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Draghi torna in campo per salvare la Ue

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Draghi torna in campo per salvare la Ue. Il timore della Russia e l’inconsistenza di Bruxelles
Le esternazioni di Mario Draghi, riserva e risorsa della Repubblica, si prestano a tante interpretazioni. Tutte giuste ma pure opinabili. D’altra parte, Super-Mario è sempre stato così. Fin da quando è andato al governo e anche ora, quando si concede qualche dichiarazione urbi et orbi solo apparentemente estemporanea. In realtà, assai mirata (sa dove colpire).
Infatti, delle due l’una, o i suoi concetti sono personali (ovviamente legittimi), o come più probabile, sono il veicolo preferenziale di una precisa visione elitaria, bancaria, finanziaria globalista del mondo. In soldoni, concetti eterodiretti.
Ben inteso, lui per formazione ed esperienze professionali non si fa usare, concorda totalmente con la visione complessiva di quel sistema di cui lui è stato, ed è, un importante referente.
Ricordiamo le famose frasi che hanno fatto cadere in un colpo solo quella finta maschera felpata, neutra, serena, calma, di competente quasi anaffettivo che considera il popolo (e di conseguenza il populismo politico), un gregge da educare e irreggimentare, tipo “chi non si vaccina muore”, oppure “volete la pace o il condizionatore?”.
Ecco, non erano parole al vento, ma precisi diktat ideologici dall’alto. Tradotto: nel primo caso, gli interessi delle lobby farmaceutiche strutturalmente unite in quel momento ai governi che avevano e hanno per definizione l’interesse a usufruire di un’emergenza permanente per bypassare le libertà costituzionali, il parlamento, gestendo il potere senza eccessivi ostacoli. E nel secondo caso, gli interessi di una Ue che stava come sta, costruendo un futuro altrettanto ideologico, si legga l’economia green (altro diktat-regime che ci arriverà addosso, con un nuovo passaporto per vivere, lavorare, vendere o affittare le nostre case).

Il mantra draghiano, come noto, è Bruxelles e la guerra. Due impostazioni che coincidono. Parlando al Mit di Boston è stato chiaro. “Accettare una vittoria russa o un pareggio confuso indebolirebbe fatalmente altri Stati confinanti e manderebbe un messaggio agli autocrati che l’Ue è pronta a scendere a compromessi su ciò che rappresenta, su ciò che è. Segnalerebbe inoltre ai nostri partner orientali che il nostro impegno per la loro libertà e indipendenza – un pilastro della nostra politica estera – non è poi così incrollabile”. E ancora: “Accettare una vittoria russa infliggerebbe un colpo fatale all’Ue”.

Perché lui ha così paura della guerra e dei suoi eventuali esiti? Teme che possano affermarsi ragioni geopolitiche alternative alla narrazione europeista, atlantista a guida Usa? Che magari mettono al centro, come papa Francesco in un primo tempo aveva fatto capire, l’abbaiare della Nato alle porte di Mosca? Oppure, che la stessa economia Green possa fermarsi in favore di una visione integrata delle strategie energetiche, non eliminando gas, petrolio e carbone, ricchezze ad esempio, guarda caso della Russia?
Se Bruxelles, per non capitolare e compattarsi ha bisogno di armare Kiev, è oggettivamente messa male.
E anche qui, il pensiero di Draghi è emblematico: “La guerra in Ucraina, come mai prima d’ora, ha dimostrato l’unità dell’Ue nella difesa dei suoi valori fondanti, andando oltre le priorità nazionali dei singoli Paesi. Questa unità sarà cruciale negli anni a venire”.
Spiegazione rovesciata: la Ue non ha valori fondanti, se non la visione mercantilista, non ha una sua vera autonomia e rischia di sterzare a destra alle prossime elezioni (e qui molte cose potrebbero cambiare).

Approfondiamo. La sovranità è il valore della Ue? Ma quale? Stati che non battono moneta, non sono padroni della loro economia (si legga privatizzazioni, sudditanza nei confronti dei mercati internazionali), delle loro infrastrutture, delle loro fonti energetiche che sovrani sono? Allargando, nemmeno la Ue è sovrana: la Commissione non è eletta dal popolo, i suoi membri sono cooptati. Vogliamo parlare delle 14mila lobby che condizionano le sue direttive e scelte?
La libertà è il valore della Ue? Quella dello Stato etico sanitario e ora Stato etico verde? Oppure quella che impone l’ideologia gender o le richieste del mondo Lgbtq come fossero il modello unico di società, facendo le pulci agli Stati che ancora dovrebbero conservare il primato sul diritto di famiglia?
Draghi, per concludere, non comunica mai a caso.

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