Reduci da un’ultima tragica affluenza del 40% circa, le urne italiane si svuotano di volta in volta, sintomo di un distaccamento senza precedenti tra società e mondo politico.
Non c’è più passione, interesse o desiderio di partecipazione, anzi, uno studio condotto dall’Università spagnola “IE University” mostra come il livello di distaccamento abbia raggiunto livelli ben più critici di quanto ci si possa aspettare.
In Italia, il 60% dei cittadini si è detto favorevole a sostituire parte dei parlamentari con l’intelligenza artificiale. I consensi più ampi arrivano invece dalla Cina (75%) e dalla Spagna (66%).
In alcuni paesi l’esperimento è addirittura già partito. Dalla Russia, alla Danimarca, alla Nuova Zelanda, da qualche anno si candidano per le elezioni partiti guidati da un’intelligenza artificiale.
Perfettamente razionale, calcolatrice e apolitica, i nuovi “leader informatici” sarebbero tutto ciò che l’uomo non può essere per natura, giusti.
Il “tecnopopulismo” dovrebbe rappresentare la soluzione definitiva alla corruttibilitá umana. L’idea è quella di programmare ogni società alla perfezione, tenendo conto di dati in continua elaborazione, concretizzando il progetto in un Governo guidato dall’IA, che possa amministrare il paese senza commettere errori.
La giustizia verrebbe assicurata, così come il soddisfacimento della popolazione nel suo intero, un computer avrebbe infatti capacità di analizzare quantità inimmaginabili di dati in tempi altrettanto inimmaginabili, potrebbe conoscere le esigenze di ognuno di noi in tempo reale ed elaborare una strategia di azione in pochi secondi.
Ma sarebbe effettivamente così? Politica e matematica sono davvero fatti per camminare a braccetto?
Se ci pensiamo, effettivamente,la vita politica negli ultimi anni si è progressivamente legata in maniera indissolubile all’analisi statistica del consenso.
In un certo senso, se vogliamo, stiamo già “disumanizzando” i nostri politici da tempo ormai; le campagne elettorali vengono studiate sulla base di dati in continuo aggiornamento, i social network, i gesti, le parole dei leader politici sono già frutto di una accuratissima elaborazione informatica e forse questo, fa ancora più paura.
Una direzione prevedibile, che se letta in parallelo ai tragici dati sulla partecipazione politica nel nostro paese, appare molto più vicina di quanto non possa sembrare.
Svolgimento naturale della trama o distopia fantascientifica? Nel mondo caotico che abbiamo costruito è sempre più difficile distinguere tra le due ma rimane la certezza, seppur triste, che l’essere umano non si fida più nemmeno di sé stesso.
Di Gianluigi Gazerro



