Patmos dall’alto sembra avere la forma di un cavalluccio marino sospeso sulle onde dell’Egeo, nel Dodecaneso.
Insenature, calette, sentieri brulli che portano a spiagge incantevoli.
Ma tutto questo è quasi la norma per le isole greche.
La fama di Patmos è soprattutto storico-religiosa, in tutta l’isola ci sono oltre 350 chiese e piccole cappelle greco ortodosse. Praticamente una per ogni giorno dell’anno.
Ma Patmos è l’ “isola dell’apocalisse “.
Nel I secolo venne conquistata dai Romani che la usarono come isola per gli esiliati, tra i quali l’Apostolo San Giovanni, autore del quarto vangelo e che in quel luogo ventoso e tra le pietre assolate di una grotta si dedicò alla scrittura dell’ultimo capitolo della Bibbia.
Nel 1088 dopo aver ricevuto in dono l’isola, dall’imperatore bizantino Alessio I Comneno, il monaco San Christodoulos proveniente dal monte Latmos in Asia Minore ( località che avrebbe poi dato il nome all’isola), decise di fondare un monastero proprio a Patmos, in parte per la sua importanza dal punto di vista religioso, ma anche e soprattutto perché al tempo l’isola era in gran parte deserta. Si trattava quindi di un luogo ideale per permettere ai monaci di concentrarsi sulla preghiera e la vita contemplativa.
Nacque così un monastero, con una struttura più simile ad un castello fortificato, dedicato a San Giovanni.
Da alcune tracce, sembra sia stato costruito nella stessa sede di un tempio arcaico dedicato alla Dea della caccia, Artemide.
Oggi il visitatore ha accesso dalla porta principale direttamente nel cortile centrale del monastero e alla chiesa principale, decorata da affreschi risalenti a varie epoche storiche, dal XIV al XVII secolo circa.
Nella piccola cappella adiacente alla chiesa si trova la tomba del fondatore del monastero e una serie di reliquie, tra cui il cranio dell’apostolo Tommaso.
Una preziosa collezione di oggetti liturgici, icone, manoscritti e altri tesori è conservata nel museo del monastero. Ne fa parte la crisobolla, ovvero il documento officiale con cui Alessio I Comneno donò l’isola al monaco Christodoulos.
Poco distante dal Monastero c’è un luogo di grande importanza storica e soprattutto religiosa: la Grotta. Secondo la tradizione fu qui che San Giovanni scrisse l’Apocalisse, riportando le parole di Dio a lui trasmesse da un angelo. Oggi è una piccola chiesa dove si celebra regolarmente la messa. Al suo interno si può ammirare una piccola nicchia dove l’evangelista avrebbe poggiato la testa per riposare, tra una visione e l’altra.
Il governo greco ha eletto Patmos “isola sacra” e nel 1999 la Chora, il capoluogo , con il Monastero di San Giovanni il Teologo e la Grotta dell’Apocalisse sono stati designati patrimonio mondiale dell’umanità dall’ Unesco.
Tutto questo attira moltitudini di visitatori, spesso turisti sbarcati per poche ore dalle navi da crociera.
Patmos si raggiunge solo via mare, l’assenza di un aeroporto nell’isola pare si debba alla decisione dell’Istituto Monastico da sempre contrario anche alla realizzazione di altri progetti per lo sviluppo urbanistico e infrastrutturale dell’isola, per preservarla dal turismo di massa. Le navi di grandi dimensioni hanno il divieto assoluto di entrare nel porto.
Patmos è una meta dei pellegrini ortodossi durante tutto l’anno.
Se avrete la fortuna di visitare la Grotta durante un rito religioso sarete accolti dai canti e dall’ospitalità dei fedeli e dei monaci che offriranno a tutti pane benedetto simbolo di accoglienza e fraternità, al di là del proprio credo.
Un’esperienza carica di sentimenti e di emozioni in quest’isola simbolo della cristianità e anche per questo chiamata la “Gerusalemme dell’Egeo”.
Sofia Barilari

