«Il fatto non sussiste»: queste quattro parole fanno da epitaffio all’ultimo, fallito teorema giudiziario su Silvio Berlusconi. Secondo la Procura, il Cavaliere avrebbe commesso il reato di corruzione in atti giudiziari perché avrebbe comprato il silenzio di Ruby e delle “olgettine” nella vicenda processuale più assurda, grottesca e pruriginosa della vita pubblica italiana degli ultimi decenni, quella che porta il nome della giovane ragazza marocchina, protagonista delle “serate eleganti” alla villa di Arcore nonché presunta “nipote” di Mubarak. Parliamo del Ruby 1, del Ruby 2 e del Ruby ter.
Non è vero niente? L’ex premier non ha pagato tutte quelle avvenenti fanciulle affinché non raccontassero ciò che realmente avveniva nelle “festicciole” organizzate nella principesca dimora del Cav? Non è esattamente così. Il giudice che ha assolto Berlusconi dice che in realtà, nelle deposizioni delle ragazze relative ai due processi precedenti, c’erano «indizi sufficienti a loro carico» di una possibile corruzione. Il problema è che le “olgettine” furono sentite come testimoni e non come indiziate. In tale veste dovevano essere assistite da un avvocato. Cosa che non avvenne. Ne è conseguito che le loro dichiarazioni non sono valide ai fini processuali. E quindi Berlusconi non può essere condannato per corruzione. Un cavillo? Certo. L’avvocato del Cav, Federico Cecconi, ha beffato sapientemente il Pm. Ma, tant’è, l’intero castello giudiziario anti-Berlusconi è crollato miseramente. E il “patron” di Arcore, insieme a tutto il suo partito e ai suoi familiari, possono allegramente festeggiare.
Al di là del profilo strettamente processuale, questa assoluzione del leader di Forza Italia presenta una sua valenza che non è esagerato definire “storica”. E ciò perché chiude l’epoca della “persecuzione giudiziaria” contro Berlusconi come variante della lotta politica in Italia, un’epoca cominciata 29 anni fa con l’avviso di garanzia arrivato all’ allora premier mentre questi si apprestava a inaugurare una conferenza internazionale sul crimine organizzato che doveva tenersi a Napoli. Una figura a dir poco barbina che i Pm di Milano e il “Corriere della Sera” (che anticipò i contenuti del provvedimento) fecero fare a Berlusconi davanti all’opinione pubblica di mezzo mondo.
Ci sarebbe ancora, per la verità, il processo di Bari per la presunta corruzione di Gianpaolo Tarantini al fine di coprire il giro di escort nelle residenze del Cavaliere. Ma anche qui pare che si vada verso l’assoluzione.
Il fatto è che il caso Ruby ha fatto davvero epoca, rappresentando il culmine del quasi trentennale braccio di ferro tra Berlusconi e la magistratura, una lunga e logorante sfida che ha avuto pesanti ripercussioni sulla vita politica italiana. In tutto questo tempo, la parte più politicizzata della magistratura ha rappresentato, con i suoi frequenti interventi a gamba tesa nel dibattito pubblico, una sorta di punta di diamante di quel “bipolarismo muscolare” che, a tratti, ha trasformato il confronto tra partiti in una vera e propria arena gladiatoria, con scambio di ingiurie pesanti e (metaforici) duelli all’ultimo sangue. Nel caso di Berlusconi, si accentuava il carattere “antropologico” di questa sorta di guerra civile a bassa intensità, nel senso che il capo di Forza Italia, anche per effetto dei processi che lo riguardavano, è assurto al rango di totem negativo, la rappresentazione vivente di tutto ciò che la sinistra ha sempre detestato. Non era semplicemente il leader dello schieramento politico avversario, ma il massimo rappresentante di quell’”Italia alle vongole” che l’Italia “progressista” e dei salotti snob puntava a tenere in condizioni di sudditanza perenne.
Oggi l’assoluzione di Berlusconi al Ruby ter pare l’evento simbolo della fine di questa tormentata e tormentosa stagione della vita italiana. Oggi Berlusconi è percepito, anche a sinistra, come un anziano leader che spesso parla sopra le righe perché vuole ancora rimanere al centro della scena. Ma non è più comunque il “Cavaliere nero” degli esordi della Seconda repubblica.
È presto però per dire se stiamo effettivamente passando a una fase nuova della vita politica italiana e se il confronto tra partiti si avvia a diventare “normale”. Innanzi tutto c’è da vedere come andrà a finire la vicenda della riforma della Giustizia voluta dal ministro Carlo Nordio. Si tratta di un passaggio assai delicato e l’atmosfera in Italia potrebbe diventare nuovamente arroventata.
C’è poi il senso di rivalsa dei sostenitori più accesi di Berlusconi. Diversi esponenti di Forza Italia già propongono l’istituzione di una commissione d’inchiesta parlamentare sull’”uso politico della giustizia”. Giorgia Meloni e FdI non sono per niente affatto entusiasti di una simile idea e pare che stiano già lavorando per stoppare tale iniziativa.
Staremo a vedere. Certo è il fatto che la premier è la prima interessata a calmare le acque e a inaugurare una fase di “normalità” nei rapporti tra forze politiche. Tant’è che parole di apprezzamento le sono già venute dagli avversari politici. Enrico Letta, in una intervista al “New York Times”, ha detto che si sta rivelando «meglio di quanto ci aspettassimo». A sua volta, il candidato alla segreteria del Pd, Stefano Bonaccini, ha definito la premier «capace». Chissà come la prenderà il Cavaliere…



