Fi. Berlusconi e il berlusconismo. Un’autobiografia italiana nel bene e nel male

mercoledì, 12 Aprile 2023
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La prima vittoria di Berlusconi, che risale a poco più di un quarto di secolo fa, ha cambiato radicalmente la politica italiana. E soprattutto il costume. In questa sede parliamo infatti, del “berlusconismo culturale”. L’ex presidente del Consiglio è riuscito a “strutturare” un preciso sistema di valori, narrazioni e pratiche sociali. Una sorta di autobiografia nazionale, incarnando mediaticamente e non solo, il cittadino “fai da te”, l’italiano medio, nel bene e nel male, che la prima Repubblica non era riuscita a rappresentare.

Il leader di Forza Italia ha costruito il suo personaggio utilizzando le tecniche proprie dei settori aziendali e imprenditoriali in cui è sempre stato leader. Difatti, una volta raggiunto il successo politico (nel 1994), il Cavaliere non si è limitato ad usare la televisione solamente come strumento “acchiappa consensi”, ma è andato oltre. Un lavoro iniziato va detto, fin dagli anni Ottanta.

Ha prima “berlusconizzato” i cittadini, con le sue tv commerciali (in forte discontinuità rispetto alla Rai pubblica di Stato), poi ha raccolto politicamente tale Dna, intorno al suo progetto di partito-persona. Un amplificatore a 360 gradi di un ethos che ha trovato forma sociologica nel mito dell’individualismo sociale ed economico.

Un travaso tra tv e politica che poi è diventata una costante, e una regola assodata, stravolgendo una comunicazione troppo felpata e istituzionale (caratteristica della prima Repubblica). Il “caso-Berlusconi” è assai particolare.

Il Cavaliere è riuscito a unire il pensiero economico con quello politico. Stiamo parlando della raffigurazione di una società in trasformazione, perfettamente in linea con gli anni Ottanta (poi monetizzati negli anni Novanta con la nascita di Forza Italia): il culto del riflusso, “del privato è bello”, che ha sostituito il “tutto è politico, tutto è pubblico”. Ma è indubbio che da questa rivoluzione “azzurra” si sia formata e affermata una società civile che prima viveva sottotraccia e che il Cavaliere ha portato allo scoperto.

E che ora continua a vivere nel segno delle pulsioni dell’io. Resta da vedere se sia la parte migliore o peggiore dell’Italia.

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