Cambiamenti in vista sul mercato del lavoro?
L’ ipotesi del governo Meloni di accoglienza per un numero di migranti regolari per sopperire alle carenze sul mercato del lavoro italiano farebbe pensare di sì.
Un Paese con il 7,8% di disoccupati e qualche milione di percettori di reddito di cittadinanza ha realmente bisogno di lavoratori provenienti dall’estero? Quali sono i lavori che proprio gli italiani non digeriscono?
Un paradosso che si materializza in tutta la sua contraddizione nei dati raccolti dalle varie indagini sull’argomento.
Secondo le ricerche effettuate da Unioncamere i lavori più disprezzati dagli italiani sarebbero principalmente nei settori: dell’edilizia, dell’agricoltura, dell’allevamento e della pulizia.
Lavori perlopiù manuali che diventano perciò sempre più appannaggio degli immigrati.
Stando a quanto raccolto dal Censis, anche i badanti sarebbero per il 77,3% stranieri e l’82,4% di questi è una donna.
In agricoltura sono invece regolarmente occupati oltre 346mila stranieri che rappresentano il 26,2% del totale del lavoro necessario nelle campagne italiane.
È importante che l’ambizione dei cittadini sia verso lavori con un più spiccato contenuto specialistico, specie in un Paese che invecchia per la mancanza di natalità come il nostro: ma ai lavori che gli italiani non vogliono più fare per orari incompatibili con le proprie esigenze o mancanza di volontà, si affianca anche la carenza di lavoratori specializzati in determinati settori, primo tra tutti quello sanitario.
Basti pensare ai non troppo lontani fatti di cronaca che videro la necessità di assunzione di medici da Cuba per sopperire alle mancanze di professionisti in Calabria.
È ancora vero il detto: “il lavoro nobilita l’uomo?”
O in Italia andrebbe rivisitato con: “un certo tipo di lavoro nobilita l’uomo?”
Maria Longobardi



