La notizia della crisi nel mercato del lavoro che ha portato il Veneto, regione a maggioranza di centrodestra, a chiedere di aprire flussi di migranti alla ricerca disperata di manodopera, fa riflettere sulla stabilità politica e sociale del nostro Paese.
Il vero punto di controversia, infatti, non è tanto la mancanza di manodopera nei settori più umili del mondo del lavoro, ma l’incoerenza di un paese che rifiuta a voce sempre più ferma l’arrivo di migranti quando forse, ne avrebbe più bisogno del previsto.
Accanto alla crisi della manodopera infatti, vivono altre situazioni di precarietà generale che si influenzano a vicenda, creando una rete fitta di problemi quasi irrisolvibili, o per lo meno, percepiti come tali.
Tra questi la crisi demografica, negli ultimi dieci anni l’Italia ha vissuto una diminuzione del 30% sulle nascite e metà di questi “bambini non nati” vengono proprio dalle famiglie di migranti.
Non in secondo piano la crisi dei contributi da versare per le pensioni future, idea che abbandona la mente di un numero sempre maggiore di giovani ormai disillusi e consapevoli della grande difficoltà che li aspetta.
Tutti indicatori di un problema che si autoalimenta, ma anche di una cecità a priori del popolo italiano che, nella disperazione di una quotidianità sempre più invivibile, vede nell’arrivo di giovani immigrati nient’altro che un problema per la propria sopravvivenza.
Il paradosso è che tra la mancanza di giovani lavoratori, la carenza di manodopera per quei mestieri che gli italiani ormai non vogliono più svolgere e una drastica riduzione dei nuclei familiari, come sostenuto da alcuni, la soluzione comune potrebbe arrivare proprio dal Mediterraneo.
Al di là della politica, infatti, la situazione in cui si trova il Paese in questo momento è sicuramente pervasa dalla confusione.
La fotografia é chiara, una grande fetta di sostenitori del blocco navale sta rivendicando il bisogno di agire all’esatto contrario, mentre sempre più persone, italiane o straniere, si trovano in difficoltà e sono spesso portatori di interessi congruenti.
Gianluigi Gazerro



