It alert è il nuovo sistema pubblico nazionale di allarme, gestito dalla Protezione civile, contro gli eventi estremi, emergenze radiologiche nucleari e altri disastri umani o ambientali.
In pratica si tratta di un segnale che verrà inviato tramite una notifica a chiunque si troverà nell’area interessata da un pericolo.
E da questa settimana partiranno i test nelle Regioni. Precisamente oggi.
Il 28 giugno infatti ci sarà la prima sperimentazione di It-alert, ed avrà luogo in Toscana.
Non servirà scaricare alcuna applicazione, le notifiche di It-alert si basano d’altronde sulla tecnologia cell-broadcast, una modalità di comunicazione unidirezionale e generalizzata di messaggi di testo fuori dal circuito sms o delle applicazioni di messaggistica, che consente la ricezione dei messaggi anche in condizioni di linea limitata o saturazione della banda.
E già qui c’è la prima contraddizione. Ma come. Noi paghiamo le reti, che spesso non funzionano, ed esiste un modo per essere sempre reperibile al di là dei segnali, almeno quando ci sono emergenze? Un nostro nonno o una persona punta da una vipera, in montagna, rischiano la vita perché il mobile non prende e invece si potrebbe ovviare a questa problematica? Quella è una morte accettabile?
E sì, parrebbe che i messaggi di It-alert possano essere inviati all’interno di un gruppo di celle telefoniche geograficamente vicine, capaci di delimitare un’area corrispondente a quella interessata dall’evento.
Ma c’è un’altra problematica che solleva questa nuova tecnologia.
Si possono davvero evitare con un messaggio le morti per eventi estremi?
Ma è auspicabile uno Stato-mamma che ti dice cosa fare, cosa pensare, che tende ad eliminare ogni ostacolo, ogni problema, ogni malattia, ogni fastidio. Uno Stato che dissemina le strade di dossi e limiti di velocità perché per carità, poi ti fai male? E che quindi produce incapaci o trasgressivi idioti che non sanno guidare nè vivere o proteggersi dagli eventi imprevisti?
