Di Battista, parla Becchi: “Ora Conte ha un altro problema a sinistra”

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Non ha fondato un nuovo partito, ma Alessandro Di Battista torna a fare politica lanciando sui propri canali social lʼassociazione “Schierarsi”, di cui è vicepresidente. “Lʼobiettivo – scrive lʼex parlamentare M5s – è semplice, stare insieme e occuparci, da cittadini attivi, del nostro Paese e di tutte le questioni che decideremo di affrontare. Poi abbiamo un altro obiettivo: prendere posizione. Posizioni nette. Chiare. Per nulla moderate”. Cosa ha in mente? Abbiamo provato a capirlo con il filosofo Paolo Becchi che il mondo ex grillino lo conosce molto bene, avendone fatto parte a tal punto da essere per lungo tempo definito dai media “l’ideologo del Movimento 5Stelle” per poi allontanarsi in seguito e diventare il principale ideologo del sovranismo italiano.

Cosa pensa di questo ritorno in campo di Alessandro Di Battista?

“Noto che se ne sta parlando molto poco ma non è una cosa da sottovalutare. Cosa abbia in mente di fare non è del tutto chiaro, ma penso sia interessante. Lui al momento ha creato un’associazione, non un vero partito, una specie di nuova Associazione Rousseau con la quale però sta chiamando a raccolta molte persone. Ci si può iscrivere con una cifra modesta. Anche il nome di per sé è già un programma”.

Si chiama “Schierarsi”, ma a favore o contro chi?

“Mi pare che i punti fermi siano evidenti, schierarsi contro la guerra e il Mes. Un progetto che possiamo definire certamente di sinistra, in un momento particolare della politica. Le elezioni in Friuli hanno confermato ancora una volta l’affermazione delle destre e un ruolo del tutto minoritario delle sinistre. All’interno delle sinistre il Movimento 5 Stelle è il soggetto messo peggio di tutti, mi pare molto difficile per Giuseppe Conte poter aspirare a guidare la sinistra italiana visto che il Pd sta recuperando consensi e aumentando notevolmente il distacco. Di Battista ha capito che è arrivato il momento di schierarsi, perché fra un anno ci saranno le elezioni europee e lui avrà tutto il tempo per costruire una forza politica antagonista, radicale, non moderata da mettere in campo. Cosa vuol fare come detto non è del tutto chiaro”.

Lei che idea si è fatto?

“Potrebbe essere l’inizio di un nuovo progetto politico, o forse anche il tentativo di fare pressione su Conte perché gli riconosca un ruolo nel Movimento, magari con una candidatura alle europee. Ora lui ha lanciato l’amo, bisognerà vedere quanti abboccheranno. Vedremo quante persone riuscirà a raccogliere”.

Pensa ci possa essere Grillo dietro questa operazione?

“No, mi sento di escluderlo. Non mi sembra ci siano rapporti di grande significato fra lui e Di Battista. Grillo ormai ha fatto il suo tempo e inoltre è tuttora a libro paga di Conte, visto che gli è stata rinnovata la maxi consulenza che aveva come esperto della comunicazione del Movimento. Pare che negli ultimi tempi abbia pure fondato una sua chiesa. Sta di fatto che Grillo è sparito, i media neanche si occupano più di lui. E’ molto più probabile che al fianco di Di Battista ci possa essere Davide Casaleggio che per metà aprile sta organizzando un incontro per ricordare il padre Gianroberto ad Ivrea, con una passeggiata nel bosco che aveva acquistato e dove trascorreva i momenti di riposo. Ci sarà sicuramente Di Battista che a Gianroberto era molto legato, e non è quindi escluso che in quella sede possa presentare il suo nuovo progetto”.

Cosa rischia a questo punto Conte?

“E’ evidente che questo progetto andrebbe a mettere in discussione la leadership di Conte. Perché è vero che Di Battista ormai è fuori dal Movimento, ma al suo interno credo abbia ancora una certa influenza. Ora bisognerà capire, una volta che l’associazione prenderà corpo, quanti saranno disposti a seguirlo. Conte a quel punto ha due strade: o ricucire con lui inglobandolo alle prossime elezioni europee, oppure ritrovarsi con un competitor pronto a scavalcarlo a sinistra con argomenti molto più solidi, sia sulla guerra che sui diritti sociali e il No al Mes e alle politiche austere di Bruxelles”.

Ma non sono gli stessi temi che sta cavalcando il M5S?

“Lo so, ma contro la guerra e l’invio delle armi all’Ucraina Conte non sta combattendo una battaglia di principio, ma sta soltanto facendo opposizione al governo. Quello di Di Battista invece è un No di principio, coerente con la sua storia. Può piacere o non piacere, ma non si può negare che sia stato l’unico esponente dei 5Stelle ad aver sempre condotto delle battaglie di principio. E’ l’unico che ha sempre rispettato le regole, ha fatto un solo mandato parlamentare, non ha chiesto soldi a nessuno e oggi torna in campo perché in politica ci sono degli spazi vuoti da occupare”

Quali?

“A votare ormai ci va soltanto la minoranza degli elettori italiani e sono per lo più a maggioranza di centrodestra. C’è una forte disaffezione soprattutto a sinistra ed è su questa parte di elettorato che Di Battista, che ha sempre rappresentato l’anima movimentista dei 5Stelle, intende secondo me puntare. Teniamo anche conto del fatto che i 5Stelle ormai fondano le loro fortune politiche soltanto al Sud grazie alla difesa del reddito di cittadinanza. Nel resto d’Italia non prendono un voto”.

Pensa che Conte a questo punto debba tentare la strada del recupero di Di Battista?

“Bisognerà vedere la disponibilità di Di Battista. Molto dipenderà dalle adesioni che l’associazione riscuoterà. E’ chiaro che se non ci saranno le basi per lanciare un nuovo partito sarà più conveniente anche per Di Battista giocarsi la carta del rientro nel Movimento, trattando con Conte un ruolo di primo piano e magari una candidatura in Europa. Ma se l’operazione avrà successo e tanti si iscriveranno, penso che si andrà avanti con la creazione di un nuovo soggetto politico. Le prossime elezioni europee potrebbero essere il primo banco di prova e lo saranno per tutti i partiti, perché credo che l’anno prossimo si rimescoleranno le carte un po’ per tutti. Non penso ad esempio che saranno riconfermati i risultati delle ultime elezioni politiche, specie per Fratelli d’Italia, vista la posizione marcatamente a favore del conflitto ucraino e dell’azione della Nato che ha assunto Meloni e che molti elettori di destra non condividono affatto. Posizione che in campagna elettorale il Presidente del Consiglio aveva cercato di sfumare il più possibile sapendo che non era molto apprezzata. Quindi anche per un nuovo soggetto politico come quello eventualmente messo in campo da Di Battista, le europee potrebbero rappresentare un buon trampolino di lancio”.

Ma non pensa che alla fine prevarrà come sempre il voto utile?

“Non ne sarei così sicuro. In Friuli ha molto sorpreso l’affermazione che ha avuto la lista del dissenso capeggiata da Giorgia Tripoli che raccoglieva diverse sigle antisistema. La candidata in questione non è riuscita ad entrare in Consiglio regionale ma ha ottenuto più del 4% superando il Terzo polo. Alle europee si voterà con il sistema proporzionale, non ci saranno le coalizioni e credo che gli spazi per l’ingresso di nuovi movimenti ci siano tutti. Vedremo nei prossimi mesi se l’operazione di Di Battista avrà successo o sarà stata soltanto l’ennesimo fuoco di paglia”.

 

 

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