Per l’accordo sulla Brexit ci voleva re Carlo

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Alla fine ci voleva un tè con il re. A quasi sette anni dal voto che ne ha sancito l’uscita dall’Unione Europea e a due dalla prima formulazione dell’accordo sullo status dell’Irlanda del Nord il premier britannico Rishi Sunak è riuscito a raggiungere un’intesa che finalmente regola i rapporti futuri con Bruxelles. Una grande vittoria per l’ex ministro delle finanze di Boris Johnson, riuscito persino dove il suo capelluto mentore aveva fallito.

Ma il vero artefice del miracolo è stato Carlo III, che ha invitato a palazzo la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, ignorando le critiche di chi sosteneva che il sovrano non dovrebbe impegnarsi in questioni politiche. Sapeva che solo mettendoci la faccia avrebbe potuto assicurare il popolo, soprattutto gli abitanti dell’Ulster timorosi di essere abbandonati da Londra, che l’accordo non mette in pericolo nessuno ed è davvero il migliore possibile.

Sunak ha potuto così salutare il primo vero successo della sua esperienza di governo, spendendo parole al miele nei confronti dell’Ue: «Possiamo aver avuto le nostre divergenze – ha detto durante la conferenza stampa congiunta con la von der Leyen – ma siamo alleati, partner commerciali e amici». Toni confermati dalla presidente della Commissione, che ha spiegato come i due partner abbiano «Realizzato qualcosa di storico».

La nuova intesa, battezzata molto monarchicamente “schema Windsor”, lascia l’Irlanda del Nord nel mercato unico europeo, in modo da non creare un confine fisico con Dublino e far ripiombare l’isola negli anni bui della divisione tra cattolici e protestanti. Per evitare però che si stabilisse un confine di fatto con il Regno Unito, i cui prodotti provenienti via nave avrebbero dovuto essere verificati alla dogana come “stranieri”, si è creato un doppio corridoio. Quello “verde” per le merci britanniche destinate all’Ulster e non sottoposte ad alcun controllo, e quello “rosso” per quelle da far proseguire per i paesi Ue. Un sistema un po’ bizantino ma che dovrebbe funzionare.

L’unico problema rimasto, almeno dal punto di vista degli unionisti, è che facendo parte del mercato unico l’Ulster è sottoposto all’autorità della Corte di Giustizia europea; su quest’ultimo punto la von der Leyen non ha voluto sentire ragioni. Al massimo a Belfast potranno invocare un meccanismo di consultazione, senza troppe speranze di protezione da parte di Londra.

Per questo motivo era fondamentale che l’accordo venisse in qualche modo garantito da un’autorità che fosse al di sopra delle parti e garantisse al tempo stesso il benessere di tutti i cittadini. Nessuno meglio del re insomma. Va però detto che la mossa di Carlo non era scontata, e che probabilmente sua madre non si sarebbe prestata a quella che alcuni vedono come una forzatura istituzionale. Ma il nuovo sovrano ha una tempra diversa, più interventista, come dimostrato dalle sue esplicite dichiarazioni in difesa dell’Ucraina e di condanna alla Russa in occasione del primo anniversario del conflitto e dal suo impegno ambientalista.

Ecco perché Rishi Sunak, che è ancora impegnato a tenere a bada i suoi alleati di partito, dovrà cominciare a guardarsi anche dalla lunga ombra del sovrano, pronto, in nome del popolo, a rubargli quella ribalta che ha faticosamente guadagnato.

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