Torna Grillo sul palco (politico) e propone le “Brigate di cittadinanza attiva”, con tanto di passamontagna. Ma, andando oltre la strumentalizzazione tipica del gioco partitico e l’indubbio effetto negativo delle sue affermazioni che evocano un passato da dimenticare (gli anni di piombo, le Br), lo stupore è ben altro.
Innanzitutto, se l’ex capo politico, ex motivatore, ex garante del Movimento, l’espressione più alta e totale di come un soggetto politico possa essere liquido, passando dall’alternativa al sistema delle caste, della corruzione, a cementatore, difensore dello status quo, con leghisti, dem, Draghi, amplificatore del pensiero unico liberista e laicista (la mistica dei diritti), con l’esito elettorale che conosciamo, voleva fare un favore al nuovo corso barricadero e giacobino di Conte, c’è riuscito.
Tutti i giornali, infatti, si sono concentrati sulla manifestazione di sabato che, sotto un sole cocente, ha radunato qualche migliaio di persone, aggregando varie proteste attualmente in atto nel Paese (soldi, inflazione, orfani del reddito di cittadinanza, assertori del salario minimo, pacifisti anti-Nato etc).
Anche se i titoli sono stati dedicati alle Brigate.
Ma il messaggio sottovalutato è quello relativo all’intelligenza artificiale (concetto venuto subito dopo). Tradotto dal grillese: tanto la IA sostituirà i lavoratori, espellendoli dalla catena produttiva, non ci sarà nulla da fare, ergo è inutile reagire, state tutti sul divano (modello-reddito di cittadinanza), e per non fare la rivoluzione, meglio accontentarsi di un reddito universale incondizionato di sopravvivenza. Che meraviglia di proposta. Che la dice lunga sul vero volto del grillismo: finta protesta, in realtà, guardie bianche della modernità, con il consenso delle lobby del fotovoltaico, dell’elettrico, dell’IA, che contano.
Un trucchetto svelato, fin da quando da sedicenti rivoluzionari, che avrebbero voluto tagliare il parlamento come una scatoletta di tonno, anziché recarsi il giorno della loro prima elezione secondo la prassi, presso il Palazzo, preferirono andare a rendere omaggio prima all’ambasciatore Usa del momento, nel nome del vecchio motto a guida americana: il populismo usato per decapitare gruppi dirigenti non graditi (una delle chiavi di lettura storiche di Tangentopoli).
Ma torniamo alla “frase incriminata”, pronunciata da chi ha stipulato un contratto di comunicazione di 300mila euro annui col vertice pentastellato: “Brigate di cittadinanza”. Ricordiamo che quando la destra propose i “comitati civici di controllo e sicurezza del territorio contro migranti e spacciatori”, la sinistra, i giornali e i soliti intellettuali schierati, insorsero richiamando il pericolo delle squadre fasciste (la Milizia Volontaria Sicurezza nazionale).
Una posizione subito imitata, però, da amministratori dem, che pensarono a “comitati civici per l’ambiente”. Idea al contrario, esaltata dal mainstream, come simbolo e segnale virtuoso di autorganizzazione civile.
Delle due l’una, o nessuna autorganizzazione civile è legittima o lo sono tutte. Non lo stabilisce un Tribunale della Verità di orwelliana memoria e fattura.
Anche perché chi filma, riprende in diretta i rom che scippano i cittadini sulle metro, rischia, secondo la sinistra, di “violare la loro privacy”, e viene spesso accusato di sostituirsi alla legalità, alla Polizia, incitando di fatto alla vendetta personale.
Ultima domanda: perché cittadini col passamontagna? Per non far vedere che si può pure lavorare, o perché non è funzionale al reddito universale di sopravvivenza?
Grillo dovrebbe rispondere.



