Famiglie arcobaleno, chi sono i “convertiti” del centrodestra

giovedì, 23 Marzo 2023
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Non si placano le polemiche dopo lo stop imposto dal prefetto di Milano alle trascrizioni all’anagrafe comunale delle adozioni delle coppie omogenitoriali.

Come spiegato nei giorni scorsi, la circolare prefettizia deriva da una sentenza della Cassazione che ha sancito l’irregolarità delle trascrizioni, che non possono avvenire automaticamente ma devono essere autorizzate da un giudice attraverso un’adozione in casi particolari. Questo perché in Italia la pratica dell’utero in affitto cui fanno ricorso molte coppie gay è illegale, e i procedimenti di procreazione medicalmente assistita sono permessi soltanto alle coppie eterosessuali. Quindi è illegale trascrivere le adozioni di figli ottenuti all’estero attraverso il ricorso a pratiche vietate in Italia.

Sabato scorso a Milano sono scese in piazza le cosiddette famiglie arcobaleno supportate dal Pd e dalle altre forze della sinistra, al grido di “giù le mani dai bambini” e facendo passare il messaggio che il governo Meloni starebbe negando diritti alle coppie omosessuali. In realtà le trascrizioni dei Comuni sono atti puramente simbolici dal momento che, come stabilito anche dalla Cassazione, non producono alcun effetto a livello giuridico. Eppure per i sindaci del Pd è diventata una battaglia di principio.

Lo dimostra la presa di posizione del primo cittadino di Padova Sergio Giordani deciso a non obbedire alla direttiva e a continuare le trascrizioni. «Sul tema della registrazione all’anagrafe delle figlie e dei figli di coppie omogenitoriali sono convinto che Padova e il sottoscritto si muovono nell’ambito delle norme – ha chiarito Giordani – sono pronto e disponibile a confrontarmi con la consueta lealtà istituzionale e collaborazione con la prefettura». Il sindaco, che incontrerà nei prossimi giorni il Prefetto poi spiega: «Si tratta di un tema che non dovrebbe essere piegato a battaglie ideologiche e rispetto al quale nel Paese esiste un serio vuoto normativo. I sindaci sono chiamati ad agire con buon senso per tutelare la dignità delle bambine e dei bambini e i loro diritti fondamentali, evitando così di generare gravi discriminazioni».

Il problema che però Giordani e i suoi colleghi non vogliono capire, è che non si possono utilizzare scorciatoie per riempire quelli che definiscono vuoti normativi. Finché non si cambia la legge le regole vanno rispettate, e quindi la coppia omogenitoriale che vuole registrare un figlio deve rivolgersi al giudice rispettando i tempi e le trafile burocratiche che un’adozione in casi particolari comporta (ma questo problema riguarda anche le altre coppie), perché soltanto il genitore biologico può trascrivere il figlio all’anagrafe. Quindi il vuoto normativo va riempito dal Parlamento, dove il centrosinistra non è riuscito a legiferare in tal senso nemmeno quando aveva i numeri.

Leggermente diversa la posizione del collega di Verona Damiano Tommasi: «Abbiamo l’obbligo di prendere in considerazione e difendere i diritti dei più piccoli e allo stesso tempo valutare i termini di legge previsti attualmente – dice il sindaco di Verona – C’è bisogno senz’altro di una normativa, che in questo momento è carente su questo lato, e sono convinto che le amministrazioni locali debbano essere allineate sulla posizione da tenere e sulla proposta da portare al più presto all’attenzione del legislatore». Ecco, questa posizione per certi versi appare più realistica e obiettiva, nel momento in cui ammette che non si possono violare le norme, anche se per un principio che si ritiene giusto, rimandando la palla al legislatore. 

Un invito ai sindaci a rispettare la legge è giunto anche dall’Anci, l’Associazione dei Comuni italiani. “Come Anci sosteniamo il rispetto della normativa, e alla luce dei provvedimenti delle prefetture di annullamento invito tutti alla cautela – avvisa Mario Conte, presidente Anci e sindaco di Treviso – non c’è una posizione ideologica, noi siamo chiamati a rispettare la norma».

Ma ormai l’ideologia sembra aver preso il sopravvento sul buon senso, e il desiderio di riscuotere l’apprezzamento e il consenso della galassia Lgbt, sta facendo dimenticare a molti sindaci che il rispetto della legge non può essere piegato alle proprie convinzioni ideologiche,

Il timore di inimicarsi le famiglie arcobaleno sembra però aver contagiato anche il centrodestra e proprio nel Veneto a guida leghista.

E così ecco che a sorpresa è arrivata la presa di posizione del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro che a proposito delle adozioni per le coppie gay ha detto: “È un tema che va affrontato, che interroga le coscienze e di cui bisogna parlare con molto rispetto. Io sono andato a manifestare con il Popolo della Famiglia qualche anno fa contro la teoria gender. Devo dire però che ho avuto molto tempo per riflettere e la risposta che mi viene ora è che ci vuole rispetto per tutti. Di fondo ci sono due temi: i diritti delle coppie omosessuali e quelli dei bambini. Quelli delle coppie ormai mi sembrano problematiche superate dalla realtà, quelli dei bambini effettivamente in casi come questi vanno normati. Ci sono mille complicazioni ma partirei dai diritti di chi nasce. Poi la legge è legge e la rispettiamo a Venezia, ma è un tema che va affrontato».

Una botta al cerchio e una alla botte, ma la posizione di Brugnaro appare chiaramente un tentativo di differenziazione rispetto al centrodestra nazionale. Anche Brugnaro, come il governatore del Veneto Luca Zaia, è probabilmente convinto che il centrodestra debba aprire alle rivendicazioni del mondo Lgbt e che non debba lasciare il monopolio delle battaglie sui diritti civili alla sinistra.

E naturalmente lo stesso Zaia non ha mancato di dire la sua rispetto alle proteste delle famiglie arcobaleno: «È una partita delicatissima – ha detto – io ritengo che la mia libertà finisca dove inizia la tua e viceversa quindi rispetto all’utero in affitto, le libertà sono di chi vorrebbe avere un figlio, ma c’è anche la libertà della donna coinvolta. Il discorso è molto complicato». Intanto però il governatore gli applausi degli Lgbt se li è presi autorizzando l’apertura di un centro per il cambio di sesso a Padova. Il tutto mentre a livello nazionale il suo leader, Matteo Salvini, è arrivato a dichiarare che i figli devono avere un padre ed una madre e che quindi le coppie gay non devono avere accesso alle adozioni. E mentre Fratelli d’Italia è intenzionata a proporre una legge per dichiarare l’utero in affitto reato universale e punire quindi gli italiani che vi fanno ricorso anche all’estero.

E’ dunque evidente nel centrodestra il tentativo di far emergere un’area liberale e liberista, non soltanto in ambito economico, ma anche nel campo dei diritti civili, facendo passare il messaggio che anche da questa parte c’è attenzione e ascolto per i temi Lgbt. Singolare poi l’atteggiamento di chi come Brugnaro in passato ha fatto bandire i libri gender dalle scuole della città con grande risonanza internazionale, e oggi si mostra aperto al tema delle adozioni per le coppie omogenitoriali. Un controsenso se si vuole, o forse il tentativo di inseguire Zaia che già da anni sui diritti delle coppie gay ha marcato le distanze rispetto alla linea dura di Salvini. O forse più semplicemente, tanto Zaia che Brugnaro, ritengono utile guadagnare il consenso di parte del mondo arcobaleno visto che, soprattutto in Veneto, non tutto è schierato a sinistra, ma soffre per le chiusure del centrodestra nazionale sui diritti Lgbt.

Comunque la si pensi sul tema delle famiglie arcobaleno resta il principio di fondo, ovvero l’irregolarità delle trascrizioni delle adozioni da parte dei Comuni. Quindi chi a sinistra come a destra ritiene necessario cambiare le norme si batta in Parlamento per farlo, senza appellarsi ai vuoti normativi per giustificare le proprie fughe ideologiche in avanti.

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