Ballottaggio Udine: se Meloni piange, Schlein non ride

martedì, 18 Aprile 2023
4 minuti di lettura

Primo campanello d’allarme per Giorgia Meloni? I risultati del ballottaggio di Udine senza ombra di dubbio hanno rappresentato una inaspettata e certamente non gradita doccia fredda, a due settimane dalla riconquista della Regione Friuli Venezia Giulia da parte del governatore leghista Massimiliano Fedriga.

Il centrosinistra ha infatti conquistato la città, vincendo al secondo turno con Alberto Felice De Toni (in foto) candidato di Pd, Alleanza Verdi-Sinistra e Azione-Italia Viva con il 53%. Sconfitto il sindaco uscente di centrodestra Pietro Fontanini sostenuto da tutte le forze che compongono la maggioranza di governo e che aveva sfiorato la vittoria al primo turno. Un ribaltone in piena regola quindi che ha fatto esultare l’opposizione.

Ad Udine sono andate in scena le prove generali del tanto auspicato campo largo, visto che al primo turno si è saldato un accordo fra Pd-Terzo Polo e sinistra, e poi al ballottaggio sono arrivati anche i voti del Movimento 5Stelle. Per questo dal Pd si sono sentiti in dovere di evidenziare come un’opposizione unita potrebbe essere in grado di sconfiggere il centrodestra.

La vittoria del centrosinistra ad Udine apre riflessioni tanto da una parte, quanto dall’altra.

Per il centrodestra senza dubbio si tratta della prima significativa sconfitta dopo le elezioni politiche del 25 settembre, visto che è il primo comune perso da quando la Meloni sta al governo. Troppo poco per dire che il vento sta cambiando come si sono affrettati a dichiarare dalle parti del Nazareno, ma è pur vero che i ribaltoni politici sono sempre partiti dai livelli locali. E’ dal voto dei comuni che solitamente si registrano le inversioni di tendenza rispetto al governo, ed è dalle elezioni amministrative che in genere riparte la lunga marcia delle opposizioni. E’ avvenuto così anche per il centrodestra che ha vinto alle ultime elezioni politiche dopo aver tolto agli avversari molti comuni e regioni. Quindi per la Meloni potrebbe essere il segno di un malessere che inizia a serpeggiare per un’azione di governo che forse sta deludendo certe aspettative. Vedremo se il trend continuerà o si fermerà soltanto ad Udine. 

Secondo aspetto: come detto ad Udine è andato in scena uno scenario di “campo largo” con dentro tutte le opposizioni: esperimento possibile a livello locale ma molto difficile da esportare sul piano nazionale, ancora meno adesso che il Terzo Polo è esploso. Ma le dichiarazioni di Ettore Rosato di Italia Viva non lasciano spazio ad ambiguità: “Felice per la vittoria di Alberto Felice De Toni sindaco di Udine. Abbiamo costruito un bel progetto per la città e scelto il profilo giusto”, ha detto, lasciando intendere che lo spazio dei renziani è in alleanza con il Pd. Non sappiamo se tutti dentro Italia Viva sono della stessa idea, ma finora al di là dei tatticismi di Renzi la classe politica del suo partito sembra continuare a guardare alla propria sinistra.

La rottura con Azione di Carlo Calenda non sappiamo che tipo di dinamiche aprirà al centro, ma per il momento tutti i tentativi di tirare i centristi verso il centrodestra non sembrano aver prodotto risultati. E’ evidente che resta l’incompatibilità fra renziani e Azione da una parte e 5Stelle dall’altra, che al momento rende impossibile ipotizzare campi larghi a livello nazionale: ma in politica mai dire mai.

In terzo luogo è da capire se a giocare contro il centrodestra possano essere intervenute dinamiche interne alla coalizione, come spesso è avvenuto, ovvero conflittualità o regolamenti di conti fra alleati che potrebbero aver contribuito alla sconfitta. Infatti in Friuli tutti i capoluoghi sono governati dall’alleanza di governo che 15 giorni fa ha riconquistato la Regione con un voto quasi plebiscitario. E come detto al primo turno il sindaco uscente stava saldamente in testa. Davvero ad Udine la sconfitta può essere stata determinata soltanto dal soccorso dei 5Stelle al centrosinistra?

Ma se il centrodestra ad Udine piange, a Roma Elly Schlein non può ridere. Apparentemente l’esultanza ci sta tutta nell’aver tolto un Comune al centrodestra, ma se si vanno a fare analisi politiche più approfondite si scopre che il modello che ha portato alla vittoria, non è propriamente quello disegnato dalla neo segretaria. Ad evidenziarlo è un esponente storico dell’area cattolica del Pd, l’ex segretario della Margherita Pierluigi Castagnetti il quale ha commentato: “L’elezione di Alberto De Toni sindaco di Udine ha un grande significato politico in questo momento di transizione. Una sinistra con cultura riformista, impersonata da personalità competenti e con senso del governo è ciò che serve per tornare a vincere”. E difatti a vincere è un modello di centro-sinistra, una sorta di alleanza tradizionale fra centro moderato e sinistra modello Ulivo, e senza i 5Stelle che si sono accodati soltanto al ballottaggio. Tutto il contrario dell’idea di sinistra radicale che sta portando avanti la Schlein, quella di un Pd movimentista con molta più cultura di piazza che di governo.

I giornali da ieri non fanno che parlare di effetto Schlein come se a trascinare la vittoria del centrosinistra sia stata la neo segretaria. Una ricostruzione che ha infastidito in primo luogo lo stesso De Toni, il quale non senza una vena polemica ha evidenziato come il Pd abbia in pratica riconfermato i voti che aveva già. “Il Pd aveva il 20%, ma non bastava – ha detto a La Stampa – Per vincere bisogna saper creare alleanze: l’unione fa la forza. Io non ho fatto un progetto a tavolino mettendo insieme sette liste, ho iniziato un percorso di convergenza programmatica Abbiamo messo insieme dal Terzo Polo a Rifondazione Comunista, ora chiediamo le royalties sul modello”.

Inoltre il profilo del neo sindaco non è propriamente in linea con il modello Schlein, visto che De Toni non viene dalla sinistra ma dalla Margherita, e nell’ultimo congresso del Pd ha sostenuto la candidatura di Stefano Bonaccini.

Quindi il messaggio che arriva da Udine è esattamente contrario al progetto del Pd targato Elly Schlein. La prima vittoria incassata dal Pd dopo la sua elezione alla segreteria sembra premiare alla grande la linea Bonaccini uscita sconfitta dal congresso democratico. Altro che comunità democratica. .Vedremo cosa accadrà negli altri comuni chiamati prossimamente al voto, ma se il buongiorno si vede dal mattino forse il vento delle primarie non è propriamente quello giusto.

 

 

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.