Carrello della spesa sempre più caro, arriva il bonus acquisti

venerdì, 7 Luglio 2023
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Aumentano vertiginosamente i prezzi dei generi alimentari, carrello della spesa sempre più caro. 

Allarmanti da questo punto di vista i dati Istat sull’andamento dell’inflazione a giugno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno che evidenziano un aumento dell’11,2 % dei prezzi dei prodotti alimentari, superiore al dato medio dell’inflazione che è scesa al 6,4%. Le persone sono sempre di più alla ricerca di prezzi più bassi, fatto questo che li porta a cambiare spesso negozio o centro commerciale andando soprattutto a caccia di promozioni. Ma non è tutto, perché i consumatori prediligono prodotti di sottomarca per risparmiare, a totale discapito della qualità alimentare.

Ma non è tutto; uno studio della Coldiretti ha evidenziato che con l’inflazione alimentare più alta da quasi 40 anni sono saliti a oltre 3,1 milioni i poveri che hanno chiesto aiuto per mangiare facendo ricorso alle mense o ai pacchi alimentari per un totale di 92mila tonnellate di cibo distribuite negli ultimi dodici mesi. Dati contenuti nel report “Poveri, il lato nascosto dell’Italia”.

“La penisola – sottolinea Coldiretti – si prepara a vivere l’estate a tavola più cara da decenni con il numero dei bambini sotto i 15 anni bisognosi di assistenza per mangiare che ha superato quota 630mila, praticamente un quinto del totale degli assistiti, ai quali vanno aggiunti 356 mila anziani sopra i 65 anni oltre a una platea della fame e del disagio che coinvolge più di 2,1 milioni di persone fra i 16 e i 64 anni”.

Sempre Coldiretti ha rimarcato poi nel rapporto sugli effetti dell’inflazione nel primo trimestre del 2023, sulla base dei dati Istat sul commercio al dettaglio, come il caro prezzi abbia tagliato del 4,7% le quantità di prodotti alimentari acquistate dai consumatori nel 2023 che sono però costretti a spendere comunque il 7,7% in più a causa dei rincari determinati dalla crisi energetica.

“Proseguono quest’anno – denuncia la Confederazione agricola – le difficoltà che nel corso del 2022 hanno portato gli italiani a tagliare gli acquisti di frutta e verdura che sono crollati del 9% in quantità rispetto all’anno precedente, ai minimi da inizio secolo. I consumatori hanno ridotto del 17% le quantità di pere, dell’ 11% le arance e l’uva da tavola, dell’8% le pesche, le nettarine e i kiwi: soffrono anche le mele, con un -5% mentre tra gli ortaggi crollano del 24% gli acquisti di asparagi e del 20% quelli di radicchi. Il risultato è che con 5,5 miliardi di chili nel 2022 il consumo di frutta e verdura degli italiani è risultato di mezzo miliardo di chili inferiore a quello dell’anno precedente con preoccupanti effetti sulla salute dei cittadini. Una situazione che evidenzia la difficoltà in cui si trovano le famiglie italiane che, spinte dai rincari, orientano le proprie spese su canali a basso prezzo rinunciando anche alla qualità”.

A lanciare l’allarme sul caro spesa è anche l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, che evidenzia però come a risentirne di più siano pane e pasta. “A fronte di un tasso di inflazione del 7,6% a maggio- denuncia Federconsumatori – i prezzi dei prodotti alimentari essenziali, sono aumentati del 14%, prendendo a riferimento i prezzi applicati a giugno 2022 e quelli di giugno 2023. A crescere maggiormente sono stati i costi di pane e pane in cassetta (rispettivamente 32% e 33%), pasta (39%), riso (33%), zucchero (23%), pomodori pachino (25%), cono gelato surgelato (22%) e fettine di formaggio fuso (25%).

Insomma la situazione è drammatica, la gente è esasperata, la rabbia è tanta ma a quanto pare l’attenzione mediatica è concentrata su altri argomenti ritenuti evidentemente prioritari, come se non avere di che mangiare, o essere costretti a ridurre il cibo a tavola, sia qualcosa di assolutamente normale.

Intanto a luglio arriva la carta spesa, misura “una tantum” che può contare sullo stanziamento da parte del governo di 503 milioni di euro e che prevede il rilascio di una prepagata Poste pay del valore di 382,50 euro. Possono usufruirne i nuclei familiari che hanno un Isee inferiore ai 15mila euro e che non godono di altri sussidi come reddito di cittadinanza, reddito di inclusione o in cui almeno uno dei componenti sia percettore di assicurazione sociale per l’impiego – naspi, indennità mensile di disoccupazione per i collaboratori – dis-coll, indennità di mobilità, fondi di solidarietà per l’integrazione del reddito o cassa integrazione guadagni-cig. Il sostegno è finanziato tenendo conto non solo del reddito del nucleo familiare ma anche in base al numero di abitanti del comune di residenza e la distanza tra il reddito medio locale e quello nazionale. Secondo i calcoli del Ministero la città che vedrà più carte solidali in circolazione sarà Napoli con 31.307 tessere.

L’unica regola da seguire, per l’attivazione della tessera, è effettuare un pagamento entro il 15 settembre, altrimenti la card scadrà automaticamente a metà del mese. La carta acquisti spesa si potrà utilizzare nei negozi di generi alimentari, e ci si potrà comprare tutto, tranne bevande alcoliche e tabacco.

I cittadini non dovranno inviare alcuna domanda. I beneficiari, il cui nominativo è presente all’interno degli elenchi che l’INPS invierà ai comuni, saranno contattati dal Comune di residenza. A partire dal 18 luglio i Comuni invieranno le comunicazioni ai beneficiari della Carta risparmio spesa contenenti le indicazioni per il ritiro delle carte presso gli Uffici postali.

Basterà questo a placare la legittima rabbia degli italiani?

 

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