Rissa o pestaggio politico? Poco cambierebbe visto che di violenza sempre si tratta, ma è ovvio che in questo momento con la destra al governo e con Giorgia Meloni a capo dell’esecutivo considerata dalla sinistra una leader neo fascista, la differenza diventa rilevante.
Nei giorni scorsi i media hanno raccontato di un pestaggio avvenuto a Firenze davanti al Liceo Michelangelo da parte di circa sei studenti del movimento di destra Azione Studentesca ai danni di due studenti dei collettivi di sinistra, con tanto di video diffuso in rete. Ovviamente la notizia è immediatamente rimbalzata sulle pagine dei giornali e rilanciata con grande evidenza, ma è subito apparso chiaro come l’obiettivo non fosse tanto quello di denunciare il grave fatto in sé, quanto strumentalizzarlo a livello politico. E infatti si sono immediatamente alzati cori di indignazione da parte della sinistra che ha accusato la Meloni di non aver condannato le violenze e di essere in qualche modo accondiscendente verso i gruppi cosiddetti neo fascisti.
Del resto per le opposizioni, uscite a pezzi dalle ultime elezioni regionali, il fascismo resta sempre l’arma più efficace per colpire la destra, e quale migliore occasione di un episodio del genere per accusare la premier di mostrarsi dura con chi frequenta i rave (manifestazioni tipicamente da sinistra antagonista) e silente nei confronti delle violenze operate dall’estrema destra?
Le versioni sono contrastanti, con i giovani di destra che si difendono sostenendo che sarebbero stati gli studenti di sinistra a provocarli mentre stavano svolgendo un volantinaggio, strappandogli i volantini di mano, spintonandoli e sputandogli addosso, provocazione cui loro avrebbero reagito. Tesi questa che non toglie nulla alla gravità di quanto avvenuto, ma che smentirebbe la tesi di un pestaggio organizzato o addirittura premeditato. Non si sarebbe alla fine nemmeno trattato di un pestaggio, bensì di una rissa fra gruppi contrapposti e alla fine degenerata.
E’ interessante soprattutto quanto dichiarato dalla preside dell’Istituto, Rita Gaeta, la quale ha detto alla stampa: “Nelle settimane passate la scuola è stata letteralmente tappezzata di manifesti e di scritte contro il 41 bis, all’esterno e anche dentro, davanti al mio ufficio e sono state anche imbrattate le porte del bagno. Questo è segnale di un coinvolgimento politico. Non credo ci sia un nesso, però è un’esternazione di un dissenso verso le istituzioni dello Stato che noi rappresentiamo. Anche in questo caso – ha aggiunto – ho fatto una segnalazione alla Digos di questa situazione, c’erano anche scritte pesanti, anche contro il Governo”.
Dalle parole della preside si evince chiaramente l’esistenza di un clima politico molto pesante fra studenti, chiaramente aggravato dalla tensione per il caso Cospito: vicenda che è stata cavalcata dai movimenti dell’estrema sinistra antagonista, oggi raccolti tutti sotto la denominazione di anarchici, per dare addosso all’attuale governo, visto che fino all’insediamento della Meloni a Palazzo Chigi nessuno sembrava interessarsi della sorte dell’anarchico e del carcere duro.
Ma non ci interessa qui assolvere nessuno, e quanto avvenuto al Liceo Michelangelo sarà accertato dagli organi inquirenti che perseguiranno i responsabili delle violenze.
Il timore è che si voglia effettivamente restaurare un clima da anni settanta, caratterizzato dalle violenze politiche nelle scuole, nelle università, nelle piazze. Resta soltanto da capire le ragioni e quanto effettivamente questo rischio possa essere reale.
Il clima dell’epoca, come tutti ricorderanno, si rivelò alla fine fondamentale per catalizzare il consenso dell’opinione pubblica intorno al sistema e garantirne la sopravvivenza. Fra le tante frasi attribuite a Giulio Andreotti c’è anche quella “ci vuole il disordine per ricreare l’ordine”, ed è sicuramente sotto gli occhi di tutti come, proprio il clima degli anni di piombo, abbia contribuito a rafforzare l’autorità dello Stato in nome della sicurezza nazionale e della necessità di combattere il terrorismo. E’ per questo che molti vedono dietro il ritorno degli scontri e delle violenze una precisa strategia calata dall’alto rivolta a destabilizzare la sicurezza nazionale , affinché il cittadino veda nel sistema l’unica speranza di salvezza.
Oggi la crisi è ben rappresentata dall’elevato tasso di astensionismo che si sta registrando alle elezioni, segno evidente di come i cittadini non si riconoscano più nello Stato; una rivoluzione silenziosa, che però al di là degli aspetti costituzionali sta portando ad una delegittimazione del sistema, ormai riconosciuto e difeso da una fazione sempre più minoritaria dell’opinione pubblica. Da qui l’esigenza di creare un clima di perenne emergenza che porti il popolo ad affidarsi allo Stato come unica scialuppa di salvataggio e magari ad accettare pure nuovi governi non voluti dagli elettori ma partoriti da operazioni di palazzo motivati appunto da ragioni di emergenza nazionale. E se fino a qualche mese fa l’emergenza nazionale era costituita dalla pandemia e dall’esigenza di tutelare la salute pubblica, oggi che il Covid non c’è più ecco ritornare in auge il rischio della destabilizzazione politica ed istituzionale, con gli anarchici da una parte e i neo fascisti dall’altra.
Con la sinistra che sta soffiando sul Caso Cospito per mettere in difficoltà il governo Meloni e la destra dall’altro che risponde con linguaggi securitari. In uno scenario simile è inevitabile lo scontro fra tifoserie contrapposte, come la vicenda del Liceo Michelangelo sta dimostrando.
Oppure forse si è trattato soltanto di teppismo e alla fine stiamo assistendo al maldestro tentativo dei giovani di imitare i loro padri e nonni che il ’68 lo hanno fatto davvero? Si aggiunga poi il ruolo che oggi giocano gli influencer social, i “nuovi profeti” delle moderne generazioni, capaci di indirizzare i giovani verso determinati target ideologici e inculcando loro la convinzione di vivere in un Paese a rischio fascismo, dove è necessario scendere in piazza per difendere la libertà e lottare per i diritti civili, e trasformando persino Alfredo Cospito in una vittima del regime meloniano. E basta ascoltare alcuni di questi ragazzi che scendono nelle piazze a protestare per la libertà, per la pace, per il clima, per i diritti Lgbt, o che magari si rendono protagonisti di gesti di protesta più o meno eclatanti come appunto vandalizzare le scuole o aggredire gli insegnanti, per rendersi conto spesso di come non sappiano nemmeno chi sono e cosa realmente vogliano, bravi soltanto a ripetere slogan e frasi preconfezionate senza saper andare oltre.
Lo scontro in atto fra pestaggio Vs rissa sulla vicenda del Michelangelo che si sta consumando in questi giorni sui giornali, in fondo è la migliore fotografia di un Paese spaccato, dove l’interpretazione ideologica dei fatti è destinata sempre e comunque a prevalere sulla realtà. E’ scoppiata persino la guerra dei video, con i giornali che cercano di dimostrare la tesi del pestaggio contro quella della rissa o viceversa, e le testimonianze volte ad accreditare una versione piuttosto che l’altra. In tutto questo però nessuno si accorge che a soffiare sul fuoco si finisce per far divampare l’incendio.



