Dia, la relazione: le mafie nel mondo

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La ‘ndrangheta si conferma l’assoluta dominatrice della scena criminale non solo nella regione d’origine, ma in Italia e a livello internazionale. Traffico illecito di rifiuti, usura ed estorsioni restano settori di primaria importanza. Per questo l’organizzazione criminale calabrese esprime la sua spiccata capacità imprenditoriale grazie alla gestione di ingenti risorse economiche derivanti dal narcotraffico. In tale ambito, le ‘ndrine continuano a rappresentare gli interlocutori privilegiati per i cartelli sudamericani in ragione degli elevati livelli di affidabilità criminale e finanziaria, garantiti da tempo. E’ uno dei passaggi salienti della relazione semestrale, gennaio-giugno 2022, della Direzione investigativa antimafia presentata in Parlamento. 

Negli ultimi anni, anche l’Africa occidentale, tra Costa d’Avorio, Guinea-Bissau e Ghana, e diventata per le cosche di ‘ndrangheta uno snodo logistico sempre più importante per i traffici di droga. Al di fuori della Calabria, oltre a insidiare le realtà economico-imprenditoriali, le cosche tentano di replicare i modelli mafiosi originari facendo leva sui tradizionali valori identitari con proiezioni di ‘ndrangheta che fanno sempre riferimento al crimine quale organo di vertice deputato a dettare le strategie, dirimere le controversie e stabilire la soppressione oppure la costituzione di nuove “locali”, le strutture di coordinamento delle ‘ndrine. Le inchieste sinora concluse hanno consentito di individuare nel Nord Italia ben 46 locali, di cui 25 in Lombardia e 16 in Piemonte.

Uno dei tratti distintivi della ‘ndrangheta, ma anche di tutte le altre organizzazioni mafiose, è il sistematico inquinamento delle procedure di gare pubbliche già dalla fase di stesura del bando mediante varie forme di connivenza con funzionari pubblici. L’analisi è realizzata sulla base delle evidenze investigative e giudiziarie e documenta la tendenza, rilevata da anni, ad assumere il più basso profilo di esposizione e, come tale, particolarmente insidioso proprio in ragione dell’apparente e meno evidente pericolosità. La criminalità organizzata, infatti, preferisce agire con modalità silenziose, affinando la pervasiva infiltrazione nel tessuto economico-produttivo avvalendosi anche delle complicità di imprenditori, professionisti ed esponenti delle istituzioni, formalmente estranei ai sodalizi. Un’indubbia capacità attrattiva è rappresentata dai progetti di rilancio dello sviluppo imprenditoriale nella fase post-pandemica e dall’insieme di misure finalizzate a stimolare la ripresa economica nel Paese attraverso i noti finanziamenti europei del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Sulla base di queste considerazioni, la relazione della Dia propone, con la consueta attenzione allo sviluppo e alle trasformazioni delle organizzazioni mafiose, la descrizione del quadro criminale senza tralasciare gli ulteriori elementi informativi contenuti nei provvedimenti di scioglimento degli enti locali.

L’elaborato sottolinea, inoltre, quanto lo specifico contrasto debba essere svolto soprattutto avvalendosi della cooperazione internazionale attesa la perdurante tendenza delle mafie nazionali a rivestire ruoli di rilievo anche all’estero. È noto come le organizzazioni criminali, italiane e straniere, siano ormai proiettate a valicare sistematicamente i confini nazionali, costituendo una crescente minaccia per la sicurezza degli Stati, delle loro economie e dei diritti individuali. Gli scenari futuri vedono pertanto le economie sempre più contaminate dalle consorterie criminali “multiservizi” in grado di sfruttare nel mondo digitale la capacità organizzativa di fare rete, di stabilire alleanze operative e strategiche tra gruppi diversi, anteponendo l’unità di intenti alle lotte interne. D’altra parte, il limitato ricorso alla violenza, soprattutto nei territori oltre confine evidenziano il rischio che possa ridursi la percezione della pericolosità sociale della criminalità organizzata.

Per una efficace lotta contro tali insidie, la Dia ha sempre sottolineato, durante gli incontri internazionali, la necessità di utilizzare un linguaggio comune, metodologie e normative condivise per massimizzare l’efficacia delle azioni di contrasto poiché i nuovi scenari richiedono strategie congiunte e coordinate ad ogni livello, anche in considerazione del recente interesse della criminalità mafiosa verso il sistema delle criptovalute, nonché un più moderno ed efficace adeguamento normativo da parte dei Paesi Ue e fuori Ue. In particolare, in relazione al crescente sviluppo delle transazioni finanziarie attuate mediante il ricorso a nuove tecnologie e allo scambio di rappresentazioni digitali di valore, quali criptovalute e NFTs, è stato avviato nel periodo in esame un tavolo permanente volto allo studio delle fenomenologie e all’individuazione di possibili elementi di contatto con la criminalità organizzata.

Si evidenzia, altresì, come i rischi insiti nella crescente diffusione degli asset virtuali sui quali anche nel semestre in esame si è incentrata l’attenzione degli organismi internazionali ed europei cosi come quella del legislatore nazionale, trovino conferme nel dispositivo di prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo. Dalla relazione, quindi, emerge la necessità primaria di un approccio globale nel contrasto alla criminalità organizzata, con particolare attenzione all’aggressione dei beni illecitamente accumulati dalle mafie, anche fuori dai confini nazionali, mediante gli strumenti dei sequestri penali e di prevenzione. Su questo fronte, la portata dei provvedimenti preventivi eseguiti nel semestre in esame testimonia la costante attenzione nel peculiare settore della Direzione Investigativa Antimafia che orienta sempre le sue attività a protezione del tessuto economico del Paese dalle ingerenze della criminalità organizzata.

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