Il generale Roberto Vannacci ha sicuramente ottenuto due risultati opposti ma speculari.
Ha dimostrato, come del resto voleva, che esiste una dittatura del pensiero unico che punisce chi osa pensarla diversamente, come avvenuto a lui che si è ritrovato rimosso dal suo incarico; dall’altro ha finito con il ricompattare quello stesso pensiero unico che ha voluto smascherare e quella minoranza che ancora una volta è riuscita nell’intento di dimostrare che non la fa franca chi osa mettersi di traverso rispetto ai linguaggi, alla narrazione e alla comunicazione imposti dall’omologazione culturale
Ma non è questo il problema, così come non ci interessa prendere una posizione netta difendendo o condannando il militare, visto che le tifoserie contrapposte da giorni si sono scatenate, naturalmente sulla base di meri preconcetti ideologici. Vannacci ha sbagliato sicuramente nella forma, ma non si può certo dire che la sostanza del suo ragionamento sia totalmente errata, perché è evidente a tutti come ormai a farla da padrone è un pensiero unico che ha omologato la cultura, il mondo dei media, le scuole, le università, persino l’esercito, che impone dei dogmi laicisti indiscutibili cui è quasi vietato opporsi. Ma non è nemmeno questo ciò che ci interessa.
La domanda di fondo è un’altra; è giusto punire qualcuno per aver scritto un libro in cui si sostengono tesi controcorrenti o anche molto scomode? La risposta è No, perché fino a quando continueranno ad essere pubblicati libri, anche i più irriverenti, vuol dire che la democrazia in cui viviamo è solida, che esiste ed è ancora garantito con i fatti prima che con le parole, il pluralismo delle idee. I regimi totalitari nel corso della storia hanno sempre manifestato il loro volto autoritario e violento impedendo la libertà di stampa, censurando i libri scomodi, vietandone la diffusione e la lettura o bruciandoli nelle pubbliche piazze. Un libro che sostiene tesi controcorrente non può essere censurato, né bruciato, ma va sostanzialmente contrastato sul piano culturale, pubblicando altri libri di diverso orientamento e alimentando il dibattito pubblico, il confronto e lo scontro di idee.
Ricordate il caso di David Irving, lo storico inglese che ha pubblicato libri revisionisti sul nazismo tentando di riscrivere la storia della seconda guerra mondiale riabilitando Hitler? Ad un certo punto, sotto l’influsso dei movimenti di estrema destra tedeschi, ha iniziato a sostenere tesi negazioniste, tentando di dimostrare che l’olocausto degli ebrei non c’è mai stato, che è stata tutta una grande montatura e sulla base di pseudo teorie ingegneritiche che le camere a gas non potevano essere utilizzate per uccidere esseri umani. Ebbene, come è stato smascherato Irving? Non certo vietando i suoi libri ma contrastandolo le sue tesi proprio sul piano storico, culturale e soprattutto editoriale. La storica Deborah Lipstadt in un suo libro ha smontato l’intera propaganda dello storico inglese accusandolo di aver manipolato e falsificato le fonti storiche a proprio uso e consumo. Irving intentò una causa contro la Lipstadt e la casa editrice che ne aveva pubblicato l’opera sostenendo di essere stato diffamato, ma fu sconfitto e le sue tesi confutate. Se allo storico fosse stato impedito di pubblicare i suoi libri probabilmente si sarebbe ottenuto l’effetto esattamente opposto, ovvero quello di avvalorare l’idea di una censura preventiva, quasi l’ammissione di un’oggettiva difficoltà di poter smontare le sue tesi.
Tornando al caso Vannacci è quindi evidente come la sua rimozione dall’incarico ricoperto in seno all’esercito, proprio a causa del clamore suscitato dal suo libro, puzzi tanto di censura e indirettamente sembrerebbe confermare proprio le accuse del generale; ovvero l’esistenza di un mondo rovesciato, dove tutto ciò che è normalità diventa scandalo e dove è vietato pensarla diversamente, avere un pensiero diverso rispetto all’ideologia Lgbtq, all’ideologia femminista, all’ideologia climatica, all’ideologia migrazionista. Ciò non significa condividere le tesi di Vannacci che in diversi passaggi appaiono decisamente censurabili, ma punirlo per aver esercitato un diritto democratico, esprimendo le proprie idee attraverso la pubblicazione di un libro è in fondo la dimostrazione di come in Italia si faccia molta fatica a confrontarsi e ad accettare ogni forma di dissenso da parte di chiunque osi ribellarsi al pensiero unico globalista e laicista. Non a caso in questi giorni si sono ascoltate da parte soprattutto dei politici della sinistra tante richieste di rimozione dell’ufficiale, si sono lette tante note di condanna condite con le solite accuse di razzismo, di omofobia, di sessismo, ma non si è visto nessuno entrare nel merito delle tesi sostenute da Vannacci e confutarle sul piano dialettico. Povertà di contenuti o oggettiva difficoltà di negare l’esistenza di un pensiero unico totalizzante e totalitario?



