Carlo De Benedetti ospite a Dogliani del 12esimo Festival della Tv, intervistato da Daniela Preziosi giornalista de Il Domani (il quotidiano di sua proprieta dove ha già dato il benservito all’ex direttore Stefano Feltri per essersi opposto alle sue strategie aziendali) ha preconizzato una rapida caduta di Giorgia Meloni e l’avvento di un nuovo governo tecnico. E’ convinto che l’Italia con la destra al governo andrà presto a sbattere perché Meloni sarà incapace di “reggere il passo con l’Europa” e quindi sentenzia: “Ci salverà l’impreparazione di questa banda di incompetenti che governa. Adesso non voglio fare i singoli nomi, tanto sono tutti uguali. Ma io sono convinto che Meloni andrà a sbattere sull’Europa, perché non è in grado di tenere il passo con l’Europa. Io ci tengo all’Italia e quindi pensare che andremo a sbattere mi toglie la soddisfazione di non vedere più quella faccetta lì che gira per Palazzo Chigi con la tv che la segue”.
Niente male per il leader del capitalismo italico che ha sempre pascolato a sinistra, un vero signore nello stile e nella classe, non c’è che dire. De Benedetti non soltanto si diverte a gufare contro l’Italia dando per scontato che presto andremo a sbattere e sarà necessario affidarsi al nuovo “uomo della Provvidenza” versione Monti e Draghi, ma dimostra chiaramente un “razzismo” culturale tipicamente radical chic che porta alla demonizzazione non soltanto politica, ma anche personale e fisica dell’avversario.
Ecco così il termine “faccetta” utilizzato chiaramente per ridicolizzare la premier, eidenziando così la scarsa considerazione che nutre nei suoi confronti, con un chiaro intento svilente, simbolo di un’avversione personale prima ancora che politica. Un odio ideologico che porta chiaramente a detestare l’avversario, al quale non si risparmia nulla, la denigrazione professionale (banda di incompetenti ed incapaci) e l’offesa personale (quella faccetta lì).
Con un colpo De Benedetti ha offeso migliaia di italiani che democraticamente hanno eletto quello stesso governo che spera di veder presto rovesciato in favore dell’ennesimo esecutivo tecnico frutto delle manovre di palazzo, dall’altro ha dimostrato di essere un chiaro emblema di quella sinistra che si sente superiore culturalmente e moralmente e che fatica ad accettare la volontà del popolo sovrano quando premia la destra. E che di fronte al nemico che governa gufa che tutto vada male e che l’Europa ci metta nelle condizioni di dover richiamare il Draghi di turno.
Ma se giustamente è montata l’indignazione a destra, c’è chi fa notare che Giorgia Meloni farebbe bene a compiacersi degli attacchi dell’Ingegnere, visto che tradizionalmente De Benedetti ha portato sempre poca fortuna politica ai suoi favoriti e tanti successi a chi ha sempre combattuto.
Silvio Berlusconi ne è senza dubbio l’esempio più lampante. Lo storico nemico lo ha combattuto con ogni mezzo, soprattutto attraverso il suo ex storico giornale La Repubblica, dandolo per morto decine di volte, tentando di abbatterlo sul piano politico e giudiziario, ma non centrando mai l’obiettivo, visto che Berlusconi è rimasto in sella per oltre un ventennio, ogni volta che è caduto si è rialzato più forte di prima e ancora oggi, nonostante l’età e i gravi problemi di salute, continua ad occupare la scena e a svolgere un ruolo nel centrodestra, sia a livello nazionale che europeo. Soltanto in tribunale è riuscito a sconfiggerlo spillandogli un maxi risarcimento per il Lodo Mondadori che, secondo sentenze successive, sarebbe stato ottenuto corrompendo i giudici che diedero ragione alla Fininvest.
E’ invece andata male a tutti i politici che hanno goduto della sua stima e sponsorizzazione. Ne sanno qualcosa nell’ordine:
Francesco Rutelli che nel 2001 si candidò come leader del centrosinistra con tanto di benedizione e sostegno pubblico dell’Ingegnere e fu sconfitto alle politiche da Berlusconi.
Walter Veltroni che fu appoggiato nella corsa alle politiche del 2008 e nel progetto del partito a vocazione maggioritaria che nell’ottica debenedettiana avrebbe finalmente semplificato il quadro politico e assicurato stabilità al Paese. Veltroni perse rovinosamente sempre contro Berlusconi (dato per l’ennesima volta morto due anni prima dopo aver perso per pochi punti alle politiche del 2006), e il progetto del partito a vocazione maggioritaria si rivelò un completo fallimento.
Matteo Renzi che dopo il 41% delle europee fu definito “un vero fuoriclasse, empatico come Fanfani, abile come Craxi” preconizzando per lui un futuro da grande leader, una carriera brillante che avrebbe fatto dimenticare Berlusconi e archiviato definitivamente il berlusconismo. Era il 2014, due anni dopo Renzi perdeva il referendum costituzionale, lasciando Palazzo Chigi e avviandosi verso un graduale declino da cui non si è più rialzato visto che oggi guida un partito che nei sondaggi non arriva nemmeno al 3%.
E venendo ai giorni nostri non sono passate che poche settimane dagli abbracci con Elly Schlein incoronata alla festa de Il Domani come la nuova, dinamica e brillante leader della sinistra, la grande speranza per l’Italia. A giudicare dai risultati delle ultime elezioni amministrative appare evidente come anche stavolta, se il buongiorno si vede dal mattino, la segretaria dem abbia poco da gioire per l’abbraccio dell’industriale, storica tessera numero uno del Pd.
A proposito, dove sono tutte le intellettuali di sinistra che si indignarono quando Berlusconi durante un concitato dibattito televisivo a Porta a Porta definì Rosy Bondi “più bella che intelligente?”. Come mai nessuna ha sentito il bisogno di solidarizzare con la Meloni per quel termine “faccetta lì” che detta ad una leader di sinistra avrebbe già comportato la rivoluzione? La verità è che a sinistra tutto è permesso, in nome di quella superiorità morale che porta quelli come De Benedetti a considerarsi l’incarnazione del bene, della morale, della competenza e a trattare gli avversari politici come impresentabili. Un razzismo culturale ed ideologico, lo stesso che per esempio ha visto alcuni giornali fare ricorso ad una satira molto sgradevole, non soltanto nei confronti della premier ma addirittura contro i suoi familiari; come avvenuto alla sorella Arianna con offese di chiaro stampo sessista.
Vedremo se il gufare di De Benedetti contro la Meloni si trasformerà anche stavolta in una sorta di effetto boomerang, allungando la vita politica della premier a Palazzo Chigi. E visto che l’Ingegnere parla anche di un’Europa che dovrà dare il colpo di grazia alla leader della destra, quale miglior viatico per una Meloni che sogna di spostare l’asse europeo in favore di un’alleanza fra Popolari, Liberali e Conservatori dopo le prossime elezioni europee?
Di certo quella che è già in discussione è invece la permanenza della Schlein al Nazareno, ed è alla fine molto più probabile che dalle parti del Pd si liberino di lei molto prima che riesca a liberare il governo, come ha auspicato il suo mentore di Ivrea.



