Non è una novità. Anche a sinistra assistiamo allo stesso “confronto-scontro” che anima da parecchi anni la destra: “manettari vs buonisti”.
E’ un po’ la storia d’Italia dalla prima Repubblica in poi (caduta appunto sotto la scure dell’inchiesta Mani Pulite).
Da un lato, il Dna del Msi, di An (e oggi di Fdi), secondo molti osservatori, rovinato, alterato da Berlusconi che ha imposto alla coalizione, fin dal 1994, valori e posture totalmente estranee (post-dc e post-socialiste): no al giustizialismo, moralizzazione della vita pubblica fino a un certo punto, lotta frontale contro i magistrati (rossi) e iper-garantismo. Una rivoluzione che ancora oggi la Meloni fatica a stoppare e rovesciare (pena il dissenso aperto con Fi e non solo).
Dall’altro, questo bipolarismo si riflette specularmente sulla sponda opposta. C’è la sinistra garantista, liberale, legalitaria (Renzi, parte del Pd) e quella moralista, giacobina (un’altra parte del Pd, il partito di Travaglio, Repubblica-Stampa, Verdi e Sinistra unita).
Ciò spiega gli effetti laceranti della scelta del neo-direttore de l’Unità Piero Sansonetti di ospitare tra i suoi collaboratori nientemeno che Giusva Fioravanti, capo dei Nar, condannato all’ergastolo per terrorismo (e per la strage di Bologna, episodio da lui negato fino allo stremo).
Una decisione che ha suscitato molte polemiche. A partire da Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione dei famigliari delle vittime della strage di Bologna (“Vergognoso, siamo schifati”), da Federico Sinicato, avvocato dei famigliari (“Dare spazi mediatici non è accettabile”), fino a Giovanni Barbera di Rifondazione comunista (“La realtà ha superato la fantasia, Gramsci si starà rivoltando nella tomba”).
Ma c’è un ma. Anzi, tanti ma. Sansonetti è la bandiera della coerenza. Da sempre si professa garantista. In ogni sua apparizione in tv non ha mai deragliato da tale posizione, pure a costo di apparire impopolare. E quindi, evidentemente ha concesso una possibilità a una persona che ha pagato il prezzo del suo passato.
Ma la sinistra che difende il non-pentito anarchico Cospito dal 41 bis (che ha quasi finito di scontare la pena per la gambizzazione di Adinolfi, ma che nel frattempo è stato condannato ad altri 20 anni per l’attentato alla caserma di Fossano), perché fa due pesi e due misure? Agli anarchici o agli ex Br, Nap, Prima Linea, si concede riscatto, esilio dorato e spazio mediatico, ai “fascisti” no?
Infine, il percorso di Fioravanti. Ricordiamo a chi dimentica che nel luglio del 1999 (dopo 18 anni anziché 20) ha ottenuto la semi-libertà; e nel 2004 la liberazione condizionale. E da ultimo, nell’aprile del 2009, dopo 26 anni di carcere, cinque di libertà vigilata e a 31 dall’arresto, ora è completamente libero dalla pena cumulativa come previsto dalla legge Gozzini.
E come se non bastasse ha lavorato presso Nessuno tocchi Caino.
Ecco, Sansonetti non tocca Caino.


