Un vero demonio o soltanto una vittima di calunnie?
Continua a far discutere, dentro e fuori la Chiesa, la vicenda che vede protagonista padre Marko Ivan Rupnik il gesuita fondatore del Centro Aletti che promuove l’incontro fra cultura, arte e fede, accusato di abusi fisici e psicologici nei confronti di circa nove suore e di diverse allieve della scuola che fa parte dell’Istituzione. Sarebbero in totale una ventina le presunte vittime, alcune delle quali hanno definito il religioso e artista sloveno “un aggressore seriale”.
Il caso del gesuita, per altro conosciuto in tutto il mondo per i suoi mosaici, ha finito con il coinvolgere anche papa Francesco che è stato accusato dai settori tradizionalisti di aver “protetto” il proprio confratello, intervenendo per bloccarne la scomunica. Due pesi e due misure quindi da parte del pontefice: inflessibile con gli avversari, tollerante con gli amici anche se accusati, come in questo caso, di reati penali e canonici decisamente gravi (ci sarebbe anche l’assoluzione di un complice in confessione).
Ma sono in molti a ritenere che padre Rupnik sia in realtà vittima di una macchinazione, anche se il numero elevato di persone che dichiarano di aver subito abusi da lui è piuttosto consistente.
Nei giorni scorsi Rupnik è stato dimesso dalla Compagnia di Gesù. L’ordine fondato da Sant’Ignazio di Loyola e a cui appartiene anche papa Bergoglio, ha spiegato le motivazioni in un comunicato nel quale dichiara: “A causa del suo rifiuto ostinato a osservare il voto di obbedienza Marko Rupnik è stato dimesso dalla Compagnia di Gesù. Informiamo con cuore addolorato che il giorno 9 giugno 2023 il p. Generale ha dimesso dalla Compagnia di Gesù p. Marko Ivan Rupnik. Questo è stato fatto in conformità al diritto canonico, a causa del suo rifiuto ostinato di osservare il voto di obbedienza.
Il Team Referente in casi di denunce nei confronti di gesuiti appartenenti alla D.I.R. (Case ed Opere Interprovinciali della Compagnia di Gesù) ci ha consegnato nel febbraio 2023 il suo dossier relativamente alle numerose denunce di ogni tipo che ci sono giunte, provenienti da fonti molto diverse e per fatti avvenuti in un arco temporale di oltre 30 anni a riguardo di padre Rupnik. Come Superiori abbiamo ritenuto il grado di credibilità di quanto denunciato o testimoniato come molto alto e ci siamo attenuti alle indicazioni e alle raccomandazioni forniteci dal Team Referente nelle sue considerazioni finali.
Così abbiamo imposto a padre Marko Rupnik di cambiare comunità e di accettare una nuova missione in cui gli abbiamo offerto un’ultima possibilità come gesuita di fare i conti con il proprio passato e di dare un segnale chiaro alle numerose persone lese che testimoniavano contro di lui, per poter entrare in un percorso di verità. Di fronte al reiterato rifiuto di Marko Rupnik di obbedire a questo mandato, ci è rimasta purtroppo una sola soluzione: la dimissione dalla Compagnia di Gesù”.
Fino ad oggi il diretto interessato non ha mai risposto alle accuse e molti hanno ricavato l’idea di un’oggettiva difficoltà a difendersi, quasi un’indiretta ammissione di colpevolezza. Ma ecco che a prendere le sue difese è sceso in campo direttamente il Centro Aletti con una nota che contesta completamente la ricostruzione fornita dalla Compagnia di Gesù.
Nella nota del centro si legge: “Inspiegabilmente, il comunicato della D.I.R. omette di rendere noto che è stato direttamente p. Marko Rupnik, già il 21 gennaio u.s., a presentare alla Compagnia di Gesù, osservando tutte le condizioni canoniche richieste, istanza per poter uscire dall’Ordine, essendo in toto venuta meno la fiducia verso i propri superiori una volta che questi hanno purtroppo dato ripetuta prova di favorire una campagna mediatica basata su accuse diffamanti e non provate (che hanno esposto a forme di linciaggio la persona di p. Rupnik e tutto il Centro Aletti), rispetto al fornire agli organi di stampa la corretta informazione fondata su atti e documenti, in proprio possesso, dimostrativi di una verità diversa da quanto veniva pubblicato.
Parimenti, il comunicato della D.I.R. omette di riferire che, per i medesimi motivi di sopraggiunta sfiducia verso i superiori, anche gli altri gesuiti del Centro Aletti hanno fatto domanda di indulto per uscire dalla Compagnia e sono in attesa che si concluda il relativo procedimento, per poter continuare l’esercizio del loro ministero sacerdotale.
In tale contesto, incentrato sulla pregressa richiesta inderogabile di uscita dall’Ordine di p. Rupnik, appare intuibile l’illogicità della nuova missio con trasferimento affidatagli il 9 marzo, salvo a volerne cogliere il fine puramente strumentale di precostituire (come difatti avvenuto) il presupposto per una disubbidienza su cui poi fondare il Decreto di dimissione.
È presumibile, pertanto, che padre Rupnik resterà fermo nella sua già manifestata volontà di uscire dall’Ordine, continuando a vivere questo momento nel discernimento e nella comunione ecclesiale”.
Dunque padre Rupnik non sarebbe stato dimesso, ma si sarebbe lui stesso dimesso per protesta contro l’Ordine di appartenenza che non avrebbe creduto alla sua innocenza e soprattutto avrebbe dato credito ad accuse che il diretto interessato sembrerebbe poter dimostrare essere false. E sono molti come detto nella Chiesa a ritenere che effettivamente le accuse si presenterebbero troppo assurde per essere vere.
Ma non sta certo ai giornali stabilire se padre Rupnik è davvero colpevole. In certi casi meglio sospendere il giudizio in attesa dello sviluppo delle relative indagini per evitare magari che si ripetano vicende identiche a quelle che hanno riguardato l’ex abate di Montecassino dom Pietro Vittorelli. Il quale è stato per mesi oggetto di una violenta campagna mediatica relativamente all’accusa di appropriazione indebita dei soldi destinati all’Abbazia per opere di carità, e che invece secondo gli inquirenti l’ex abate avrebbe distratto ed usato per scopi personali, con tanto di gossip scandalistico sulla sua vita privata. Poi alla fine è stato assolto con formula piena perché quei soldi poteva usarli liberamente secondo i giudici che hanno accolto le tesi della difesa, anche se la sua immagine di religioso resta irrimediabilmente macchiata. Ecco, si spera che la storia di Padre Rupnik non abbia un epilogo simile vista la gogna cui il religioso è da tempo sottoposto: giusta o sbagliata lo capiremo presto.




Finalmente un giornalista che sa porre domande di fondo e che ricorda alla coscienza civile anche dei cristiani il fondamento della ricerca storica, ovvero la libertà dai pre-giudizi e la valutazione oggettiva dei fatti (non pre-costruiti) nel contesto in cui si sono manifestati senza tralasciare il peso di visioni di pensiero anche teologiche contrapposte. Ricerca storica mai indulgente e cedevole alle pruderie delle cronache e che rinuncia per rigore scientifico a designare ciascun protagonista con uno stigma