Italia omofoba o ignorante? E dove fallisce l’inclusione?

lunedì, 3 Luglio 2023
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Italia omofoba, Italia razzista, Italia transfobica o semplicemente ignorante?

Per molti queste quattro definizioni coincidono, concretizzate nella percezione di un generale sentimento di odio verso le minoranze. Potrebbe tuttavia essere necessaria un’analisi più profonda del fenomeno, ora più che mai.

Dichiarazioni controverse, scandalo mediatico e confusione generale. In Italia, la lotta alle discriminazioni sembra seguire ripetutamente lo stesso modus operandi, culminante in proposte drastiche e rivendicazioni infondate, da sinistra a destra.

Le recenti dichiarazioni della consigliera Scaffidi (FDI), al consiglio comunale di Lissone, hanno fatto discutere l’intero “parlamento social” tra accuse di omofobia e richieste di dimissioni. Ma si può davvero parlare di odio? 

“Ho più amici gay che normali, li tratto come qualsiasi persona normodotata“, queste le parole incriminate. Non è certo difficile individuare lo scandalo, ma la vera questione potrebbe nascere proprio dalla reazione confusionaria generatasi attorno ad esso. Parole dette con leggerezza, poca attenzione alla sensibilità ed un pizzico di ingenuità, di omofobia però, nemmeno l’ombra.

Se da destra sembra viscerale il bisogno di provocare o semplicemente spiazzare la platea a colpi di controversia, infatti, a sinistra sembra valere lo stesso per la necessità di etichettare ogni traccia di discostamento dall’ideale progressista come “discorso d’odio“, sminuendo il significato di quest ultimo a scapito di chi l’odio omofobico lo subisce veramente.

Strategia perdente? Certo è che al momento non stia funzionando.

Al centro della critica sono le varie proposte che limiterebbero alcuni aspetti della libertà di espressione, le ammende sul linguaggio scurrile e la paradossale politica dell’esclusione adottata recentemente dall’organizzazione del Gay Pride nei confronti di vari personaggi pubblici. Il centrosinistra e le forze politiche ad essa vicine, stanno quindi combattendo il nemico sbagliato, calando drasticamente nei consensi. Il timore è quello dell’instaurazione di un’ipotetica “polizia morale” orwelliana.

Il rischio è che la causa dell’inclusività in Italia, così come sta accadendo anche negli Stati Uniti, perda la sua credibilità. Che una lotta sociale per il “diritto di essere lasciati in pace” si trasformi nella lotta degli altri per difendere il proprio “diritto di insultare“.

Il più grande nemico dell’inclusione, quindi, potrebbe essere proprio la sua politica, come un protettore disinteressato che perde di vista l’obiettivo, l’impressione è che la comunità LGBT sia in realtà sempre più sola.

 

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