Per chi crede in certe coincidenze astrali, colpisce che Andrea Purgatori, un grande giornalista d’inchiesta, se ne sia andato il 19 luglio, esattamente nel trentunesimo anniversario della strage di Via D’Amelio dove perse la vita il giudice Paolo Borsellino. Uno dei tanti grandi misteri italiani.
Se l’è portato via una malattia breve e fulminante. Purgatori era un maestro di giornalismo per una ragione semplicissima: incarnava perfettamente l’essenza della professione. Era talentuoso, aveva fiuto e alimentava l’amore per la ricerca della verità definitiva. Un riferimento per tanti giovani cronisti, tra i quali chi scrive, che credevano ancora nei valori civili che la professione sapeva trasmettere. Ma era anche, come ripeteva spesso chi l’aveva conosciuto, “un concentrato di ironia, competenza e carisma”. Se ancora qualche italiano si ricorda della strage di Ustica, la vicenda del Dc9 Itavia inabissatosi presso l’isola siciliana con 81 persone a bordo, una delle pagine più buie e vergognose della Repubblica, lo si deve al “muro di gomma” tratteggiato dalla controinchiesta di Purgatori, giovane cronista del Corriere della Sera. Intuì ben presto che si trattava di un affare troppo grosso e coinvolgeva le più alte sfere militari perché molto probabilmente l’areo di linea era finito nel bel mezzo di un combattimento militare nei cieli poco sovrani d’Italia e perché ogni legittima domanda, ogni perspicace intuizione, ogni logica deduzione ritornavano al mittente respinti da invisibile muro di gomma.
Purgatori ha seguito tutte le più importanti inchieste italiane e in ambito internazionale, non si è fatto mancare nulla per quella sua meravigliosa ossessione di indagare per sapere: dai tragici anni di piombo al caso Moro, dai delitti di mafia alla cattura di Totò Riina, dai conflitti mediorientali alla primavera araba. Ma il suo nome è legato a Ustica: il nome della piccola isola palermitana gli è rimasto addosso. Paolo Conti, che gli è stato collega al quotidiano milanese, ricorda che «Purgatori ha svelato le bugie e le omissioni di chi portava avanti la tesi di una bomba esplosa a bordo dell’Itavia che il 27 giugno 1980 viaggiava con 81 persone a bordo rivelando come il disastro fosse stato causato dall’impatto con un missile. E rimanendo sempre al fianco dei familiari delle vittime e soprattutto garantendo la ricerca della verità. Per questo Purgatori-Ustica è diventato un vero sinonimo, un marchio professionale di straordinaria continuità, di desiderio di arrivare alla verità». Vale dire il “giornalismo-giornalismo”, altro neologismo coniato dallo stesso Purgatori.
Il regista Marco Risi, figlio del grande Dino, interessato alle sue inchieste, gli telefonò perché voleva fare un film su Ustica. “Il muro di gomma” arrivò nelle sale nel 1992 e Purgatori oltre a collaborare alla sceneggiatura si concederà anche un paio di apparizioni nel film. Autore di reportage e di inchieste giudiziarie, ancora autore e sceneggiatore di tanti film e fiction televisive tra cui “Il muro di gomma”, “Fortapasc” e “Il giudice ragazzino”, ha condotto con successo su La7 “Atlantide”, un programma di approfondimento di culto, per chi amava il giornalismo vecchia maniera. Tra i suoi ultimi lavori la partecipazione al docufilm “Vatican Girl” sul caso di Emanuela Orlandi. Ecco, la vicenda della ragazza, cittadina vaticana, scomparsa nel nulla il 22 giugno 1983, è uno degli ultimi capolavori di Purgatori. Attraverso una serie di puntate sempre più puntuali e incalzanti è riuscito a farsi largo in una vicenda complessa, inesplicabile e sconvolgente al punto da smuovere le gerarche vaticane che non senza resistenze e ritrosie hanno via via accettato di collaborare. «Una domenica il Vaticano fece un comunicato Ansa in cui mi attaccava pesantemente — ricorda Purgatori su La7 — perché raccontavo quello che poi è venuto fuori dopo, e cioè che ci fosse in piedi una trattativa con un’organizzazione criminale che aveva perso circa 130 miliardi di lire che erano finiti nel crack dello Ior ambrosiano e volevano recuperarli…». Se Pietro Orlandi è oggi forse un centimetro più vicino alla verità su sua sorella lo deve senz’altro a Purgatori.
Ci lascia un cronista di razza, e in questo caso la definizione è assolutamente calzante, rimangono sulla scena purtroppo i divi-replicanti di destra o di sinistra dell’informazione salottiera. Ma quella non è giornalismo.



