Strage di Erba, Meluzzi: “Perché Olindo e Rosa sono innocenti”

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E’ scontro fra magistrati dopo che il sostituto procuratore generale di Milano Cuno Tarfusser ha chiesto la revisione del processo sulla strage di Erba, sostenendo che non vi sarebbero prove per condannare all’ergastolo Olindo Romano e Rosa Bazzi, ritenuti con sentenza definitiva gli autori materiali del barbaro omicidio di Raffaella Castagna, del figlio di soli 2 anni Youssef Marzouk, della madre della donna Paola Galli e della vicina di casa Valeria Cherubini. Il marito di quest’ultima, Mario Frigerio, colpito con un fendente alla gola e creduto morto dagli assalitori, riuscì a salvarsi grazie ad una malformazione congenita alla carotide che gli evitò la morte per dissanguamento. Tarfusser getta pesanti dubbi sulla conduzione delle indagini, lasciando intendere che sarebbero state svolte con il chiaro intento di incastrare i coniugi Romano. La Procura di Como però non ci sta e conferma l’impianto accusatorio, la correttezza delle indagini e soprattutto la solidità delle prove che hanno portato a condannare all’ergastolo Olindo e Rosa in tre diversi gradi di giudizio. Abbiamo chiesto il parere del criminologo e psichiatra Alessandro Meluzzi che il caso lo ha seguito e che già all’epoca aveva sollevato dubbi.

Professore, anche lei è convinto che Olindo Romano e Rosa Bazzi siano innocenti?

“Assolutamente sì, l’ho sempre pensato e oggi sono ancora più convinto. Impensabile che uno spazzaturaio e una colf piccolina di statura possano aver ucciso in due minuti cinque persone senza lasciare alcuna traccia e in maniera così professionale. Mi sembra una cosa irrealistica e inconcepibile”.

Però non sono state trovate piste alternative, altri possibili colpevoli non ci sono. Chi potrebbe essere stato allora?

“Io la mia idea ce l’ho e anche piuttosto chiara. Ritengo si sia trattato di un regolamento di conti ad opera di professionisti esperti del crimine. Da quale parte possa provenire questo regolamento di conti lo fece intendere Azouz Marzouk, il padre del bimbo ucciso, circa la possibilità di una vendetta consumata all’interno di una guerra fra bande opposte di spacciatori magrebini. Mi pare però che questa pista non sia stata battuta, se non in modo molto superficiale, e che si sia preferito da subito cercare delle verità alternative, forse più politicamente corrette”.

Quindi sta dicendo che il procuratore generale di Milano Cuno Tarfusser potrebbe avere ragione nel sostenere che le indagini sono state rivolte in un’unica direzione?

“Sono completamente d’accordo con la tesi del procuratore e con il programma Le Iene, mentre non lo sono affatto con il mio ex programma Quarto Grado, da cui sono stato cacciato, e con il suo conduttore Gianluigi Nuzzi. Devo dire che ho trovato molto inconsistenti, e a tratti anche ridicole, le tesi di coloro che si ostinano a sostenere la colpevolezza dei due imputati”.

Quindi ritiene che i coniugi Romano non sarebbero stati in grado di commettere una strage del genere? E’ tutta qui la sua convinzione?

“Si tratta di una narrazione improbabile ed irreale. E’ ovvio che la Procura di Como si senta in dovere di difendere l’impianto accusatorio che a mio giudizio invece non è mai stato in piedi. Ma gli aspetti poco chiari in questo processo sono stati diversi e non sono stati mai del tutto chiariti. Io penso che il procuratore generale di Milano abbia ragione nel sostenere che le indagini sono state svolte in maniera unidirezionale con l’intento di dimostrare a tutti i costi una tesi precostituita. Se è poi vero che i coniugi, entrambi deboli di mente, sarebbero stati indotti a confessare dietro la promessa di tornare a casa insieme come hanno poi dichiarato, la cosa sarebbe ancora più grave. Penso che tutti questi aspetti debbano essere chiariti”.

Però le prove sono passate al vaglio di tre diversi gradi di giudizio e tutti hanno confermato la colpevolezza degli imputati?

“Non significa nulla. In Italia esiste una concordanza del 98% fra le richieste di rinvio a giudizio e le condanne in terzo grado. Purtroppo una volta che i giochi sono fatti e si è impostata una narrazione colpevolista, amplificata per giunta dal coro mediatico, difficilmente questa viene poi cambiata dai tribunali. Ci vogliono procuratori coraggiosi come Tarfusser per farlo, ma nella stragrande maggioranza dei casi purtroppo prevale il conformismo, la costanza e soprattutto una totale mancanza di volontà di riaprire le indagini. Una volta che viene individuata una verità di comodo e questa può reggere, si va avanti su quella”.

Però stiamo parlando di due persone condannate all’ergastolo. Vuol dire che si è cercato un colpevole ad ogni costo con il rischio di tenere in galera a vita due innocenti? Troppo assurdo per essere vero, non crede?

“Ma guardi che non è questo il solo caso. Vogliamo parlare di Massimo Bossetti? Le sembra che ci siano prove inoppugnabili per condannarlo all’ergastolo? Purtroppo in Italia è altamente probabile che persone innocenti possano finire anni e anni in prigione. La cosa non mi stupisce”.

Secondo lei si arriverà alla revisione del processo per la strage di Erba?

“Lo spero, ma ho molti dubbi in tal senso. Se si arriverà ad una revisione sarà soltanto per ragioni politiche e mediatiche, non certo per un desiderio di ricercare la verità. Non dimentichi poi che esistono degli equilibri molto delicati anche all’interno della magistratura, fra correnti dei magistrati, fra magistrati e media, e lo scontro in atto fra il sostituto procuratore generale di Milano e la Procura di Como sta in parte a dimostrarlo. La verità alla fine conta fino ad un certo punto, perché ciò che si impone è la narrazione mainstream. Lo abbiamo visto ai tempi della pandemia, lo vediamo ogni giorno con la guerra in Ucraina, con la propaganda ecologista che ogni giorno ci viene propinata. Il potere per mantenersi in piedi è costretto a mentire, ma questo purtroppo noi italiani non riusciamo a capirlo. Ascoltiamo e crediamo a tutto quello che ci raccontano i media convincendoci che quella è la verità delle cose. Invece è soltanto ciò che vogliono farci credere per nascondere una verità scomoda per il sistema. Poi se c’è qualcuno che mette in dubbio le false verità viene sistematicamente delegittimato come anarchico e si è puniti. Ne so qualcosa io che come avrà visto sono stato bandito dai programmi televisivi. Non mi lamento, anzi se devo dirla tutta sono onorato di non essere più parte di certi teatrini”.

 

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