Centro di gravità. Il brand di Renzi non inganni. Ecco cosa c’è dietro

mercoledì, 6 Settembre 2023
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A questo punto la domanda è scontata e logica: per caso qualcuno riesce a capire la differenza tra Il Centro e il Terzo Polo?

Una prima semplice risposta potrebbe essere quella che si riferisce alla natura psichica dei due “fratelli-coltelli”, alias gemelli separati dalla nascita, oppure uguali e contrari: Renzi e Calenda. I quali forse scontenti per il “discreto” risultato ottenuto alle scorse politiche (il 7,8%), hanno ritenuto di divorziare, per ragioni francamente incomprensibili, di lana caprina (i soldi, i gruppi parlamentari, le procedure per arrivare al congresso costituente etc). E poi, come noto, sono volati stracci coperti però, da un lessico gentile, educato e dolcemente polemico. Un po’ per non assomigliare ai populisti, beceri, incompetenti, e un po’ perché non si sa mai nella vita (la politica è l’arte del reale possibile).

Ulteriore passaggio: il Terzo Polo a sua volta, fino a poco tempo fa, era formato da Azione e da Italia Viva. E qui, corre l’obbligo di una seconda risposta. I due leader, prima uniti, ora divisi, giocano in fondo la stessa partita: una tattica, un’altra politica.
Quella tattica, consiste nel diversificare la strategia dei loro rispettivi partiti (appunto Azione e Italia viva), fondando alla vigilia delle varie competizioni elettorali liste di più ampio respiro: il già citato “Terzo Polo” alle politiche e ora, per quanto riguarda Renzi, il Centro. Definito “brand” in omaggio alla moda marketing trasversale.

Resta da vedere se Calenda, dal canto suo, per replicare, escogiterà un nuovo nome per la sua lista alle europee, che sarà altrettanto di “ampio respiro”.
E la partita politica, attiene al disegno di rappresentare vari spezzoni e segmenti moderati a destra (forzisti, cattolici), e a sinistra (dem contrari alla linea della Schlein).

E come hanno pensato e pensano ancora di poterli avvicinare e aggregare? Sparigliando i giochi, dando il classico colpo al cerchio e alla botte; cerchio governativo (della serie, quando la Meloni azzecca le scelte va detto), e botte d’opposizione (contestando politiche considerate sbagliate).
Una filosofia che già è stata sperimentata alle amministrative, dove i gemelli diversi, si sono presentati o con la destra, o con la sinistra, o da soli.
Ma ora il divorzio non sembra potersi più ricomporre. Renzi si è ufficialmente candidato alle europee e ha lanciato l’ennesima lista inclusiva, affermando che la funzione della sua Italia viva non cessa. Anzi.

Ma il centro, morta l’epoca della Dc, qual e quale potrà mai essere? Ci hanno provato in tanti. Fallendo. Colpa pure del sistema elettorale che non consente distinguo. Oggi ciò che resta dei cespugli cattolici, moderati e ulivisti deve scegliere da che parte stare. Difficile, per il momento, che ci possa essere un fronte numericamente consistente di delusi grillini, nostalgici del Pd renziano, ex-azzurri, cattolici in libera uscita, capaci di costituire un nuovo zoccolo duro.

Anche perché continua a non capirsi la differenza tra Renzi e Calenda sul piano culturale. Il secondo ieri, al Corriere della sera, ha detto che pensa ai liberali, ai riformisti e ai popolari. Tradotto, la stessa “maggioranza Ursula” cui allude l’ex sindaco di Firenze, come ricetta per Bruxelles.

Per non parlare poi, dello sbarramento del 4%, che sarà un ostacolo non da poco per entrambi.
Vuoi vedere che fatte le prove tecniche di divorzio, i due contrarranno nuove nozze alle politiche future?
Con un compito intermedio: Renzi rosicchierà a destra, e Calenda a sinistra. Con un rischio: a forza di giocare si rischia di essere giocati.

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