La satira, le battute dei comici, le critiche, le polemiche politiche, gli atti provocatori, non dovrebbero mai riguardare i simboli identitari dei popoli.
C’è un limite a tutto. I simboli identitari non sono un semplice brand; sono la storia, la cultura e soprattutto la religione, al di là delle appartenenze e delle scelte individuali di fede. Sono il frutto di sacrifici collettivi, morti, speranze, guerre, conquiste da parte di generazioni e generazioni di uomini, donne, giovani.
Ad esempio, indipendentemente dal fatto se siamo credenti o no, noi italiani abbiamo nella tradizione cattolica uno dei nostri irrinunciabili elementi fondanti e qualificanti. Cattolicesimo che si va ad aggiungere ovviamente, alla tradizione classica (greco-romana), a quella medioevale-municipale e a quella liberale-risorgimentale (il varo dello Stato unitario).
Non è tollerabile quindi, che si mettano in discussione tali valori, che si deridano o addirittura vengano vilipesi. Valori come la bandiera, la croce, sono intoccabili e indiscutibili.
Adesso, purtroppo, è di moda discutere, trasgredire, azzerare ogni cosa che riguardi il passato (chi non ha passato, non ha futuro), nel nome di una nichilista ansia demolitrice che fa il paio con la società delle pulsioni dell’io, dove ogni desiderio è un diritto obbligato e dove la vita delle persone è unicamente merce che si compra, vende e consuma in un nanosecondo.
La “cancel culture” ossia, la lettura del presente con lenti ideologiche e la conseguente rimozione del “male”, secondo il pensiero unico (liberal, radical), pura estrazione del puritanesimo americano, è una forma di nuovo nazismo.
La pensata del mondo Cai di togliere le croci erette da secoli sulle nostre montagne, è un’idiozia. Croci magari da sostituire con la bandiera arcobaleno. Divisivo il cristianesimo? Certo, la verità è divisiva. Se Gesù Cristo avesse abdicato alla Verità, non sarebbe finito in Croce; al massimo avrebbe organizzato un’Assemblea Costituente con i romani, gli zeloti, i farisei, i sacerdoti del Templio.
Stesso discorso per la folle manifestazione di protesta che si è svolta mercoledì in Svezia. Un gesto atroce che ha vilipeso l’Islam. Salwan Momika, di fronte alla Moschea di Medborgaplatsen, nel giorno principale dell’Eid al-Adha, una delle festività più importanti della religione musulmana, ha prima infilato nel Corano fette di pancetta di maiale, animale considerato impuro, e poi l’ha bruciato e preso a calci.
Il motivo? “Il Corano è un pericolo per le leggi e i valori democratici e umani della Svezia”.
Ecco il tranello, l’inganno, l’ideologia, che sfociano nella “religione-fobia” (con i media e molti intellettuali complici). E che si traducono poi, nel laicismo inteso, non più come tutela della libertà religiosa, ma come promozione attiva dell’ateismo di Stato, diventando nella sostanza, una religione rovesciata.
C’è una precisa narrazione, infatti, che mira a considerare la democrazia come concezione, come sistema antagonista della fede, altrimenti si torna allo Stato etico, confessionale, che per definizione priverebbe i cittadini della libertà e del diritto all’autodeterminazione.
Una postura molto di moda in Europa, che si traduce nel voler eliminare il Crocifisso dalle Aule o privare gli studenti dell’ora di religione nelle scuole.
Islam, cattolicesimo vanno non solo difesi, ma tutelati. Sono il cuore della democrazia, non il nemico. Il fondamentalismo religioso non c’entra con la dottrina, ma è figlio dell’ideologismo. Categoria nata in Occidente.
