Comunicazione. Vannacci, Giambruno, De Angelis: le trappole della sinistra

giovedì, 31 Agosto 2023
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Ormai siamo arrivati ad un punto di non ritorno. Non è possibile che la destra stia perennemente sotto scacco rispetto ai dogmi del pensiero unico sinistro, che da decenni specula sullo spettro antifascista.
Col risultato che bene che va, abbiamo e avremo una destra che piace alla sinistra, quindi inoffensiva, un mero lato del politicamente corretto. Male che va, una classe dirigente che scappa, subisce per non essere ricattata dal mainstream o dalle sue conseguenze censorie.

Il generale Vannacci, ad esempio, non può usare la parola “normale” riferendosi ai gay, quando loro per primi si sono sempre definiti diversi (rispetto quindi, a una normalità). Il termine discriminazione poi, è diventato sinonimo di ingiustizia, quando invece, vuol dire semplicemente “scegliere”. E la vita è fatta di scelte che implicano automaticamente una rinuncia.

Andrea Giambruno non può dire ovvietà sul caldo d’estate o parlare da padre dei rischi che corrono le ragazze se si ubriacano, che subito parte la grancassa mediatica buonista, umanitaria e ipocritamente femminista.
Si perdonano brigatisti, i compagni che sbagliano, si dà loro spazio presso le associazioni che contano, le università, si pubblicano i libri dei gruppettari, e si cassa un percorso di maturazione personale come quello effettuato da Marcello De Angelis (in foto). 

La censura sinistra, Robespierre, l’ossessivo processo di Norimberga delle parole che non piacciono, purtroppo lavora quotidianamente.
Ed ecco che “etno-sostituzione” come spauracchio di un paese che conosce le culle vuote, è una bestemmia. Insieme alla sovranità alimentare, o al made in Italy o alla parola meritocrazia. O, il solo dire che i poveri americani obesi mangino male rispetto alle nostre tradizioni culinarie ed eno-gastronomiche, un’altra bestemmia.
Ed ecco che utero in affitto, grazie alla neolingua imperante, diventa “maternità sociale e solidale”; la pedofilia “amore intergenerazionale”, le ritirate militari “riposizionamenti strategici”.

Bernanos, lo scrittore cattolico, scrisse profeticamente che se perdiamo la battaglia delle parole, perdiamo la battaglia delle idee.
Insomma, come in ogni occasione, la destra rischia di vincere ciclicamente alle urne, ma di non poter governare, non vincendo mai culturalmente. Adesso ci sono pure i negazionisti dell’egemonia della sinistra. I quali affermano che i suoi guru e servitori non hanno mai occupato università, giornali, case editrici, premi letterari, cinema.
Gli stessi negazionisti che messi alle strette, ammettono che c’è una superiorità etica e razziale della sinistra, rispetto alla destra populista ignorante, incompetente e nostalgica. Mai troppo liberale.

Urge una seria riflessione a destra. Un tema che sta emergendo drammaticamente è l’incapacità strutturale di veicolare e affermare, dopo una felice comunicazione conservatrice di opposizione, una “comunicazione conservatrice di governo”, degna di nota. Troppi errori, troppo caos, troppe contraddizioni, troppi pentimenti e marce indietro, totale mancanza di omogeneità e saldezza culturale, nonché mancanza di un minimo coordinamento tra le tante teste “pensanti”. Il pragmatismo non è assenza di idealità, ma la sua più lucida declinazione: basta saperlo spiegare. Di questo avrebbe bisogno la destra, sia a livello nazionale, sia locale.

Una strategia per delegittimare la sinistra, spiazzandola, spostando in avanti i suoi triti e ritriti luoghi comuni.
Va definitivamente seppellito quel preoccupante complesso d’inferiorità, se non quell’inconscia sindrome di Stoccolma che sembra colpire numerosi esponenti nazionali o locali della destra.
Non è questione di becerume, capire come va capito, che il “cattivismo” in un primo momento è l’unica arma contro il buonismo, il professionismo dell’umanità, dei diritti etc. Ma lavorare per il dopo: un pensiero conservatore strutturato, bandiera del buon senso. Quei valori maggioritari che la destra ha saputo interpretare, relegando la propaganda laicista e arcobaleno a un ruolo e spazio minoritario e che deve continuare a fare, non blandire. Dire che gli uomini e le donne di destra sono “estremisti del buon senso” è pericoloso? E’ sufficiente gridarlo e scriverlo.
Non c’è paradosso peggiore che essere condizionati da una minoranza.

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