Stiamo con l’orsa Amarena e la capretta, ma no ad un mondo a rovescio

lunedì, 4 Settembre 2023
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Nei giorni hanno fatto molto discutere, e hanno giustamente indignato, due gravi fatti di cronaca che hanno avuto per protagonisti degli animali.

Il caso che certamente ha fatto più rumore è stata l’uccisione dell’orsa Amarena a San Benedetto dei Marsi da parte di un allevatore del posto, il quale si è difeso sostenendo di aver aperto il fuoco e ucciso l’animale a fucilate per paura, dopo che questo si era introdotto nella sua proprietà. Eppure l’orsa passeggiava tranquillamente per il paese insieme ai suoi cuccioli e veniva fotografata e ripresa dalle persone. Oltre che indignazione per l’uccisione di Amarena si è subito creata apprensione per la sorte dei suoi cuccioli che stavano sempre con lei e che non sono ancora autosufficienti.

Pochi giorni prima un altro grave fatto aveva sconvolto l’opinione pubblica. Un gruppo di giovani di età compresa fra i 17 e i 22 anni nel corso di una festa di compleanno in un agriturismo di Anagni, si sono scagliati contro una capretta massacrandola di calci. Tutto il branco schierato intorno agli autori del gesto ad incitare la violenza contro l’animale indifeso, con tanto di filmato da mandare in rete.

Due brutte vicende che siamo tutti concordi nel condannare. Naturalmente, e non poteva essere diversamente, è partita una gogna mediatica e social nei confronti dei responsabili dei fatti. L’allevatore che ha sparato all’orsa Amarena vive da giorni sotto protezione perché le forze dell’ordine temono possa rischiare un linciaggio, ed è oggetto di minacce di morte, insulti pesanti, offese di ogni tipo, un odio che pare essersi esteso anche ai danni dei suoi familiari, responsabili soltanto di essere parenti del “mostro”. Un gruppo di animalisti avrebbe diffuso via social l’identità dell’aggressore con tanto di indirizzo, al punto che si è anche pensato di organizzare una manifestazione di protesta davanti all’abitazione dell’uomo. Manca soltanto la taglia sulla sua testa, ma di questo passo non è escluso che arrivi, o che qualcuno possa sentirsi in dovere di vendicare l’orsa. Da qui la necessità di garantire la sua incolumità da parte delle autorità, ma anche degli amici dell’uomo che lo difendono e lo descrivono come una brava persona. Stesso discorso per i ragazzi che hanno ucciso la capretta ad Anagni, e qui la cosa che fa più orrore è stato sicuramente ascoltare alcuni genitori giustificare i propri figli, cercando di ridurre tutto ad una semplice bravata. “Quante storie per una capra che era pure già morta” avrebbe detto uno di questi, e tanto basterebbe a spiegare perché poi certi figli crescono così, peggio delle bestie è proprio il caso di dire.

Ora, lo ripetiamo, non esistono giustificazioni che tengano, i responsabili di questi gesti vanno perseguiti e puniti dalla legge come meritano. Ma le gogne mediatiche e i processi sommari sono quanto di più inaccettabile possa esistere in una società che si definisce civile. Nessuno intende dire che la vita di un animale non debba avere alcun valore, però è un dato di fatto di come sempre più spesso ci si indigni molto di più per le violenze ai danni degli animali che delle persone. E’ capitato in passato che ad esempio branchi di ragazzi si siano scagliati contro soggetti disabili senza che nessuno si sia sentito in obbligo di organizzare manifestazioni o di minacciare pesantemente gli autori del gesto come sta avvenendo in questi giorni.

E quando a maggio un orso ha ucciso il runner di 26 anni Andrea Papi in Trentino mentre correva nei boschi, paradossalmente la maggioranza dell’opinione pubblica si è mobilitata per difendere l’animale dal rischio di essere abbattuto, fino ad arrivare a sostenere che in fondo la vittima se l’era cercata perché era stato lui ad invadere il territorio dell’orso e a spaventarlo. Invece nel caso dell’uomo che ha sparato all’orsa Amarena, non esistono attenuanti, non vi è alcuna possibilità di difesa, può esserci soltanto tanta rabbia e legittimo odio, perché, come ha scritto qualcuno sui social sta ancora a piede libero e non l’hanno neanche arrestato.

Altro dettaglio curioso: negli stessi giorni dell’uccisione dell’orsa, sono morti cinque giovani operai travolti da un treno mentre stavano effettuando dei lavori di manutenzione sulle rotaie della stazione di Brandizzo; eppure incredibilmente, facendosi un giro sul web, tutti a parlare dell’orsa e pochi a preoccuparsi dell’ennesima tragedia sul lavoro, costata la vita a cinque persone. Tutti a chiedere giustizia per Amarena, pochi o nessuno per quegli operai forse vittime di un banale errore di comunicazione.

Anche questo è un esempio di mondo a rovescio, e non c’entra nulla l’amore per gli animali. Si possono amare i cani, i gatti, i canarini, le tartarughe, gli orsi, ma non è accettabile che la loro vita possa essere considerata più preziosa di quella di un essere umano, al punto da essere diventati tutti garantisti quando c’è da difendere il pitbull che azzanna il bambino o l’orso che uccide il runner, e poi arrivare a pretendere la pena di morte o il linciaggio pubblico per chi uccide o fa del male ad un animale. Forse è il caso di ristabilre un sano equilibrio che faccia rima soprattutto con il buon senso.

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