Il 6 aprile scorso il presidente francese Macron e la presidente dell’Ue Von der Leyen sono volati in visita ufficiale a Pechino. La missione della strana coppia era quella di fare pressione sulla Cina, affinchè Xi Jinping assumesse un ruolo attivo per porrre fine alla guerra in Ucraina. L’atteggiamento dei due leader europei, prima della partenza, era molto divergente: minacciosa Ursula Von der Leyen, molto conciliante Emanuel Macron.
Il risultato è stato questo. Macron al suo arrivo in Cina è stato accolto con tutti gli onori da Xi Jinping in persona, mentre a ricevere la Von der Leyen è stato il Ministro dell’Ambiente, che non era certo un pari grado. Inoltre, mentre Macron ha incontrato più volte Xi Jinping e ha avuto con lui un colloquio a porte chiuse, la Von der Leyen ha partecipato soltanto al colloquio a tre, assumendo su Taiwan una dura e controversa presa di posizione. Non poteva mancare il gran finale. Nel viaggio di ritorno la Von der Leyen è stata costretta a prendere un volo di linea, mentre Macron ha volato a bordo dell’aereo presidenziale, il Cotam Unitè.
Durante il viaggio di ritorno Macron ha rilasciato ai giornalisti un’intervista, nel corso della quale ha riproposto “l’autonomia strategica dell’Europa”, per sganciare la Ue dal ruolo di “vassallo” degli Stati Uniti. Macron ha perfino teorizzato che la Ue debbe diventare uno dei tre protagonisti della politica mondiale, collocandosi tra Usa e Cina Popolare. Il mondo si trova nuovamente di fronte a un novello De Gaulle, che ha fatto uscire la Francia dalla Nato, per rivendicare la “grandeur”? Si direbbe proprio di no. Se quelle di Macron non fossero solo chiacchiere, ben altre più concrete iniziative politiche dovrebbero essere messe in campo dal leader europeo per affrancarsi dagli Stati Uniti. Niente di tutto questo. Piuttosto è la solita vecchia tattica del poliziotto buono e di quello cattivo. La Von der Leyen ha svolto con Xi Jinping il ruolo del poliziotto burbero, quello che minaccia il sospettato per farlo cantare. Più difficile il ruolo del poliziotto buono, che deve criticare il poliziotto cattivo e prenderne le distanze, per conquistare la fiducia del sospettato. Così Macron ha dovuto criticare gli Stati Uniti, prendere le distanze dalla Von der Leyen e dagli Usa per ottenere i favori del padrone di casa. Ha funzionato il giochetto? Si direbbe di no. Almeno a giudicare dalla successiva condotta della Cina Popolare che ha dimostrato grande assertività e arroganza nella crisi con Taiwan. Secondo alcuni commentatori, i vertici della Cina Popolare, dopo l’incontro con Macron e la Von der Leyen, si sarebbero perfino rassegnati a dover sostenere nel prossimo futuro guerra contro gli Usa per ricongiungere Taiwan alla madrepatria!



