi”.

A confermare la notizia che la Germania si sarebbe convinta a cedere alle richieste della Nato, anche Der Spiegel che rivela: “La decisione è presa: la Germania manderà i Leopard in Ucraina e permetterà ad altri Paesi alleati di inviare i propri”. Stando alle informazioni del settimanale, Berlino sarebbe pronta a consegnare “almeno una compagnia” dei suoi carri armati pesanti, che Kiev ritiene necessari per fronteggiare l’invasione russa.

E intanto prosegue la guerra delle minacce. La Russia ha annunciato che distruggerà tutti i mezzi militari forniti dall’Occidente e questo non farà che favorire l’escalation del conflitto. Altro che allentamento della morsa come si era pensato nei primi giorni dell’anno.

Il conflitto rischia di acuirsi sempre di più e con le drammatiche conseguenze che tutti temono. E l’Italia sembra voler essere della partita, con la Meloni decisa a mostrarsi più filo atlantista di Draghi. Tutto ciò per dimostrare all’Europa e agli Stati Uniti di essere un partner affidabile? E nel centrodestra possibile che si siano tutti convinti che inviare armi sia la scelta giusta? Non sarà che la paura di essere etichettati come “putiniani” sta facendo perdere a tutti il buon senso e la ragionevolezza?

 

 

 

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