Due giugno. Le gaffe della Rai, Salvini assente, la Schlein che rosica e la Costituzione ignorata

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Di solito, di fronte a un evento magniloquente, fa più notizia chi commette gaffe o chi è assente. E a questa regola non si sottrae mai nessuno, festa del 2 giugno compresa.

Elisa Anzaldo, inviata del Tg1, ha detto che col referendum istituzionale “gli italiani scelsero la monarchia”. Apriti cielo. Una vera e propria pacchia per la rete, i naviganti e i revisionisti. La giornalista, del resto, non nuova a tali scivolate, è diventata in un nanosecondo da un lato, il simbolo della superficialità dell’incombente “corso mediatico meloniano” (anche se lei stessa è balzata agli onori della cronaca proprio per aver ironizzato in diretta sulla premier); dall’altro, è diventata il paradigma della verità, visto che in tanti sono convinti, e non senza elementi a supporto, che ci furono vistosi brogli a favore della Repubblica.

Riassumiamoli: le schede elettorali duplicate, il conteggio dei numeri, ossia la questione della maggioranza legale che avrebbe dovuto contemplare pure i voti bianchi e nulli divisi per 50%, riducendo di molto la differenza tra Repubblica e monarchia, i 30mila ricorsi di insigni giuristi, le strane dimissioni del presidente Giuseppe Pagano della Consulta che non ha mai omologato i risultati referendari (e quindi, proclamato ufficialmente la nuova forma di governo), limitandosi esclusivamente a prendere atto dei dati trasmessi dall’allora ministro degli interni, il socialista Romita; la non partecipazione della Venezia Giulia e dei reduci, l’ambigua lettera di De Gasperi al ministro della Real Casa Falcone Lucifero, in cui si riteneva improbabile la vittoria della Repubblica etc). Lo stesso De Gasperi che, in un secondo tempo, di fronte alle resistenze di re Umberto circa la legittimità dei risultati, si è autoproclamato capo di Stato provvisorio, effettuando un colpo di mano arbitrario e mettendo il sovrano nelle condizioni o di provocare una guerra civile o, come saggiamente ha fatto, di lasciare il paese verso un ingiusto esilio.

E ancora, ha colpito l’assenza del vice premier Matteo Salvini, noto in passato per aver postato messaggi non proprio favorevoli alla celebrazione del 2 giugno. Forse perché vive il ritorno di fiamma del federalismo o dell’autonomismo padano contro il centralismo romano? O perché sicuro che la Meloni gli avrebbe tolto la scena?

E che dire della sinistra, totalmente sparita dalla Festa? Che ordine avrà dato la Schlein ai suoi? Certamente, avrà rosicato in anticipo per la lettura “eccessivamente patriottica” che riteneva avrebbe veicolato l’odiata Meloni. Cosa realmente accaduta. E avrebbe rosicato pure per gli applausi e la visibilità della sua antagonista. Cosa realmente accaduta.
Non c’è cosa che fa più indignare Pd, pacifisti, verdi, laicisti, globalisti, e compagnia cantando, del tripudio dei valori e dei simboli considerati dalla loro ideologia medioevo, nazionalismo, nostalgia littoria. A cominciare dalle sfilate, dall’esercito in bella mostra, dagli inni e dalle bandiere col tricolore (fuori dal calcio).

Dulcis in fundo, il presidente Sergio Mattarella che si ostina a trasformare ogni ricorrenza di forte impatto popolare nel “patriottismo della Costituzione”, che svuota il “patriottismo della nazione” (culto della destra).
Vorremmo sommessamente ricordare al Colle che la Costituzione da un po’, specialmente da parte delle istituzioni, dei partiti e di alcuni governi, è stata usata quando è convenuto e ignorata quando è convenuto.
Abbiamo già dimenticato lo “Stato etico sanitario”, col suo passaporto verde che ha compresso quelle libertà costituzionali che retoricamente vengono magnificate a costo zero? E il nuovo “Stato etico green”, che si sta presentando con le medesime restrizioni e i medesimi obblighi?

Qualcuno ricorda l’articolo tre della Carta che parla esplicitamente di pari dignità senza distinzione (di sesso, religione) e scandalo “di razza”. E come mai il mainstream odia tale parola, vorrebbe cancellarla? E dove sta scritta la parola antifascismo nei suoi articoli? Nella dodicesima norma transitoria e finale che vieta la riproposizione del partito fascista che non ha impedito l’esistenza del Msi? Ma negli altri?

E’ vero che la Costituzione è stata partorita dagli antifascisti, ma tale principio è solo interno al suo spirito. A meno che non si voglia collegare la libertà, i diritti, la sovranità, il lavoro all’antifascismo. E allora definiamola “antitotalitaria”, collegandola al nazismo e al comunismo.

Qualcuno ricorda l’articolo 11 della Costituzione, relativo alla pace? E come mai si parla solo di armi?
E l’articolo 29 che ritiene la famiglia “società naturale” (allora la natura esiste e non c’è unicamente la mente e i suoi desideri, come da religione gender); famiglia dunque, cellula precedente all’impianto giuridico. E come mai il dibattito ideologico imposto dalla sinistra parla ossessivamente di famiglia “tradizionale” (parola inesistente), e famiglia moderna, arcobaleno (altra parola inesistente), quando invece, dovremmo usare la parola “formazione sociale”?
Ecco, piccoli esempi di gaffe, assenze e retorica astratta che non dovrebbero mai caratterizzare un giorno autentico, come il 2 giugno, che ha a che fare con la nostra identità culturale, storica e religiosa. E che merita verità, giustizia senza strumentalizzazioni.

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