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Mancini d’Arabia traditore? Ecco dove ha sbagliato

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Mancini d’Arabia, una gran brutta figura, per lui. E una grande delusione, per i tifosi della Nazionale, e, se vogliamo,  per tutti gli italiani. C’è modo e modo di congedarsi dal pubblico. E l’ex ct dell’Italia ha scelto quello peggiore, lasciando in tutti una sensazione sgradevole di furbizia e opportunismo, un sentimento che annulla i suoi meriti passati, a partire dalla vittoria degli  Azzurri in  Europa 2020.

Ma vediamo dove Mancini ha sbagliato. Gli errori sono essenzialmente tre. E sono tutti fatti che lasciano l’amaro in bocca.

Primo errore: la presa in giro degli italiani. L’ex commissario tecnico della nazionale italiana (e nuovo ct dell’Arabia Saudita) ha dichiarato, sfrontatamente (nel corso della conferenza stampa di ieri a Riyad), di aver iniziato le trattative  con i sauditi il 13 agosto, all’indomani cioè delle dimissioni dal suo incarico alla Federcalcio italiana. Mai balla fu più clamorosa. E insolente. Infatti, già all’annuncio del suo addio alla nostra squadra, giravano le cifre del suo favoloso compenso in Arabia: almeno 5-6 volte il suo già ragguardevole stipendio di ct degli Azzurri. Per allenare i volenterosi nazionali d’Arabia, Mancio percepirà una cifra che si aggira sui 25-30 milioni di euro all’anno. Esentasse. Alla fine, visto che il contratto con gli sceicchi scadrà nel 2027, l’astuto (e ingordo) Roberto dovrebbe racimolare la bellezza di 90 milioni di euro (all’incirca 180 miliardi delle vecchie lire) in tre anni. Roba da capogiro, una cascata d’oro tale che gli permetterà di vivere da nababbo per il resto dei suoi giorni, senza più preoccupazioni.

Comprendiamo perfettamente che gli sia venuta l’acquolina in bocca, nessuno lo flagella per questo. Ma aveva il dovere di giocare a carte scoperte, non solo con la Federcalcio, ma soprattutto con gli italiani, presso i quali, la Nazionale, ha suscitato sempre grandi sentimenti, rappresentando a lungo (soprattutto nei decenni passati) l’unico richiamo all’orgoglio, diciamo, “patriottico”. Invece Mancini ha voluto fare il furbetto, screditando con ciò lo stesso valore della nostra rappresentativa di calcio. Imperdonabile. Anche perché è emerso che i sauditi s’erano mossi fin dal maggio scorso, offrendo lo stesso incarico di ct a Zinédine Zidane prima che a lui. Ma l’ex campione francese disse di no, con indubbio stile. Quindi, nonostante si atteggi a genio del calcio, Mancio rimane pur sempre un ripiego, ancorché profumatamente pagato, per i sudditi del principe ereditario Salman al Sa’ud.

Secondo errore: lasciare la Nazionale italiana nei guai, dall’oggi al domani. È forse questo l’atto più imperdonabile di Mancini: non si abbandona una nave nel momento del pericolo, soprattutto una nave che ha dato lustro, onore e popolarità a chi l’ha guidata fino al giorno prima. La squadra italiana è attesa a prove delicate e impegnative nelle prossime settimane. Dovrà affrontare la Macedonia del Nord e l’Ucraina nelle qualificazioni per il prossimo campionato d’Europa. Avversarie non certo irresistibili, ma che potrebbero diventarlo, visto il basso stato di forma degli Azzurri (settembre è sempre un brutto mese per i calciatori italiani). Il rischio è grosso, anche perché l’Italia ha perso la partita d’esordio del girone con la nazionale inglese. Né va dimenticato che la Macedonia ci ha escluso dai mondiali del Qatar. E Mancini che fa? Proprio in questo momento, proprio quando i nostri calciatori hanno bisogno di motivazione e riorganizzazione, dice addio e se ne va. La ragione dei soldi non è sufficiente. Il “Mister” avrebbe potuto trovare altri modi e altri tempi per congedarsi. Invece ha dato l’impressione di uno interessato solo ad agguantare il malloppo (e chi s’è visto, s’è visto). Una brutta caduta di stile.

Terzo errore: la vanagloria. Ma lo scivolone (etico-estetico) di Mancini è stato anche un altro, quello dell’iperbolica dichiarazione nel video  di presentazione ai sauditi: «Ho fatto la storia in Europa, ora è il tempo di farlo in Arabia Saudita». C’è materia sufficiente per ridere a crepapelle: neanche in un film di Checco Zalone o Antonio Albanese troveremmo una battuta così esilarante. La storia d’Europa? Ma il Mancio d’Arabia ci faccia, anzi “ci facci” (come direbbe il grande Totò), il piacere. Neanche il mitico Lawrence, ai suoi tempi, si sarebbe abbandonato a un simile delirio autocelebrativo. Alla fine, però, non è un problema nostro, bensì del Mancio, che probabilmente non ha ben chiari in mente né il concetto di storia né quello d’Europa. Né probabilmente quello d’Arabia.

Un consiglio finale. È bene che Mancini non si presenti nei prossimi anni nella tribuna di un qualsiasi stadio italiano: verrebbe sicuramente subissato di fischi. Ci troveremmo, in tale caso, di fronte a un evento che entrerebbe, quello sì, nella storia…

 

 

 

 

 

 

 

 

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