Sarà ascoltata oggi dai pm di Milano che stanno indagando sul caso, la 22enne che accusa Leonardo Apache La Russa, figlio del presidente del Senato, di violenza sessuale.
La Procura ha aperto un’indagine a carico del ragazzo per fatti che sarebbero avvenuti nella notte fra il 18 e il 19 maggio dopo una serata trascorsa in discoteca a Milano.
Secondo quanto riportato sui giornali, la ragazza si sarebbe svegliata la mattina del 19 maggio in casa di Leonardo La Russa. La giovane ammette di non ricordare più nulla ipotizzando di essere stata drogata. Secondo il racconto della presunta vittima, sarebbe stato lo stesso Leonardo a confermare che avevano avuto un rapporto sessuale sotto effetto di stupefacenti. Rapporto che i legali di La Russa ritengono essere stato consenziente.
Il caso è divampato soprattutto dopo che Ignazio la Russa ha dichiarato di essere convinto dell’innocenza del figlio esprimendo dubbi sul racconto della ragazza. Ora naturalmente saranno le indagini a chiarire la dinamica dei fatti e le eventuali responsabilità in carico agli accusati (oltre al figlio di La Russa sarebbe coinvolta anche un’altra persona), ma appare evidente come l’attenzione mediatica sul caso non aiuti certo gli inquirenti a svolgere le indagini con la dovuta riservatezza.
E sono stati proprio i pm i primi a lamentarsi per la fuga di notizie sull’inchiesta che ora rischia seriamente di complicarsi a causa dei risvolti politici. E infatti ormai da giorni, da quando è trapelata la notizia, non si fa che parlare della vicenda, naturalmente con riferimento al fatto che il principale accusato è il figlio della seconda carica dello Stato. E va da sè che facendo due più due fra questa inchiesta e quelle che riguardano il Ministro del Turismo Daniela Santanché e il sottosegretario Delmastro, c’è chi sospetta nella maggioranza che sia partito un assedio nei confronti del governo, alle prese con una delicata riforma della Giustizia che non trova d’accordo larga parte della magistratura.
Sta di fatto che sulla stampa sono uscite rivelazioni e particolari dell’inchiesta che sono tuttora al vaglio della Procura e che lasciano supporre un evidente tentativo di spostare il processo sul piano mediatico, dando per scontati fatti e situazioni che invece devono essere ancora chiariti. E questo sia nell’interesse della presunta vittima che dell’accusato.
La vicenda che riguarda La Russa junior dovrebbe essere gestita con molta cautela, visto che sono diversi gli aspetti da esaminare e da approfondire, e sarebbe quindi opportuno lasciare liberi gli inquirenti di svolgere il lavoro nel massimo riserbo. Invece da giorni non si fa che trattare il caso con una pressione mediatica molto sospetta che sembra quasi orientata a condizionare l’attività inquirente. Come a dire: nessun riguardo per il figlio di La Russa, trattatelo come merita, cioè da colpevole.
La sensazione è proprio quella di un tentativo, nemmeno troppo velato, di colpire il padre attraverso il figlio, come se le colpe dei figli debbano ricadere automaticamente sui genitori. Eppure in questa storia c’è prima di tutti una presunta vittima da tutelare, cosa che non può certo avvenire con i riflettori puntati addosso; e dall’altra un ragazzo accusato di un reato grave che però respinge le accuse e che ha quindi tutto il diritto di difendersi e di non essere sbattuto come un mostro in prima pagina. In mezzo un genitore importante che, prima che Presidente del Senato è un padre che evidentemente si fida del figlio, lo conosce bene ed è convinto che la sua versione dei fatti sia quella giusta. Si può discutere sull’opportunità delle dichiarazioni di Ignazio La Russa, che sono sembrate una fotocopia di quelle pronunciate un anno fa da Beppe Grillo in difesa del figlio anche lui accusato di analogo reato, in merito al fatto che la ragazza si è decisa a denunciare il ragazzo molto tempo dopo i fatti e alla circostanza che potesse essere sotto effetto di droghe; ma al di là di questo è stato lo stesso La Russa a chiedere ai pm di indagare e di fare al più presto chiarezza.
Forse è arrivato il momento che in questo Paese si riscopra il valore del garantismo che tutti a parole sostengono di voler professare, ma che poi però viene sempre messo da parte ogni volta che ad essere sotto inchiesta sono esponenti politici (o suoi stretti familiari come in questo caso), in virtù del fatto che il nemico che non si batte alle urne, si sconfigge in tribunale. Ed essere garantisti non vuol dire soltanto non anticipate sentenze, ma anche lasciare i magistrati liberi di svolgere il loro lavoro senza condizionamenti di sorta e pressioni mediatiche. Cosa che nel caso di La Russa junior non sta avvenendo.
Ci sta che un’accusa di stupro a carico del figlio del Presidente del Senato faccia notizia, sarebbe ipocrita sostenere il contrario o dire che i giornali non ne dovrebbero parlare, ma la strumentalizzazione politica andrebbe evitata in ogni caso, specie da parte di una sinistra che in passato, in nome di una presunta superiorità morale ha costretto tanti suoi amministratori o ministri a dimettersi soltanto sulla base di inchieste giornalistiche o di un avviso di garanzia, salvo poi ritrovarseli assolti al termine dei processi o scoprire che le campagne mediatiche erano infondate. Quindi sarebbe il caso di essere prudenti e di evitare processi mediatici al ragazzo prima ancora che siano riconosciute responsabilità oggettive a suo carico; essere figli di Ignazio La Russa non può costituire un’aggravante, nè si può pretendere che in caso di responsabilità il padre debba rispondere per le colpe del figlio.



