Pesce d’aprile? Assolutamente no, gli ambientalisti non scherzano.
Infatti l’ultimo blitz degli ambientalisti risale allo scorso primo aprile, gli attivisti di Ultima Generazione si sono muniti di colorante nero -realizzato rigorosamente con carbone vegetale- ed hanno imbrattato la famosa Barcaccia di Piazza di Spagna a Roma. Come ben noto, non si tratta ne del primo ne dell’ultimo atto estremo che gli ambientalisti commettono. Da circa un decennio infatti questi cercano di fare da intermediari tra ambiente e politica, ma tutto ciò non sembra funzionare.
L’unica cosa che sembrano aver generato con successo sono le polemiche che, nel corso di questi anni, non hanno esitato a venir fuori.
Questo purtroppo accade in quanto le masse sono influenzate dai mass media, la maggior parte dei quali dipingono i verdi come estremisti irrispettosi che utilizzano il vandalismo per ottenere visibilità. Di fatto le accuse mosse al movimento ambientalista provengono da lobby interessate al guadagno ma non al pianeta, lobby che, indirettamente, manovrano anche gli stessi mezzi di comunicazione.
Infatti la realtà, purtroppo non evidente agli occhi di tutti, è ben diversa; dietro agli atti degli ecologisti non c’è altro che un sentimento di speranza misto a disperazione. Il nostro pianeta chiede aiuto e in pochi lo ascoltano perché l’interesse primario è quello di sfruttare più risorse naturali possibili affinché il guadagno sia sempre maggiore, ma anche e soprattutto per far fronte alla globalizzazione.
Al contrario il principale obiettivo degli ambientalisti è quello di lasciare, alle generazioni future, un mondo nella quale si possa vivere serenamente e dignitosamente. Non ci si sofferma ad “oggi” bensì si guarda al futuro, questo è quello che sprona gli ecologisti a proteggere il pianeta.
Sembra infatti farsi strada l’idea che, più che una lotta per salvaguardare l’ambiente, sembra essersi trasformata in una lotta contro l’egoismo radicale che caratterizza la nostra società. E chissà, forse l’unico modo per farsi ascoltare è proprio quello di commettere atti estremi.
Di Francesca Pandolfi



