Niente più telefonini e piccoli elettrodomestici nella spazzatura ai primi segnali d’inefficienza. Riparazioni più facili ed economiche anche oltre il periodo legale di garanzia per smartphone, tablet, pc ed elettrodomestici, quindi, per ridurre l’impatto ambientale, sostenere il nuovo corso ambientale e contrastare l’obsolescenza programmata. E’ il provvedimento principale del nuovo disegno di legge della Commissione Ue inerente al diritto alla riparazione. Con tale norma, l’esecutivo Ue punta a dare ai cittadini la possibilità di rivolgersi ai servizi di riparazione quando la garanzia legale dei prodotti, in genere due anni, è scaduta. Saranno poi introdotti requisiti comuni di trasparenza su condizioni e prezzi delle riparazioni.
Negli ultimi anni, spiega la giunta esecutiva di Bruxelles, la sostituzione di smartphone, tablet, pc, dispositivi elettronici ed elettrodomestici è stata spesso preferita rispetto alla riparazione ogni volta che i prodotti diventavano difettosi, mentre non sono stati offerti incentivi sufficienti ai consumatori per ripararli alla scadenza della garanzia legale. Le nuove norme renderanno più semplice ed economicamente vantaggioso per i consumatori riparare anziché sostituire i beni e daranno un impulso al settore delle riparazioni, incentivando produttori e venditori a sviluppare modelli di vendita più sostenibili.
I consumatori potranno dunque far leva sul loro diritto alla riparazione per prodotti ancora tecnicamente riparabili ai sensi del diritto comunitario, rivolgendosi anche a servizi indipendenti rispetto a quelli offerti dai produttori. E’ poi prevista una piattaforma di riparazione online per mettere in contatto i consumatori con riparatori e venditori locali di beni ricondizionati, aiutandoli a comparare le offerte e a favorire la competizione nel settore. Allo stesso modo, Bruxelles introdurrà un modulo europeo di informazione sulla riparazione che i cittadini potranno richiedere a qualsiasi riparatore per aumentare la trasparenza su condizioni e prezzi di servizio e sarà sviluppato uno standard di qualità europeo per le riparazioni.
Ma non è tutto. L’esecutivo Ue ha lanciato anche il suo piano contro il cosiddetto “ecologismo di facciata”: le aziende europee saranno chiamate a offrire prove scientifiche per garantire che le etichette “eco”, “bio”, o a “ridotta impronta climatica” sui loro prodotti siano veritiere, affidabili e comparabili in tutta l’Unione europea. Contro le dichiarazioni infondate gli Stati membri potranno comminare sanzioni amministrative deterrenti, incluse le multe. Le nuove regole comuni sono contenute nella direttiva “Green Claims” presentata da Bruxelles.
L’obiettivo è tutelare i consumatori e gli operatori economici impegnati ad accelerare la transizione verde. Più della metà delle dichiarazioni “ecologiche” sui prodotti fatte dalle aziende esaminate nell’Ue, infatti, è risultata vaga, fuorviante o infondata e quasi il 40% privo di fondamento. L’esecutivo Ue, nel tentativo di contrastare il finto ecologismo si concentra nel dettaglio sulle etichette che riportano le diciture “ecologico”, “climate neutral”, “carbon neutral”, oppure “100% CO2 compensato”, “biodegradabile”, “compostabile”, “bio-based”, “maglietta realizzata con bottiglie di plastica riciclata2, “realizzato con compensazione di CO2”, “imballo realizzato con il 30% di plastica riciclata” o “crema solare rispettosa dell’oceano” per verificarne l’attendibilità. Sono invece escluse le indicazioni come l’Ecolabel già coperte dalle norme Ue o il logo degli alimenti biologici.
Alle aziende la Commissione chiede di fornire prove scientifiche ampiamente riconosciute che dimostrino la veridicità di quanto dichiarato dal punto di vista del ciclo di vita del prodotto, dall’estrazione dei materiali fino allo smaltimento. Le dichiarazioni o le etichette che utilizzano un punteggio aggregato dell’impatto ambientale complessivo del prodotto non saranno più consentite e, davanti alla continua proliferazione di etichette ambientali, Bruxelles ha stimato che ve ne siano in circolazione almeno 230, non saranno permessi nuovi sistemi di etichettatura pubblici, a meno che non siano sviluppati a livello dell’Ue. Qualsiasi nuovo sistema privato dovrà comunque mostrare intenzioni ambientali più elevate rispetto a quelli esistenti e ottenere una pre-approvazione per essere autorizzato. I Paesi membri dovranno garantire l’applicazione delle nuove norme con un sistema di controlli e introdurre sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive per chi non le rispetterà, con importi stabiliti a seconda della natura e gravità della violazione.



