Il razzismo ti fa perdere il lavoro. Non solo in Formula Uno

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Sospensione con effetto immediato, patibolo mediatico e non pochi problemi con gli sponsor. Il nuovo scivolone “razzista” in Formula Uno è firmato Red Bull Racing. Più nello specifico, porta il nome di Helmut Marko. Ex pilota, oggi consulente della scuderia austriaca casa del pluricampione Max Verstappen.

Parlando del messicano Sergio Perez, reduce da un periodo difficile e segnato da una preoccupante serie di delusioni, Marko si è lasciato scappare la dichiarazione fatale: “Ricordiamoci che è sudamericano e quindi la sua testa non è concentrata come quella di Max Verstappen o Sebastian Vettel “.

Non è la prima e non sarà l’ultima, di scivoloni sulla griglia se ne verificano in continuazione. La direzione presa dallo sport però, è sempre più definita. Tolleranza zero. Da parte di tutti, verso tutti. Una questione morale, certo, ma nel nuovo mondo sensibile ed inclusivo, la questione economica non è da trascurare.

Basta tornare indietro di un anno, nel Giugno 2022, quando un promettente giovane pilota di casa Red Bull ha visto il suo sogno di una vita infrangersi di fronte a lui. La causa? Un’ingenua ma fatale parola razzista fuggita dalle labbra del pilota estone durante una live stream. Nel 2021 toccava invece all’ex campione brasiliano Nelson Piquet. indifendibile. Aveva chiamato “negrito” Lewis Hamilton, per lui una maxi ammenda dal valore di 900 mila euro.

Certo, la dichiarazione del consulente Red Bull veste abiti più dignitosi, ma sul piano mediatico, nonostante il pronto intervento della scuderia, l’errore si sta facendo pagare caro. I post della scuderia sono invasi da commenti che promuovono un nuovo hashtag creativo: #RedbullRacist. Una scossa violenta alla stabilità dell’attuale colosso dello sport. Anche le scuse, che Marko ha prontamente rilasciato alla stampa a seguito dell’accaduto, sono state spazzate via senza esitazione.

La formula Uno è uno sport complesso, dove un vantaggio di qualche centesimo di secondo può valere milioni di euro in innovazione. Il ruolo rivestito dagli sponsor in questi casi diventa fondamentale ed il malcontento di questi ultimi può costare un campionato mondiale. Nella nuova economia mondiale, inclusione, rispetto e compostezza sono diventati elementi imprescindibili. Una dichiarazione fuori posto, conduce in maniera sempre più automatica alla condanna, eppure di anno in anno la storia si ripete. A questo punto, il sistema tolleranza zero è diventato prassi, ma tra i fan dello sport c’è chi ritiene la risposta decisamente eccessiva.

A Singapore, prossima tappa del campionato del mondo di F1, il burattinaio di casa Red Bull ha dichiarato che parlerà “solo di questioni sportive” e che si rifiuterà di commentare l’accaduto. Sabbia sulle fiamme il più presto possibile, la strategia per salvare l’immagine del marchio passerà quindi per il silenzio imposto al dirigente austriaco, ma sui social la tempesta continua.

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