Pendolaria 2023, ecco i peggiori collegamenti ferroviari d’Italia

domenica, 26 Febbraio 2023
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Pendolaria 2023, due certezze incrollabili: la Roma-Lido e le linee ex Circumvesuviana restano i peggiori collegamenti ferroviari d’Italia. Tuttavia, nella classifica che correda il consueto rapporto annuale di Legambiente anche il nord si difende bene con la Milano-Mortara, la Verona-Rovigo e la Rovigo-Chioggia, la Genova-Acqui-Asti, la Novara-Biella-Santhià, la Trento-Bassano Del Grappa, la Portomaggiore-Bologna. Infine, spiccano pure la Roma Nord-Viterbo e la Catania-Caltagirone-Gela. Tutti tratti gravati, senza distinzione, da lentezza e sovraffollamento. Ciò significa, plasticamente, che a causa di continui ritardi infrastrutturali, di treni poco frequenti, di linee a binario unico, della lentezza nella riattivazione delle ferrovie interrotte, chiuse e dismesse e delle risorse economiche inadeguate, il trasporto su ferro in Italia sia rimasto indietro rispetto alla situazione europea.

La “cura del ferro” è lenta, nonostante i timidi miglioramenti e a pagarne lo scotto è comunque ancora il Mezzogiorno dove circolano meno treni, i convogli sono più vecchi, con un’età media di 18,5 anni, in calo rispetto a 19,2 del 2020 ma molto più elevata degli 11,9 anni di quelli del nord e viaggiano su linee in larga parte a binario unico e non elettrificate. Le corse dei treni regionali in Sicilia, ad esempio, sono ogni giorno 506 contro le 2.173 della Lombardia, quando la popolazione in Lombardia è pari al doppio dei siciliani (rispettivamente 10 e 5 milioni) con un’estensione però inferiore a quella dell’isola. Emblematico, per Legambiente, è che tra Napoli e Bari non esistano, ancora oggi, treni diretti o che esistano situazioni come quella della linea Palermo-Trapani, via Milo (chiusa dal 2013 a causa di alcuni smottamenti di terreno), della Caltagirone-Gela (chiusa a causa del crollo del Ponte Carbone l’8 maggio 2011) e della tratta Corato-Andria in Puglia (ancora inattiva dopo 6 anni e mezzo dal tragico incidente del 12 luglio 2016 che causò 23 morti). Negli undici anni dal 2010 al 2020, sono stati fatti più investimenti sulle infrastrutture per il trasporto su gomma che su ferro. Stando ai dati del Conto nazionale trasporti, dal 2010 al 2020 sono stati realizzati 310 km di autostrade, a cui si aggiungono migliaia di chilometri di strade nazionali, a fronte di 91 chilometri di metropolitane e 63 km di tranvie Per Stefano Ciafani, presidente di Legambiente la “cura del ferro” «deve essere una priorità per il governo Meloni, prevedendo 2 miliardi di euro all’anno fino al 2030, recuperabili dal bilancio dello Stato specialmente all’interno del vasto elenco di sussidi alle fonti fossili. Bisogna smetterla di rincorrere inutili opere come il Ponte sullo Stretto di Messina». Ciafani chiede inoltre al ministro dei Trasporti Matteo Salvini di dedicare ai pendolari «almeno la stessa attenzione che ha messo in questi mesi per il rilancio dei cantieri delle grandi opere». Il ponte sullo Stretto, replica il deputato Domenico Furgiuele, vicecapogruppo della Lega e segretario della Commissione Trasporti, «è una delle opere più ecologiche ponderate negli ultimi trent’anni e fondamentale per il completamento della rete Ten-T, corridoio scandinavo mediterraneo».

Secondo Legambiente il Sud si risolleva con più treni, elettrificazione e collegamenti più veloci potenziando in primis il servizio Intercity e integrando l’offerta di servizio lungo le direttrici principali, per garantire almeno un treno ogni ora, attraverso un servizio cadenzato e nuovo materiale rotabile. L’associazione ambientalista cita gli assi prioritari su cui intervenire: Napoli-Reggio Calabria, Taranto-Reggio Calabria, Salerno-Taranto, Napoli-Bari, Palermo-Messina-Catania. Servono poi collegamenti veloci e frequenti tra la Sicilia, la Calabria e il resto della Penisola e va potenziato il trasporto via nave. Anche perché, sempre secondo Legambiente, l’Italia ha bisogno di aumentare sensibilmente i passeggeri in metro e in treno, se vuole migliorare anche la qualità dell’aria e ridurre le emissioni di Co2 come previsto dall’Accordo di Parigi, visto che il settore è responsabile di oltre un quarto delle emissioni italiane che, in valore assoluto, sono addirittura cresciute rispetto al 1990.

Impossibile non sorridere al sarcasmo di tale “mesmeri” su Twitter: «Mi piace pensare che, fra i treni che passano una volta sola, ci siano anche dei regionali affollati che, in fondo, si possono perdere».

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