Sulla ragazza che nella scherma ha fatto vincere l’amica infortunata. Saremo antichi e politicamente scorretti, andremo controcorrente ma la pensiamo così e forse siamo gli unici.
1) Lo sport è sana competizione, da sempre. Rispetta la natura convogliandola in regole e parametri oggettivi e superiori e per tutti uguali
2) Chi ha la sfortuna di infortunarsi in qualunque altro sport sa che ha perso l’occasione
3) La ragazza/amica ha fatto un gesto nobile e sportivo, è verissimo. Altrettanto sportivamente l’altra poteva rinunciare alla vittoria.
4) Quando un tennista si infortuna, può essere anche il più forte, se vuole continuare a giocare sa di perdere (proprio recentemente Djokovic ha perso non essendo in forma). Quando un pallavolista, un calciatore si infortuna viene sostituito subito se necessario, dopo le prime cure. Nessuno tira palle più facili per far vincere l’infortunato anche se più meritevole e non può restare in campo se non è il caso. Perché lo sport è anche l’occasione giusta o l’occasione perduta. Come la vita. È una scuola di vita.
Osannando un gesto sportivo in assenza di un altro altrettanto sportivo se vogliamo definirlo così, stiamo insegnando e portando come modello un snaturamento rispetto alle regole (e oserei dire alla natura) che non fa crescere né lo sportivo né la persona?
Ognuno può interrogarsi. Ma la domanda ha valore.



