Riad favorita per Expo 2030, ma Roma in rimonta

mercoledì, 6 Settembre 2023
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Expo

Una volta tanto il sistema-Italia sembra unito e, soprattutto, compatto. Sulla candidatura di Roma a ospitare Expo 2030 aleggia un’atmosfera da concordia nazionale. E’ quanto emerso dall’ultimo incontro organizzato dalla Fondazione Roma Expo nella cornice del Maxxi, il Museo delle arti del XXI secolo, gioiello architettonico della Capitale firmato da Zaha Hadid. Da pochi giorni si è aperta di fatto la campagna elettorale per aggiudicarsi l’Esposizione universale del 2030 che la Capitale italiana vorrebbe realizzare a Tor Vergata, l’area a sud che sarebbe pertanto riqualificata. D’altronde l’importante eredità urbanistica lasciata a Milano dall’Expo del 2015 è un esempio lampante.

Il prossimo 28 novembre i 170 Paesi membri del Bureau international des expositions sono chiamati al voto finale a Parigi. Dentro o fuori, pertanto le prossime settimane saranno intense per quel che concerne l’attività diplomatica. «La nostra agenda da qui a novembre prevede varie occasioni bilaterali e multilaterali, in giro per il mondo, come l’Assemblea generale dell’Onu, eventi a margine dei vertici Fao, due vertici con America Latina e Africa organizzati dalla Farnesina – spiega l’ambasciatore Massolo, presidente del Comitato promotore Roma Expo 2030 – chi dice che la partita sia persa ha torto, è ancora aperta».

L’Arabia Saudita. Le avversarie di Roma sono Riad, capitale araba, e Busan, città portuale della corea del Sud. La candidatura di Odessa, per ovvie ragioni è saltata da tempo. Ma la rivale principale, manco a dirlo, è l’Arabia Saudita, un Paese che ormai compete su tutto, disponendo di risorse economiche illimitate, come dimostrano l’accaparramento di decine di rassegne internazionali e l’acquisizione dei più quotati calciatori del pianeta per fare del campionato di calcio locale una delle superleghe più importanti e attraenti. Tuttavia, secondo Massolo, l’Italia ha dalla sua parte la forza di un grande Paese europeo, con partnership durature e collaborazioni non episodiche. «Noi riteniamo, da qui al 28 novembre, di poter acquisire non solo consensi, ma di far cambiare qualche idea e far uscire dall’indecisione i moltissimi Paesi indecisi».

Nella campagna elettorale è impegnato tutto il sistema Paese, dalle università con i centri di ricerca alle principali imprese italiane. «Sulla candidatura di Roma c’è unità nazionale, c’è un’immagine potente di condivisione, si candida la Capitale, la Città eterna, ma si candida anche un Paese intero ed è questo il valore aggiunto», riflette la vicepresidente della Regione Lazio, Roberta Angelilli. Dello stesso avviso anche il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, esponente del Partito democratico, principale forza di opposizione al governo nazionale, che ha garantito sintonia col governo. «Tutti stiamo svolgendo impegni diplomatici a tutto campo, siamo in una grande campagna elettorale. Il sistema Paese è compatto e non manca di sottolineare, a tutti gli interlocutori, che il nostro è il progetto più forte, più credibile, più coerente con gli obiettivi dello sviluppo sostenibile».

Per le prossime settimane il programma di eventi è serrato. «La nostra agenda – spiega Massolo – prevede varie occasioni bilaterali e multilaterali, in giro per il mondo, come l’Assemblea generale dell’Onu, eventi a margine dei vertici Fao, due vertici con America Latina e Africa organizzati dalla Farnesina».

Risiko. E’ chiaro che l‘acquisizione dei voti per vincere la sfida di Parigi sia un risiko di carattere geopolitico e lobbistico. Roma auspicherebbe il sostegno in blocco dei Paesi europei, ma poiché il voto è segreto potrebbe accadere che in prima battuta si creino geometrie variabili e trasversali. La contesa per conquistare i voti dei delegati dei 179 Paesi, tra un focus sulla rigenerazione urbana e uno sulla sostenibilità ambientale, sarà febbrile fino all’ultimo giorno.

I tre masterplan delle città candidate sono stati presentati per l’ultima volta ai delegati del Bie, con 20 minuti a disposizione per ciascuna candidatura. Non è un mistero che un Paese nevralgico come la Francia influenzerà diversi delegati a partire dai 70 che vivono e lavorano a Parigi sede del Bureau anche perché l’Eliseo sosterrà (con la Grecia) il progetto saudita, almeno al primo turno delle votazioni e potrebbe condizionare anche le scelte di parte del Maghreb e del centro Africa. La stessa Giorgia Meloni è stata chiara: «Con Macron non abbiamo discusso dell’Expo, mi pare che la Francia abbia da tempo dato il proprio appoggio a Riad. Non mi permetto di giudicare, noi ci concentriamo su chi non ha ancora espresso le proprie preferenze».

Da parte sua l’Italia ha incassato il sostegno di Stati uniti e Brasile, mentre ferve il dibattito sui diritti umani, che potrebbe spostare l’ago della bilancia verso Roma. Con una lettera inviata al Bureau International des Expositions 12 Ong si sono schierate contro la candidatura di Riad definendola «uno schiaffo in faccia alla tutela dei diritti umani». Al momento l’Arabia Saudita vanta ancora un largo sostegno ed è data per vincente, ma la pressione della stampa internazionale per una risposta ufficiale alla lettera delle 12 Ong e le perplessità espresse sull’eventuale vittoria dei sauditi, potrebbero spostare gli equilibri. E a Roma, a quanto si apprende, si aspettano quella risposta.

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