Superbonus, parla il presidente dell’associazione costruttori di Napoli

venerdì, 24 Febbraio 2023
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Superbonus, si chiude una settimana complicata per le aziende e le associazioni di categoria alle prese con il provvedimento del Governo che cancella la cessione dei crediti e lo sconto in fattura. Il negoziato prosegue, ma non sono ancora delineate le misure che potrebbero addolcire l’impatto economico della manovra varata da Palazzo Chigi. Lospecialegiornale.it ha intervistato Angelo Lancellotti, presidente dell’Associazione Costruttori Edili di Napoli. Quella napoletana è, infatti, una delle province d’Italia più interessate dalle agevolazioni al momento sospese.

Presidente Lancellotti, il Decreto legge sul superbonus, già pubblicato in Gazzetta Ufficiale, rappresenta un provvedimento spartiacque del governo. Il ministro Giorgetti nel difenderlo sottolinea che il problema non è il superbonus, ma sono i meccanismi di cessione disegnati senza discrimine e discernimento. Qual è la sua lettura?

Le affermazioni del ministro Giorgetti rappresentano un legittimo punto di vista. E’ evidente, però, che la possibilità di cedere i crediti fiscali è stata la chiave del successo del superbonus, che ha avuto il merito di riattivare immediatamente l’economia e favorire la ripresa anche occupazionale dopo la crisi legata alla pandemia. Nomisma ha calcolato che a fronte di 71,8 miliardi di crediti fiscali, l’impatto economico complessivo sull’economia nazionale è stato pari a 195,2 miliardi di euro e l’occupazione sarebbe cresciuta di 641.000 occupati nel settore edile e di 351.000 nei settori collegati.

Tutti gli operatori prevedono il collasso della filiera edilizia. Quali proposte farete al governo, in sede di trattativa, per migliorare il testo del decreto ora giunto alla Camera?

Il rischio di collasso del comparto edile e dell’intera filiera è purtroppo una realtà se non si trovassero soluzioni efficaci e rapide alla questione spinosa della cessione dei crediti giacenti nei cassetti fiscali delle imprese; ad oggi, si tratta di circa 19 miliardi. Sarebbero drammatici, peraltro, i contraccolpi sul piano occupazionale come notevolissimi sarebbero i contenziosi che si instaurerebbero tra imprese e condomìni, coinvolgendo anche le famiglie. Venendo alle soluzioni possibili, la proposta di Ance e Abi di scontare questi crediti utilizzando, almeno parzialmente gli F24 dei propri clienti, sembra la soluzione più utile e praticabile, nell’immediato.

Lei ha espresso le sue perplessità sul decreto dicendo che presenta alcuni punti di forte iniquità. Quali?

C’è innanzitutto una questione di metodo: se il decreto non fosse corretto prima della conversione in legge, sarebbe giustificata la sfiducia dei cittadini nei confronti del sistema legislativo italiano. La disciplina sul Superbonus è stata modificata ben 22 volte e sono state inascoltate le richieste dei costruttori di affidare tali lavori alle imprese qualificate, puntando ad una politica industriale di lungo corso, meglio studiata. Infine, pochi giorni fa il Governo ha modificato la norma da un momento all’altro, senza tener conto della necessaria programmazione delle imprese e delle aspettative di condomìni e cittadini. Infine, sul piano sostanziale, il fatto di non prevedere più la cessione dei crediti agevolerebbe esclusivamente i cittadini benestanti, quelli cioè che godono di un’adeguata capacità fiscale rispetto agli incapienti e alle famiglie a basso reddito.

Converrà che così strutturato il superbonus era molto oneroso anche alla luce delle truffe milionarie scoperte dalla guardia di finanza. Era giusto intervenire, non crede?

Mi consenta di sottolineare che sul tema c’è una letteratura spesso fuorviante. Innanzitutto, vi sono evidenti differenze nella disciplina delle agevolazioni fiscali per l’edilizia e negli spazi offerti da leggi scritte male, purtroppo, si sono ‘infilati’ i male intenzionati. Fatta questa premessa, possiamo dire che il bonus facciate ha generato maggiori operazioni indebite, altra cosa è accaduta per il superbonus. La concessione di crediti fiscali da superbonus, infatti, è stata da sempre collegata a ferrei meccanismi di controllo, tanto che la Guardia di Finanza ha riscontrato possibili frodi (dunque, non ancora accertate) pari allo 0,8% dei relativi impegni. Qui, piuttosto, a beneficiare di speculazioni commerciali sono stati alcuni fornitori, a danno delle imprese serie e strutturate. Più in generale, val la pena di ricordare che sulla concessione dei crediti fiscali da Superbonus, lo Stato recupera il 54% di quanto speso; a questi vanno aggiunti i benefici di sistema collegati all’aumento del Pil e dell’occupazione. Vanno poi calcolati i risparmi sulla bolletta energetica e sulla minore immissione in atmosfera di Co2 e i benefici, in termini di sicurezza statica, del nostro patrimonio immobiliare.

Mi permetta la domanda del cittadino comune: prima del superbonus come facevate?

Ci sarebbe da chiedersi, più precisamente, come è stato tutelato il patrimonio immobiliare fino a qualche anno fa, nonostante in Italia sia abbastanza vetusto. Se, infatti, si pensa che grazie al Superbonus in due anni si è intervenuti su 372.000 edifici, si ha la misura dell’efficacia dello strumento anche in considerazione della direttiva europea EPBD, per l’efficientamento energetico. Se, invece, si procedesse agli interventi di riqualificazione degli edifici con i ritmi esistenti prima che entrassero in vigore i bonus fiscali per l’edilizia, si impiegherebbero 630 anni per raggiungere gli obiettivi fissati da Bruxelles (per il 2030 e il 2033), con la conseguente irrogazione di pesanti sanzioni economiche all’Italia. Senza tralasciare che lo scadimento del decoro urbano dalle nostre parti ha persino determinato attentati all’incolumità di troppi cittadini.

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