Si intitola BLACKOUT: La transizione ecologica e la deriva dell’Occidente, l’ultimo libro di Ilaria Bifarini, giovane economista e web influencer, autrice di saggi economici di grande successo. Anche quest’ultimo lavoro sta riscuotendo riscontri di pubblico molto positivi, perché in pratica è la continuazione de Il Grande Reset il precedente libro dove viene spiegato come le elìte mondialiste stanno cercando di costruire un nuovo modello di società e anche un diverso concetto di umanità. In questo nuovo saggio viene in pratica descritta la fase 2 del grande reset, ovvero il cosiddetto “green reset”.
Nel precedente libro l’autrice aveva concentrato l’attenzione sulla pandemia e su come la stessa sia stata il pretesto per avviare e consolidare l’operazione del grande reset. Ora che l’emergenza covid è cessata, non c’è affatto un ritorno alla normalità, ma si sta proseguendo il progetto di costruzione di un nuovo ordine mondiale. E come? Secondo Bifarini è oggi la guerra a rendere possibile tutto questo.
Finita la pandemia, il conflitto ucraino è diventato lo strumento con cui mantenere in vita la stagione delle emergenze permanenti. L’Europa ha scelto di entrare in guerra sia a livello diplomatico che militare attraverso l’invio delle armi, ma soprattutto lo ha fatto adottando misure totalmente prive di senso come le sanzioni, che Bifarini preferisce definire “autosanzioni” andando a penalizzare principalmente le stesse economie europee.
Il contesto bellico apparentemente sembrerebbe del tutto scollegato dalla fase precedente, quella dell’emergenza covid e del terrorismo pandemico, ma l’autrice spiega che in realtà non è così. Infatti l’emergenza sanitaria è servita per sondare la remissività dei cittadini e la loro disponibilità ad accettare nuove forme di totalitarismo fondate sulla discriminazione e su presupposti falsamente scientifici.
L’obiettivo oggi è quello di traghettarci verso una nuova crisi, ovvero quella energetica. La guerra per l’autrice è dunque il grimaldello per creare questa crisi e attuare quella transizione ecologica ed energetica che l’Europa sta testardamente portando avanti da anni, inseguendo anche qui teorie scientifiche e climatiche prive di effettive evidenze. Un’operazione che, denuncia Bifarini, sarà attuata attraverso un percorso di forte razionamento energetico, per giunta già operato da aziende ed industrie che, a fronte di un rialzo consistente dei prezzi delle bollette a causa del conflitto russo-ucraino, sono state costrette a ridurre la produzione.
Ma che senso ha tutto questo? L’economista non ha dubbi. Alla base di tutto c’ è un ambientalismo ideologico fondato sul concetto misantropico che vede l’Occidente come principale responsabile dell’inquinamento del pianeta. Nasce da qui un vero e proprio odio nei confronti dell’uomo occidentale, considerato “cancro del pianeta” da cui scaturisce la necessità di pianificare strategie rivolte a bloccare lo sviluppo demografico. Ma per fermare lo sviluppo demografico è necessario prima bloccare la crescita economica. L’incremento della popolazione umana è visto come un pericolo per l’esistenza stessa del pianeta, perché l’uomo consuma risorse e inquina. Il processo è quello di invertire la tendenza, favorire cioè la decrescita demografica.
Si è passati così da un concetto di benessere come obiettivo primario, ad un concetto di colpa, una sorta di religione dell’espiazione per l’uomo, considerato colpevole dei problemi del mondo. Anche la religione cristiana in quest’ottica diventa un ostacolo, nel momento stesso in cui le azioni di carità e solidarietà possono contribuire a favorire l’incremento demografico. Attraverso una narrazione unidirezionale e terroristica, si cerca di spingere l’uomo ad odiare se stesso, ad accettare di essere colpevole dei disastri ecologici, per omologarsi poi interamente ai progetti delle elite mondialiste e favorire così l’affermazione di un nuovo modello di società da realizzare attraverso le emergenze permanenti e le misure totalitarie.
Un blackout energetico cui si affianca anche un blackout della ragione e della civiltà, come conseguenza di tutti questi fenomeni di fanatismo ecologista. E l’informazione mainstream naturalmente è parte di questo disegno. Sulla guerra infatti non si fa alcun riferimento ai disastrosi effetti economici, per il timore che la gente si renda effettivamente conto di quanto la prosecuzione del conflitto attraverso l’invio delle armi produca effetti devastanti per la nostra economia. In questo modo l’Unione Europea potrà continuare ad imporre misure coercitive alle imprese e alle industrie in nome dell’emergenza energetica, della difesa del pianeta e della transizione ecologica. Evitando di presentare il punto di vista degli scienziati non allineati che da anni smentiscono la tesi secondo cui il surriscaldamento globale sia di origine antropica.
Tornando alla crisi energetica essa è dunque chiaramente indotta per favorire questa decrescita demografica occidentale in aggiunta a politiche economiche sempre più recessive. Un delirio ecologico che sta portato la società ad odiare se stessa e ad autodistruggersi attraverso un’autocolpevolizzazione di massa. La massa è pronta, come sotto ipnosi, ad aderire a nuove forme di totalitarismo, che non promettono più prospettive di benessere e di sviluppo ma esattamente l’opposto, ovvero sacrifici, razionamenti, punizioni.
Come difendersi? Bifarini non ha dubbi, serve un profondo risveglio, e fortunatamente c’è chi non è disposto ad uniformarsi alla narrazione univoca dei media mainstream attuata soprattutto con lo strumento della censura. Ci si può difendere con la controinformazione, confidando sul fatto che la maggioranza della popolazione non è ancora del tutto ipnotizzata. Bisogna lavorare soprattutto su quella parte di popolazione che si lascia facilmente trascinare dal conformismo e dalla paura, aiutandola ad aprire finalmente gli occhi. Questa fetta di cittadini può fare da ago della bilancia fra chi è ormai del tutto ipnotizzato dalla propaganda elitaria mondialista ed è dunque pronto ad accettare tutto, e chi invece vi si oppone facendo appunto controinformazione a livello scientifico, economico, ambientale e culturale.
L’umanità è dunque ad un bivio, sta soltanto a noi decidere quale strada imboccare.



