Putin e lo stadio “Dio-patria-famiglia”. Valori strumentali o universali?

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Avremmo voluto leggere dei reportage almeno uguali nell’“enfasi” al comizio di Biden a Varsavia. Invece, il mega-raduno di Putin è stato descritto come un’adunata simile a quella di Hitler o di Mussolini: gente obbligata a partecipare dalla dittatura, anzi dall’autocrazia. Viceversa, le migliaia di persone che in Polonia hanno sventolato la bandiera ucraina ai piedi del Castello, sono giunte per “spontanea volontà” e coscienza democratica. Domanda: ma la stessa condivisione “occidentale” di massa, può essere pure lei eterodiretta dai media, dalla cultura, dalla politica, dalle istituzioni?

La risposta è la solita e non c’entra con le ragioni della guerra contro Kiev (la differenza tra chi invade e chi si difende), ma riguarda la comunicazione dominante che segue meccanicamente lo schema del pensiero unico: da una parte, il bene (l’Occidente, gli Usa); dall’altra, il male (la Russia e tutti quelli che fanno dei distinguo, a cominciare dai pacifisti), senza dare o lasciare spazio all’analisi obiettiva, libera da ideologie e pregiudizi (come il fatto che il conflitto è iniziato nel 2014 e a nessuno interessava, e come il fatto che si tratta di una “terza guerra mondiale per conto terzi” tra le due superpotenze, che hanno reiterato e resuscitato l’Europa di Yalta).

Il servizio del “Corriere della Sera”, emblematico di altri articoli, è pietoso. Totalmente omogeneo al pensiero unico (fatta salva ovviamente la libertà di opinione di ognuno). Quello del Messaggero, più corretto.
Putin, come noto, ha radunato 90mila persone, nello stadio Luzhniki, dotate di kit ufficiale (contenente risposte ad eventuali domande provocatorie dei giornalisti: scandalo … ma non avviene e non è avvenuto lo stesso anche da noi al tempo del Covid e dei vaccini, per evitare la “pericolosa narrazione” dei no-vax?); persone chiamate a raccolta nel nome e nel segno della giornata del “Difensore della patria”. Effetto-simbolo nel momento in cui l’impegno dello zar è unire la nazione, fondere popolo e regime, in uno sforzo comune e condiviso per reggere l’urto dell’Occidente, della Ue e degli Usa e per continuare una guerra che “sicuramente sarà vincente per Mosca”. E’ la preparazione di un clima generale in linea con le strategie del Cremlino.

Putin ha parlato solo 5 minuti, tecnica consolidata e scientificamente efficace, che naturalmente, gli avversari spiegheranno con le sue cattive condizioni di salute. E ha fatto chiaramente capire che l’obiettivo è tornare alle frontiere storiche del 1917. E’ pertanto, la conferma del mix tra il sogno zarista e quello comunista. Da questa ottica si legge il futuro rapporto con la Georgia, la Moldavia e la stessa Ucraina.

Ma il ritorno degli imperi o delle “aree multi-nazionali” è già un elemento acquisito. Stiamo lentamente e inesorabilmente tornando a una condizione storica precedente alla prima guerra mondiale. E in tale prospettiva le sovranità nazionali saranno destinate ad essere limitate (Ucraina, Taiwan). Da un lato, “l’impero euro-asiatico” (con la Cina, dopo lo scontro con Kiev, dominante sulla Russia), un impero che mira ad “aggregare” sia a livello militare, sia economico (si pensi alla nostra dipendenza con l’elettrico che ci vogliono imporre); dall’altro, “l’impero euro-occidentale a guida Usa”, che non ha bisogno di invadere gli Stati: si accontenta delle sovranità limitate e della colonizzazione economica (le privatizzazioni gestite dalle multinazionali). Uno Stato se non batte moneta, non è padrone delle proprie infrastrutture, dell’economia e delle fonti energetiche, che sovrano è?

Tutta la manifestazione moscovita poi, è stata caratterizzata dal trinomio “Dio-patria-famiglia”. Una delle preghiere più famose recitate collettivamente comincia infatti, col “Padre nostro”. Come dire, noi russi, siamo una sola famiglia, la patria è una famiglia, la famiglia è la patria.
Si può ironizzare quanto si vuole sull’uso strumentale di questi valori identitari, e sul disegno di rappresentare quella civiltà tradizionale che l’Occidente ha tradito, con le droghe, i diritti Lgbt, la modernità laicista, l’individualismo di massa anti-comunitario, ma restano i valori fondanti dei popoli. E da noi se ne sente la mancanza.

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