Tor Bella Monaca, dove la sinistra già fallì

venerdì, 8 Settembre 2023
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Lo Stato ieri ha mostrato i muscoli con un massiccio blitz delle forze dell’ordine a Tor Bella Monaca, quartiere ad est del grande raccordo anulare della Capitale, dove la settimana scorsa è stato compiuto un attentato ai danni del sacerdote antimafia don Antonio Coluccia, impegnato in prima linea nel contrasto allo spaccio di droga che dilaga nella zona.

La sinistra ha parlato di operazione spot, di pura propaganda, sostenendo che non è soltanto con i blitz della polizia che si può pensare di risolvere i problemi. Accade sempre così; se è la sinistra a schierare esercito e militari allora è la prova che lo Stato c’è e si riprende gli spazi occupati dalla criminalità, se invece è la destra ad usare il pugno duro è tutta fuffa, sono mere azioni dimostrative, effetti ottici utili ad impattare sull’opinione pubblica.

E’ vero, probabilmente non basteranno le retate a Tor Bella Monaca per ripristinare la legalità, perché la sfida in questo caso è soprattutto di tipo sociale e culturale. Ma per onestà va anche detto che il quartiere paga anni e anni di politiche fallimentari che hanno avuto per protagonista anche e soprattutto la sinistra, che a Roma ha amministrato svariate volte a cavallo fra gli anni 70 e 80 e poi ripetutamente negli ultimi trent’anni.

A Tor Bella Monaca innanzituitto è stata persa la sfida sociale; quel quartiere è servito per snellire le graduatorie della case popolari, costruendo enormi palazzoni da 20 piani, veri e propri serpentoni dove concentrare le persone in massa, come dentro un alveare. Solo che dopo aver realizzato i palazzi e avervi trasferito le famiglie bisognose di alloggi popolari, le stesse sono state lasciate senza servizi e cosa ben peggiore senza lavoro. E naturalmente in un contesto di povertà, disoccupazione, emarginazione è scontato che poi la delinquenza proliferi e diventi l’occupazione principale (e questo ovviamente senza alcuna volontà di giustificare chi commette reati con l’attenuante del bisogno e della sussistenza economica). E non soltanto con riferimento allo spaccio di droga che è l’attività criminale più diffusa, ma anche al racket delle occupazioni. Oggi molte case ed esercizi commerciali sono occupati abusivamente in quella che è diventata una vera e propria guerra fra poveri.

Secondo punto, lo sviluppo urbanistico dell’area è stato un completo disastro. Le cosiddette torri formate da 15/20 piani con un’infinità di condomini e chilometrici corridoi con decine di appartamenti e siminterrati, scale e sottoscale, si sono rivelati dei perfetti ritrovi per lo spaccio degli stupefacenti anche grazie alla presenza di cortili interni e ben nascosti. Palazzi che una volta costruiti sono stati per lo più abbandonati all’incuria e al degrado, senza la benchè minima manutenzione. Il quartiere doveva essere dotato di servizi autonomi ed essere integrato con la città, cosa che invece non è accaduta. Tor Bella Monaca ha finito con il diventare un vero e proprio ghetto, una sorta di corpo estraneo al resto della Capitale e così è percepita dai suoi abitanti. E questo ha prodotto nei residenti un inevitabile senso di emarginazione, abbandono e purtroppo anche di rassegnazione, con i cittadini, la maggior parte dei quali sicuramente onesti, che hanno finito con l’assuefarsi al degrado e all’illegalità. E pur non essendo parte integrante del giro dello spaccio, hanno finito con il convivere con questa realtà adeguandosi alle leggi dei clan, quasi nella convinzione che non sia possibile cambiare tutto ciò. Certo, fa male leggere sui giornali di una presunta indifferenza del quartiere tanto nei confronti dell’attentato contro don Coluccia che dell’operazione anti criminalità di ieri. Ciò vuol dire che c’è sicuramente molto da lavorare per recuperare la fiducia di una comunità che finora ha conosciuto soltanto disinteresse e sfiducia verso lo Stato e le Istituzioni.

Terzo punto: nel corso degli anni si è sempre parlato di lotta al degrado e alla criminalità, ma le ricette non hanno funzionato. Ad iniziare dalla risposta culturale che fu il tratto distintivo della giunta Veltroni. Ricordate quanta enfasi quando fu realizzato il teatro di Tor Bella Monaca con la direzione affidata a Michele Placido? Si disse che la cultura, l’arte, la bellezza avrebbero sconfitto l’illegalità. Dotare il quartiere di uno spazio culturale frequentato da attori di rilevanza nazionale, con l’istituzione di corsi e spettacoli dal vivo fu senza dubbio un’ondata di novità per la borgata, ma fu anche purtroppo un fuoco di paglia, perché dopo l’iniziale attivismo, gradualmente la risposta culturale si è rivelata del tutto inefficace. E’ sicuramente vero che la cultura può essere un antidoto contro il degrado e l’illegalità, ma è altrettanto ovvio che da sola non può bastare e Tor Bella Monaca ne è l’esempio.

Sarebbe necessario tornare indietro nel tempo e cancellare tutti gli errori che sono stati compiuti, non soltanto a Roma ma anche a Napoli e in tutte quelle città dove hanno finito per costituirsi delle vere e proprie “zone franche” controllate dai clan, dove l’attività principale è purtroppo costituita dal traffico di droga, dalla prostituzione, dalle attività criminali, piccole e grandi. Ma ciò non è possibile, e nessuno ovviamente possiede la bacchetta magica per cambiare la situazione in un giorno.

Ma la prima cosa da fare è soprattutto ristabilire l’autorità dello Stato perché è impensabile che interi quartieri possano vivere al di fuori della legge e in costante violazione del codice penale, dove a dettare le regole è la legge dei clan. E allora ben vengano i blitz, le retate, gli arresti, i sequestri, i rastrellamenti casa per casa se questo è necessario, perché la prima cosa da fare in questi contesti è disabituare le persone alla normalità facendo capire loro che lo spaccio di droga nel cortile o negli scantinati del palazzo non è la quotidianità con cui convivere, ma un reato da combattere che deve indignare e incitare alla ribellione. Ma questo può avvenire soltanto se lo Stato sarà realmente in grado di dimostrare di essere presente e soprattutto capace di dare quelle risposte di cui la gente onesta ha bisogno. E’ indispensabile sconfiggere paura e rassegnazione, riportando ordine nelle assegnazioni degli alloggi, sgomberando gli abusivi, intensificando la presenza di polizia, carabinieri, finanza ed esercito se serve, e poi investire nel rilancio urbanistico, sociale e culturale. E’ su questa sfida che si misurerà la capacità della destra di essere diversa dalla sinistra.

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