Svezia e Finlandia, cosa si cela dietro decenni di neutralità?

martedì, 11 Aprile 2023
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Se la NATO è stata costituita nel 1949, perché Finlandia e Svezia non vi hanno aderito fin da subito? Quali sono state le ragioni che hanno spinto la Finlandia a far ingresso nella NATO dopo ben 74 anni? 

All’indomani della Seconda Guerra Mondiale, dopo aver sconfitto il comune nemico nazista, le potenze vincitrici iniziarono ad intraprendere percorsi diversi, a tratti opposti, che avrebbero dato vita ad un periodo di forti tensioni conosciuto come “Guerra Fredda”. 

A questo scopo molti Paesi del blocco occidentale il 4 Aprile del 1949, guidati dagli Stati Uniti D’America, che per ben 2 volte erano intervenuti per riportare la pace in Europa nel giro di pochi decenni, firmarono a Washington il “Trattato Atlantico del Nord”. 

Tra i tanti Paesi invitati a partecipare non mancavano certo quelli Scandinavi, ma solo Norvegia e Danimarca aderirono. A nulla era servita, infatti, la loro duplice dichiarazione di neutralità prebellica, violata senza riguardo dalle truppe naziste nel 1939. L’idea di poter subire la stessa sorte sotto l’Unione Sovietica, spinse entrambi i Paesi a aderire immediatamente al Patto Atlantico. 

Diversamente avvenne per Svezia e Finlandia, in cui solo di recente si è riacceso il dibattito su un possibile ingresso nella NATO, in virtù del crescente attivismo militare russo. 

Perché la Svezia, nonostante abbia anch’essa mantenuto uno stato di neutralità dal 1905, protratto durante i due conflitti mondiali, non ha subìto le stesse sorti di Norvegia e Danimarca? 

Sebbene all’apparenza neutrale, al fine di evitare un’invasione da parte delle potenze limitrofe, Stoccolma attuò una spregiudicata politica estera al fianco delle potenze vincitrici. Durante la Seconda Guerra Mondiale consentì dapprima il passaggio di treni solo all’apparenza appartenenti alla Croce Rossa Internazionale, ma che in realtà celavano al loro interno plotoni di soldati tedeschi armati . In un secondo momento, quando le sorti della guerra iniziarono a volgere in favore degli Stati Uniti e dell’Inghilterra, passò al fianco delle Potenze alleate. La Finlandia, dal canto suo, siglò un trattato con l’URSS con il quale si stabiliva, tra le altre cose, che in cambio di una rigorosa neutralità, Helsinki avrebbe beneficiato della piena indipendenza, senza incorrere in un’invasione da parte sovietica. 

Venuti a conoscenza di questo trattato, gli Stati Uniti non proposero alcuna richiesta d’ingresso alla NATO indirizzata alla Finlandia.  

Nonostante nel secondo dopoguerra Helsinki abbracciò una posizione di rigida neutralità, analoga agli svedesi, a seguito dell’invasione della Repubblica Federale Russa dell’Ucraina, questa scelta strategica è stata posta in dubbio, fino a decretare il suo ingresso nel Patto Atlantico, lo scorso 4 Aprile.  

Si potrebbe pensare che la Finlandia abbia fatto un paragone storico tra l’attacco sovietico subìto nel ‘39 e quello russo all’Ucraina dello scorso Febbraio 2022. In entrambi i casi, infatti, esisteva un’evidente sproporzione tra la potenza militare dell’aggressore e quella dell’aggredito, nonostante l’imprevedibile tenacia della vittima che ha sorpreso Mosca nel ‘39 e nel 2022. Nel 2016 Vladimir Putin in visita ufficiale a Helsinki, aveva dichiarato che se la Finlandia fosse entrata nella NATO, la Russia avrebbe adottato delle contromisure opportune nell’ambito della sua pianificazione militare, coerenti con quella che in molti definiscono come una “sindrome dell’accerchiamento russo”. A seguito dell’adesione finlandese, tuttavia, le dichiarazioni del Presidente della Federazione Russa si sono limitate all’annuncio di un rafforzamento della presenza militare al confine con la Finlandia. Una reazione prevedibile, considerando che dal 4 Aprile Mosca condivide ulteriori 1.340 chilometri di frontiera con un paese della NATO. 

Per quanto riguarda la Svezia, il Segretario di Stato americano A. Blinken ha recentemente affermato che, nonostante l’attuale ritrosia di Turchia e Ungheria, conta che Stoccolma possa aderire alla NATO entro luglio di questo anno.  

Anche in questo caso un paese neutrale dalla fine delle Guerre Napoleoniche ha modificato la sua strategia, finora definita di “neutralità funzionale”, una scelta certamente condizionata da quanto avvenuto lo scorso marzo, quando quattro caccia russi avevano attraversato lo spazio aereo svedese sul Baltico, a est dell’isola di Gotland, episodio definito inaccettabile dall’allora ministro della Difesa. 

Saranno quindi i prossimi mesi a risultare decisivi sul tema dell’allargamento della Nato e sulle eventuali reazioni russe, che non si faranno certo attendere.  

Ciò che sembra più difficile prevedere, al momento, è uno spiraglio di pace, per il quale Pechino rimane ancora oggi un possibile prezioso mediatore. 

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