Matteo si è rifugiato, dicono, a Viterbo; Vito e Alessio chissà dove. Cercano l’oblio per sfuggire alle minacce e al pubblico ludibrio. Dopo aver causato a bordo di un Suv il grave incidente automobilistico sulle strade di Casal Palocco nel quale è deceduto il piccolo Manuel Proietti, l’allegra compagnia di scavezzacolli, nota alla folla dei 600mila followers come “The Borderline”, si è sciolta per sempre. «La tragedia accaduta è talmente profonda – hanno scritto Matteo, Vito e Alessio – che rende per noi moralmente impossibile proseguire questo percorso. Pertanto, il gruppo The Borderline interrompe ogni attività con quest’ultimo messaggio. Il nostro pensiero è solo per Manuel». Titoli di coda, fine delle trasmissioni e canale Youtube chiuso.
“Borderline” in inglese significa confine, limite di demarcazione. Ecco, i ragazzi del Suv avevano deciso di chiamarsi così, per cercare, durante le proprie documentate sfide social, di osare quasi l’inosabile, di avvicinarsi il più possibile al punto di non ritorno senza mai superarlo. Invece, loro malgrado, hanno varcato la soglia della zona proibita e hanno causato l’irreparabile. Per inciso, Yahya Hkimi, lo studente diciottenne che la settimana scorsa si era tuffato nelle acque del Secchia per farsi riprendere, non ce l’ha fatta.
Casal Palocco caso limite? Tutt’altro. Le challenge social sono un fenomeno assai diffuso tra gli adolescenti perennemente immersi negli ambenti del web. Circa 243mila ragazzi, tra gli 11 e 17 anni, hanno partecipato almeno una volta nella vita a una sfida social pericolosa. Il dato fa parte dello studio epidemiologico realizzato nell’ambito del Progetto dipendenze comportamentali nella “Generazione Z”, realizzato dal Centro Nazionale Dipendenze e Doping e dall’Istituto Superiore di Sanità, con il supporto del Dipartimento delle Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Per lo studio sono stati intervistati nell’autunno del 2022 più di 8.700 studenti tra gli 11 e i 17 anni, 3.600 circa delle scuole secondarie di primo grado e 5.100 circa delle secondarie di secondo grado, sul territorio nazionale, selezionati in modo da avere un campione rappresentativo della popolazione. L’indagine ha focalizzato l’attenzione anche sulle caratteristiche dei ragazzi con un profilo di rischio (tratti di personalità; dimensione relazionale; contesto famigliare, scolastico e sociale; qualità del sonno) e comportamenti legati all’utilizzo di internet, quali sfide social quali il doxing (pratica di cercare e diffondere pubblicamente online informazioni personali e private altrui), il sexting (scambio di messaggi, audio, immagini o video, a sfondo sessuale o sessualmente espliciti), il morphing (tecnica che permette di trattare le immagini mutandole gradualmente da una forma iniziale a una di arrivo). Ai ragazzi è stato anche chiesto se avessero mai partecipato a sfide social pericolose e in 243mila hanno risposto, appunto, affermativamente. Nel questionario sono state specificate a titolo di esempio alcune sfide social di tendenza molto pericolose.
Andando a focalizzare l’attenzione sulle fasce di età 11-13 e 14-17 anni si osserva che è un fenomeno più diffuso tra i più giovani; infatti tra gli studenti 11-13 anni la prevalenza è 7,6% (129.310 studenti) e tra gli studenti 14-17 anni è 5% (pari a 113.849 studenti). A conferma di quanto emerso dalla letteratura scientifica di riferimento, secondo l’Iss è un fenomeno che riguarda i maschi e le fasce d’età più giovani. La prevalenza tra i maschi 11-13 anni è 10% (pari a 87.802 studenti), tra i maschi 14-17 anni è 6,1% (pari a 71.544) a seguire le femmine 11-13 anni (5,3% pari a 43.923 studentesse) e le femmine 14-17 anni (3,3% pari a 37.049 studentesse). Confrontando le età, la prevalenza passa dall’8% tra gli studenti di 11 anni al 4,3% tra gli studenti di 17 anni.
Nel complesso, però, non va dimenticato che sono davvero troppi gli adolescenti italiani problematici: più di un milione sono a rischio di dipendenza da cibo, quasi 500mila dai videogiochi, quasi 100mila dai Social Media. Diffuso anche il fenomeno dell’isolamento sociale (conosciuto come Hikikomori nella sua manifestazione clinica estrema), che riguarda l’1,8% degli studenti medi e l’1,6% di quelli delle superiori. Coloro che presentano rischio maggiore sono quelli che confessano di avere difficoltà a parlare con i propri genitori di vicende che li preoccupano.


