Alemanno. Da Orvieto una spina nel fianco alla Meloni o un nuovo partito?

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Indipendentemente dal numero di partecipanti alla kermesse orvietana di Gianni Alemanno, l’iniziativa dell’ex leader (insieme a Francesco Storace) della destra sociale di An, ex-sindaco di Roma, ex-ministro dell’Agricoltura, assolto e prescritto dall’accusa di corruzione, è destinata ad assumere un importante valore.

Un indubbio segnale di disagio crescente da parte dei militanti ed elettori di destra, i quali rimproverano alla Meloni di aver smentito le promesse elettorali e una storia ben precisa, che Alemanno vorrebbe rappresentare con un nuovo soggetto politico, se la premier non cambia scelte e torna sui suoi passi.
Certo, la quantità di persone accorse a una manifestazione politica e il loro messaggio in vista di un progetto futuro che rischia di rompere il patto storico tra la base e il vertice di un’area al momento consolidata (il 30 dei consensi, secondo gli ultimi sondaggi), non è, e non sarà, da sottovalutare.

Ma andiamo per ordine. La domanda in prospettiva è: c’è spazio alla destra della destra di governo? Con quali uomini, quali ambienti, quali risorse e quali idee?
Le idee, come detto, sembrano estremamente chiare, in linea con il Dna della destra sociale, che sia sul piano nazionale, sia internazionale, sia economico e valoriale, mal si conciliano con l’obiettivo di una destra liberale e conservatrice.

C’è di mezzo il rapporto di eccessiva sudditanza “percepita” di Palazzo Chigi nei confronti degli Usa, di Bruxelles. Interessi patriottici e interessi lobbistici che una destra realmente sovranista non può ammettere, né accettare. Che sovranismo è quello di subire, per essere accettati dai poteri forti e mantenersi a galla, i diktat della Ue, di Biden, continuando a stare meccanicamente dalla parte dell’Ucraina? Armando per sempre Zelensky? Questa la denuncia.

Non a caso grande attenzione Alemanno l’ha rivolta proprio ad una strategia per arrivare alla pace totalmente diversa dall’attuale. Il “Comitato Fermare la guerra”, infatti, è stato il primo passaggio preparatorio di questa mobilitazione di fine luglio.
Mobilitazione che, come detto, potrebbe fermarsi a un mero appello alla Meloni a cambiare passo, o, a seconda della risposta, continuare autonomamente, pensando a un’ipotesi più ambiziosa di aggregazione politica. Di quelli che sono scesi e scenderanno dal “carrozzone dei vincitori”.
Un percorso non nuovo ogniqualvolta al governo del paese c’è la destra o il centro-destra.

E’ sempre partita una contestazione “da destra” alla destra istituzionale. Ricordiamoci la svolta di Fiuggi che creò la reazione di Rauti (la Fiamma Tricolore); e poi la Destra di Storace, nata in opposizione alle politiche di Fini (“il fascismo il male assoluto”).

Per il momento il diretto interessato ha lanciato segnali infuocati. Forte pure della fascinazione esercitata dai suoi ospiti: Borgonovo e Capuozzo, i quali hanno presentato il libro “Guerra senza fine”, che la dice lunga.
Certo, il mastice pacifista, cristiano, tradizionalista, sovranista e sociale, garantismo compreso (la presenza della Addabbo del comitato “Nessuno Tocchi Caino”), la dice lunga su una nuova prospettiva possibile, senza la retorica e la nostalgia di un passato militante che non può tornare e di un blocco sociale che di fatto si è trasferito altrove (in Fdi), ma che potrebbe essere sostituito da uno nuovo, tutto da individuare e motivare.
Vediamo: se son rose s-fioriranno.

 

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