Storia di un esperimento televisivo diventato un clamoroso successo. In verità non accade così spesso alla Rai, ma con Mare fuori l’azienda di Viale Mazzini può legittimamente gonfiare il petto. Le componenti per una fiction di qualità ci sono tutte: una città Napoli, ormai palcoscenico “ufficiale” di tutte le più famose produzioni Rai; un gruppo di ragazzi di un istituto minorile con le loro intricatissime e spesso disperate storie, una regia efficace e un commento musicale ispiratissimo. Dopo il consenso di pubblico delle prime due stagioni, l’attesa per i primi sei episodi della terza è stata quasi trepidante. Uscita su RaiPlay il 1° febbraio, la serie ha confermato il grande successo: dopo gli otto milioni di visualizzazioni nelle prime 24 ore dal rilascio, la cifra è già salita a 25 milioni (con una platea composta per il 45 per cento da ragazzi al di sotto dei 25 anni), mentre le tre stagioni nel loro complesso hanno raggiunto gli 80 milioni di visualizzazioni. La serie completa sarà disponibile su RaiPlay dal 13 febbraio e anche su Rai2 dal 15 febbraio.
«Un successo diventato inarrestabile. L’ennesimo record di visualizzazioni di “Mare fuori” su RaiPlay è la dimostrazione evidente che la Rai è un servizio pubblico anche per la platea più giovane – commenta l’amministratore delegato della Rai Carlo Fuortes sugli otto milioni di visualizzazioni riscontrati nella sola prima giornata. È così – continua Fuortes – perché la serie propone storie nelle quali i ragazzi si riconoscono, utilizza nuovi linguaggi nella fiction, sfrutta al meglio le potenzialità delle diverse piattaforme e sviluppa una comunicazione in grado di valorizzare al meglio quanto la Rai produce. Il mio ringraziamento va a Rai Fiction e Picomedia, al regista e a tutti i protagonisti di questa formidabile avventura».
L’esperimento della Rai è dunque riuscito. Combinare volti di giovani nuovi e alle prime armi, spesso talenti naturali, insieme ad attori più noti, unitamente alla narrazione di vicende complessa e drammatiche, non dava alcuna certezza di consenso e invece il risultato è stato più lusinghiero. Anche gli americani si sono innamorati del prodotto e l’hanno voluto. Buon segno.
Per che non l’avesse seguita in passato, la storia è quella di un gruppo di ragazzi rinchiusi nell’Istituto di Pena Minorile di Napoli, liberamente ispirato al carcere minorile di Nisida, a picco sul mare. C’è chi è nato in un sistema che non ha scelto e sconta la colpa di voler essere semplicemente se stesso. C’è poi chi da un certo contesto non vuole allontanarsi perché non ne conosce altri e chi, ancora, ha sbagliato spinto da necessità, chi è stato vittima di un errore fatale e chi paga per un reato non realmente commesso. La bravura degli autori è stata quella in ogni caso di non cadere nei luoghi comuni e nei pregiudizi. E non era semplice. Il cast, capitanato dagli “attori-educatori“ Carolina Crescentini, Carmine Recano e Valentina Romano, è una garanzia. I ragazzi di più.



