Appena due mesi fa Avviso Pubblico, l’associazione nazionale dei sindaci e degli amministratori dei Comuni medio-piccoli e Unioni di Comuni, ha reso noto l’ultimo rapporto sugli episodi di minacce e intimidazioni contro le istituzioni locali in continua ascesa, da Sud a Nord. Che la tendenza sia preoccupante lo dimostra l’ultimo episodio avvenuto a Pozzuoli, dove qualcuno ha pensato bene di ribaltare la situazione “avvisando” con un gravissimo atto intimidatorio il sindaco della città flegrea.
La mattina del 30 agosto l’ignoto alla guida di un autobus privato ha sfondato il cancello d’ingresso del Comune. Poi è sceso, ha incendiato il mezzo ed è scappato. Un gesto ignobile e vigliacco. Sono scattati, doverosamente, la solidarietà e il sostegno della rete di Avviso Pubblico, presieduto da Roberto Montà, sindaco di Grugliasco (Torino). «Nei prossimi giorni ci incontreremo e sarà l’occasione per dimostrare quella vicinanza fisica necessaria a una comunità e ad amministratori locali impegnati nel proprio lavoro. Gesti simili non possono essere tollerati – dice Renato Natale, sindaco di Casal di principe (Caserta) e vicepresidente nazionale dell’associazione – quello che si è consumato nelle scorse ore a Pozzuoli è un atto inquietante e fuori misura: un vero e proprio assalto in stile mafioso al cuore dell’istituzione comunale e degli stessi cittadini. Condanniamo questa grave minaccia, quale che sia la provenienza e le ragioni del gesto – prosegue Natale – e auspichiamo che forze dell’ordine e magistratura facciano luce sull’episodio, che per ora sembra essere maturato nell’ambito di scelte amministrative sgradite».
Fin qui la cronaca e lo sdegno. Ma i numeri, sempre quelli, disegnano un fenomeno assai complesso e in espansione. Il dato di fatto è inoppugnabile: fare il sindaco era, e resta, un lavoro difficile e in taluni casi molto pericoloso, che mortifica, soprattutto nei piccoli centri, la passione e l’impegno profusi dagli amministratori. Due elementi mantengono alto l’allarme: il primo è la cosiddetta “cifra oscura”, ovvero quegli attacchi non resi pubblici o di cui si viene a conoscenza solo a distanza di tempo come risultato di indagini. Il secondo è la corrispondenza fra atti intimidatori perpetrati e realmente denunciati.
Nel 2022 sono stati censiti in tutta Italia ben 326 atti intimidatori contro sindaci, assessori, consiglieri comunali e municipali. Una cifra allarmante, specialmente in Campania, seconda regione in Italia per minacce agli amministratori pubblici con 49 intimidazioni in cinque province e 32 comuni, preceduta solo dalla Sicilia. «Le storie contenute nel rapporto dimostrano un isolamento dei territori e dei loro amministratori locali. Raccontano l’enorme difficoltà di coniugare azione amministrativa e tenuta democratica delle istituzioni locali – osserva ancora il sindaco di Casal di Principe – dicono che i territori sono sempre più oggetto di interesse da parte delle mafie e che sempre più spesso le aggressioni provengono da parte di cittadini contrari alle scelte amministrative: è senz’altro un’emergenza da porre al centro del dibattito pubblico e dell’agenda politica del nostro Paese».
Dopo cinque anni, si registra un avvicendamento nella graduatoria delle regioni più colpite da atti intimidatori. Il posto della Campania, che ha mantenuto il triste primato ininterrottamente dal 2017 al 2021, viene preso dalla Sicilia, territorio più colpito del 2022 con 50 casi censiti. A seguire Campania (49), Puglia (48) e Calabria (42). Le quattro regioni “a tradizionale presenza mafiosa” – che hanno fatto registrare assieme il 58% dei casi censiti su scala nazionale – seguono tendenze diverse fra loro: in netto calo gli atti censiti in Campania (-32% rispetto al 2021), stabili Sicilia e Calabria, in aumento la Puglia (+17%). La Lombardia (23 casi) mantiene il titolo di regione più colpita dell’area Centro-Nord, davanti al Veneto (19). Per la prima volta dal 2019, l’incendio di auto, di case, di strutture comunali, torna a essere la tipologia di minaccia più utilizzata a livello nazionale, seguita da scritte offensive e minacciose, invio di lettere, biglietti e messaggi minatori e l’utilizzo dei social network, quest’ultima la modalità più frequente nei due anni precedenti.
Analizzando i contesti territoriali emerge, in maniera lampante, la presenza di due Paesi diversi, in cui l’amministratore o l’amministratrice locale del Mezzogiorno deve fronteggiare intimidazioni e minacce veicolate in modalità molto differenti rispetto a quelle di un o una collega del Centro-Nord. Gli incendi, prima tipologia di minaccia al Sud e nelle Isole (un caso su quattro), non sono fra le cinque tipologie più riscontrate nel Centro-Nord e rappresentano appena il 5% dei casi in quell’area. Analogamente scritte offensive e social network, che insieme raggiungono il 55% dei casi censiti al Centro-Nord, al Sud e nelle Isole rappresentano appena il 14% delle intimidazioni censite in quell’area.
I casi di minacce dirette e indirette che hanno visto coinvolte le donne sono stati il 18% del totale. Come nel 2021 social network e lettere, messaggi, telefonate minatorie rappresentano quasi la metà dei casi che hanno visto coinvolte amministratrici e dipendenti. Il 21% dei 326 casi censiti da Avviso Pubblico nel 2022 sono avvenuti in Comuni che in un passato più o meno recente sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose. Questi atti intimidatori hanno coinvolto ben 44 Comuni. Infine, il 45% dei casi censiti nel 2022 si è verificato in Comuni al di sotto dei 20mila abitanti. Il 34% in Comuni con oltre 50mila abitanti. Il restante 21% in Comuni tra i 20mila e i 50mila abitanti.



