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Qualcuno aiuti i ragazzi in tenda spiegando loro che hanno torto

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Come spesso succede, l’editoriale migliore sulla storia delle proteste degli studenti contro il caro affitti è una battuta di Osho, che su Twitter ha scritto “Povera bidella pendolare. Je sarebbe bastato piazzà ‘na tenda a scuola e avrebbe evitato de fasse cojonà da tutta Italia”. E in effetti non si capisce la differenza di trattamento tra l’assistente scolastica che – a quanto raccontava – prendeva il treno tutti i giorni da Napoli per andare a lavorare a Milano non potendosi permettere una stanza in città, e gli studenti che stanno dormendo davanti agli atenei per denunciare nella solita maniera pittoresca e inconcludente il problema del costo degli appartamenti nelle maggiori città italiane. Comprese città dove, in tutta onestà, si fa fatica a dire che gli affitti siano troppo alti, come Napoli.

Ma in realtà si capisce benissimo, e ha a che fare con la tendenza tutta italiana a giustificare e proteggere “i nostri ragazzi”, che vanno tenuti lontani da qualunque preoccupazione e disagio. Così, se alla bidella si può consigliare, anche a male parole, di andarsi a cercare una stanza in brianza e fare la pendolare da lì, nessuno ha il coraggio di proporre lo stesso ai ragazzi perché altrimenti gli aperitivi ai Navigli vanno a farsi benedire, e poi non vorremmo mai che i nostri ragazzi debbano alzarsi un’oretta prima e prendere un regionale, magari senza posto a sedere, per andare a seguire le lezioni.

Non si capisce poi cosa si dovrebbe imporre per risolvere il problema. Imporre ai proprietari di casa di imporre un tetto agli affitti, come se vivessimo in un’economia pianificata? Oppure pagare qualche assegno agli studenti in base ai redditi dichiarati dai loro genitori, rinnovando l’ennesima ingiustizia tutta italiana di garantire più soldi a chi già evade le tasse? Alla fine gli studenti, che certo più di tanto la scomodità delle notti all’addiaccio non le sopportano, sono velocemente tornati alla comodità dei loro letti accontentandosi della promessa fatta dal governo Meloni di stanziare 660 milioni di euro (già previsti dal Pnrr) per combattere il caro affitti. Governo che si è dovuto affrettare a mandare qualche segnale per non vedersi sorpassare da Schlein e Conte nella corsa a consolare i poveri ragazzi.

In ogni caso fa impressione l’indulgenza con la quale l’intera classe politica sta trattando il problema, riconoscendo ai ragazzi ogni ragione e dimenticando di dire che gli affitti erano cari anche vent’anni fa (anzi, a Roma al netto dell’inflazione erano anche più alti) e che prima o poi i conti con la realtà andranno fatti. Continuando a tenere i ragazzi nella bambagia non si fa loro un favore, ma si rende ancora più complicato e traumatico l’impatto con la vita da adulti, fatta di stipendi bassi, affitti alti (perché non è che per i lavoratori ci siano tariffe migliori) e sacrifici di ogni genere. Non stupiamoci poi se molti ragazzi non appena approcciano un mondo tanto più complicato di quello nel quale sono cresciuti, tra bocciature inesistenti, giudizi al posto dei voti e rassicurazioni di ogni genere, corrono subito a rintanarsi in camera loro, offesi perché nessuno sta lì fuori ad aspettarli con un largo sorriso. Passando nel giro di poco dallo status di studente coccolato da genitori, politici e giornalisti a quello di scansafatiche da deridere e sbertucciare, come la povera bidella

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