Elettrico, Sogin e il nucleare futuro, Testa (segr. gen.): “Ecco la proposta nucleare della Flaei”

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Edison, insieme ad Edf, Ansaldo Energia ed Ansaldo Nucleare hanno sottoscritto una lettera di intenti per lo sviluppo e la diffusione del nuovo nucleare in Europa ed in prospettiva anche in Italia, puntato a valorizzare nell’immediato le competenze della filiera nucleare italiana a supporto di progetti futuri. Una sinergia di vitale importanza per la strategia energetica del nostro Paese. Secondo l’ad di Edison, Nicola Monti, già tra il 2030 e il 2035 saranno possibili i primi impianti. Lo Speciale ha intervistato in proposito il segretario generale della Flaei-Cisl Amedeo Testa.

Segretario, dopo la crisi energetica dovuta allo scoppio della guerra, lei è stato tra i primi e tra i pochissimi a parlare di ripresa del nucleare anche in Italia. L’accordo sottoscritto va nella direzione da lei auspicata, è contento?

“Mi faccia cominciare con una battuta: c’è vita in questa nazione! La mia organizzazione sindacale, la Flaei-Cisl, sa bene cosa serve al paese per raggiungere l’indipendenza energetica. Tanti che sanno non vogliono dirlo, ma le sole rinnovabili non bastano e non basteranno a coprire l’enorme necessario fabbisogno di energia. L’Italia è una nazione priva di idrocarburi, di materie prime che servono allo sviluppo delle rinnovabili e ha deciso tramite due referendum di non avere il nucleare, caso quasi unico nei paesi del G20”.

Quindi?

“Se vogliamo competere ad armi pari con le nazioni più sviluppate e con quelle con economie che stanno crescendo a velocità impressionante, parlo dell’India e della Cina ma non solo, dobbiamo porci il problema di come renderci indipendenti. Certo, possiamo fare un po’ più di rinnovabili, ma bisogna stare attenti a non passare dalla dipendenza dal gas russo a quella dalla Cina che ha le materie prime che servono alle rinnovabili. Parlo della Cina e dei paesi che controlla a livello economico; mi riferisco ad alcune nazioni dell’Africa”.

Quando si parla di nucleare, tra le tante obiezioni, si citano i tempi lunghi di costruzione e i costi enormi. Cosa risponde?

“Per quanto riguarda i costi, la crisi energetica ci è costata già almeno cinque centrali nucleari. I costi che gli italiani hanno sostenuto nei mesi passati, direttamente sulle bollette e indirettamente come aiuti di Stato, sono stati giganteschi. E non dimentichiamo un altro fattore: le stesse, tanto sbandierate, rinnovabili, sempre a causa degli incentivi di Stato, ci sono costate tantissimo. Per le sole installazioni effettuate tra il 2010 e il 2014, gli italiani saranno costretti a sborsare in 20 anni, una cifra pari a circa 250 miliardi di euro”.

E per quanto riguarda i tempi?

“Una o più centrali nucleari non si fanno in pochi anni, sono consapevole, ma se penso a cosa è riuscita a fare l’Italia del boom economico in circa due decenni, c’è da essere realisti. Quei politici ricostruirono l’Italia dalle macerie, dandole un benessere incredibile. Il tempo passa in fretta. C’è solo bisogno di coraggio e visione. E comunque i tempi per il ripristino del nucleare in Italia sono di gran lunga inferiori a quelli dei primi step della decarbonizzazione”.

Lei ha detto che l’accordo va nella direzione da lei auspicata, ma l’Italia oggi ha le competenze per tornare al nucleare?

“Sicuramente. In Italia abbiamo una Società che si chiama Sogin, che si occupa dello smantellamento degli impianti nucleari e trattamento dei rifiuti radioattivi, e l’Enel che in altri paesi ha costruito e gestisce centrali nucleari. Possiamo pensare in questo senso ad una “partnership” tra Sogin ed Enel e, in prospettiva, un soggetto societario unico, a controllo pubblico per la produzione di energia da fonti nucleari. C’è da fare un grande sforzo, ma l’Italia, che primeggiava nel mondo nelle conoscenze nucleari, può tornare in breve tempo ad essere protagonista. Gli italiani quando sono chiamati a grandi sfide in tempi brevi sono i migliori”.

Sogin però, ha molti problemi ed ora è commissariata – così come lo è stata nel recente passato – e in questi anni è balzata agli onori della cronaca per situazioni non proprio positive.

“Su Sogin hanno giocato e continuano a giocare in molti. Noi della Flaei, al contrario, vediamo in essa tante opportunità. Serve severità da parte della politica e serve senso di responsabilità da parte di tutti, per consentire a Sogin di mettere le ali. Se penso alle sue potenzialità, mi metterei a piangere quando vedo atteggiamenti di piccolo cabotaggio, solo tesi al raggiungimento di obiettivi personalistici e poco più. Spero che l’Organo Commissariale dia risposte veloci ai problemi che il sindacato indica da tempo, seppur con modalità molto diverse tra le differenti Organizzazioni Sindacali, per consentire così un nuovo inizio con nuovi responsabili. C’è la sfida del Deposito Nazionale e del Parco Tecnologico da cogliere. C’è da riportare l’Azienda nell’alveo degli oneri generali di sistema e non sulla fiscalità generale. Ma attenzione: Sogin ha grandi professionalità interne, a tutti i livelli. A queste professionalità va solo permesso di lavorare in “maniera normale”. La ripartenza energetica del paese può passare per Sogin in modo significativo. Provo rabbia quando vedo che c’è chi fa di tutto per rovinare l’immagine di Sogin all’esterno. Problemi ne abbiamo dentro questa Società, ma si possono risolvere con una normale e intensa attività negoziale. Come il sindacato elettrico fa in ogni azienda del Settore”.

Per concludere, cosa servirebbe al paese?

“Tranne che per le attività di produzione e vendita, tutto dovrebbe tornare ad essere accentrato sotto un’unica Società e con un forte controllo pubblico. La Francia, ad esempio, non ha mai liberalizzato e privatizzato più di tanto. Altre nazioni, che come noi avevano liberalizzato in maniera significativa o eccessiva, stanno tornando indietro. Le infrastrutture energetiche, specie quelle in regime di monopolio, stanno bene in mano allo Stato e non ai privati che, per normale interesse, tendono a fare profitti per sé, preoccupandosi un po’ meno del bene comune. Enel, Terna, Sogin, ma anche Eni sono le uniche società che hanno le possibilità economiche e le competenze per fare tutto ciò che serve al paese, ma serve una grande visione come quella che ebbe Enrico Mattei. Altrimenti per l’Italia il futuro sarà ancora più pesante del presente. La politica deve tornare ad avere una visione organica e di lunga gittata, con il coraggio che le è mancato in tutti questi anni: è obbligatorio tornare a pensare alle future generazioni”.

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